Archivio di giugno 2007

L’appello. Politici e intellettuali di tutta Italia si mobilitano dopo l´intervento dello scrittore Camilleri

venerdì, 8 giugno 2007

“Salvate il Val di Noto dalle trivelle” più di 20.000 adesioni su Repubblica.it

Dal nostro inviato – Noto – Le trivelle, per ora, non ci sono nella campagna a due chilometri da Noto, fra la riserva di Vendicari e la villa romana del Tellaro. Bloccate dal ritrovamento di reperti archeologici in questo terreno coperto da vigneti, dove la Panther Oil dovrebbe avviare le ricerche petrolifere autorizzate dalla Regione. A far rumore è il pubblico invito di Andrea Camilleri, che dalle pagine di Repubblica ha chiesto di fermare i petrolieri texani che hanno ottenuto le 19 concessioni nel Val di Noto. E a far rumore è soprattutto il numero delle adesioni all´appello dello scrittore siciliano: in serata erano oltre 22 mila le firme sul sito di Repubblica.it. Quelle di deputati nazionali (il verde Angelo Bonelli, Enzo Bianco, Franco Piro, Francesco Ferrante e Rino Piscitello della Margherita), di altri politici e intellettuali come Rita Borsellino, il presidente della commissione italiana per l´Unesco Gianni Puglisi, il preside di Farmacia alla Sapienza Franco Chimenti, e ancora Corrado Stajano, Giovanna Borgese, Michele Luminati, Patrizia D´Onofrio. Dalla Sicilia, no alle trivelle da Ds e Alleanza nazionale.
Un movimento d´opinione che si oppone a quella che viene ritenuta un´aggressione a uno dei «patrimoni dell´umanità» dell´Unesco. Fabio Granata, di An, ex assessore regionale ai Beni culturali e padre di questa battaglia, chiede, come pure Legambiente, che la Soprintendenza «ponga un vincolo paesaggistico su tutto il Val di Noto». Granata, d´altronde, ha visto fallire tutti i tentativi di bloccare le concessioni alla Panther: dopo l´autorizzazione firmata dall´allora assessore all´Industria Marina Noè, la giunta regionale sospese due anni fa i permessi. Ma il Tar ha annullato tutto.

Ieri la Regione ha fatto risentire la sua voce. L´assessore ai Beni culturali, Nicola Leanza, annuncia che la giunta si occuperà subito del problema: «Qualsiasi attacco al nostro patrimonio va fermato». E si fanno sotto i sindaci: Corrado Valvo (An), da Noto, e Piero Torchi (Udc), da Modica, si oppongono con dodici colleghi al progetto della Panther. Difeso invece da Nicola Piazza, rappresentante legale della società: «Anche grandi intellettuali come Camilleri sono caduti nella trappola delle falsità. Nessuno si è accorto che colossi come l´Eni già operano a due passi da Noto?». Il dibattito è aperto. E il comitato “no triv” prepara una protesta per il 18 giugno, quando Prodi inaugurerà la cattedrale di Noto dopo dieci anni di restauro. Uno striscione sollevato da palloncini colorati si alzerà per dire no alle trivelle nella culla del barocco.

Emanuele Lauria

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In difesa del Val di Noto

venerdì, 8 giugno 2007

I milanesi come reagirebbero se dicessero loro che c’è un progetto avanzato di ricerche petrolifere proprio davanti al Duomo? Rifarebbero certo le cinque giornate.

E i veneziani, se venissero a sapere che vorrebbero cominciare a carotare a San Marco?

E i fiorentini, sopporterebbero le trivelle a Santa Croce?

I rispettivi abitanti che ne direbbero di scavi per la ricerca del petrolio a Roma tra i Fori imperiali e il Colosseo, a piazza Di Grado a Genova, sulle colline di Torino, a piazza delle Erbe, a piazza Grande, lungo le rive del Garda?

Non si sentirebbero offesi e scempiati nel più profondo del loro essere?
Ebbene, in Sicilia, e precisamente in una zona che è stata dichiarata dall’Unesco “patrimonio mondiale dell’umanità”, il Val di Noto, dove il destino e la Storia hanno voluto radunare gli inestimabili, irrepetibili, immensi capolavori del tardo barocco, una società petrolifera americana, la “Panther Eureka”, è stata qualche anno fa autorizzata, dall’ex assessore all’industria della Regione Sicilia, a compiervi trivellazioni e prospezioni per la ricerca di idrocarburi nel sottosuolo. In caso positivo (positivo per la “Panther Eureka”, naturalmente) è già prevista la concessione per lo sfruttamento dell’eventuale giacimento.

In parole povere, questo significa distruggere, in un sol colpo e totalmente, paesaggio e storia, cultura e identità, bellezza e armonia, il meglio di noi insomma, a favore di una sordida manovra d’arricchimento di pochi spacciata come azione necessaria e indispensabile per tutti. E inoltre si darebbe un colpo mortale al rifiorente turismo, rendendo del tutto vane opere (come ad esempio l’aeroporto Pio La Torre di Comiso) e iniziative sorte in appoggio all’industria turistica, che in Sicilia è ancora tutta da sviluppare.

Poi l’inizio dei lavori è stato fermato, nel 2003, dal Governatore Cuffaro su proposta dell’allora assessore ai Beni Culturali Fabio Granata, di Alleanza nazionale, in prima fila in questa battaglia.

Ma è cominciato quel balletto tutto italiano fatto di ricorsi all’ineffabile Tar, rigetti, annullamenti, rinnovi, sospensioni temporanee, voti segreti, vizi di forma e via di questo passo ( ma anche di sotterranee manovre politiche che hanno sgombrato il campo dagli oppositori più impegnati).

E si sa purtroppo come in genere questi balletti vanno quasi sempre tristemente a concludersi da noi: con la vittoria dell’economicamente più forte a danno degli onesti, dei rispettosi dell’ambiente, di coloro che accettano le leggi. E i texani, dal punto di vista del denaro da spendere per ottenere i loro scopi, non scherzano.

Vogliamo, una volta tanto, ribaltare questo prevedibile risultato e far vincere lo sdegno, il rifiuto, la protesta, l’orrore (sì, l’orrore) di tutti, al di là delle personali idee politiche?

Per la nostra stessa dignità di italiani, adoperiamoci a che sia revocata in modo irreversibile quella contestata concessione e facciamo anche che sia per sempre resa impossibile ogni ulteriore iniziativa che possa in futuro violentare e distruggere, in ogni parte d’Italia, i nostri piccoli e splendidi paradisi. Nostri e non alienabili.

di ANDREA CAMILLERI

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Fermiamo la trivellazione petrolifera in Val di Noto: firma anche tu!

giovedì, 7 giugno 2007

Il Val di Noto è la zona dove sono nato e cresciuto, una delle più belle e ancora incontaminate della Sicilia, un gioiello di inestimabile valore paesaggistico, artistico e culturale.

Basti pensare ai capolavori architettonici del Barocco di Noto e di tutta la provincia di Ragusa (Modica, Ragusa Ibla…)

Per intenderci è la zona che fa da set cinematografico alla serie televisiva del Commissario Montalbano.

Adesso vogliono farci delle trivellazioni petrolifere (una società texana).
Non entro qui nel merito delle responsabilità politiche della scelta scellerata, altrimenti rischio una querela, ma pubblico solo l’articolo che appare oggi su Repubblica, ad opera dello scrittore Andrea Camilleri.

Se andate sul sito di Repubblica, c’è una pagina apposta per la raccolta delle firme per bloccare questo disastro.

Se andate in fondo alla pagina segnata sul link trovate i campi da compilare per aderire alla petizione.

Sul sito di Arcoiris TV è possibile scaricare gratuitamente un bel documentario “13 Variazioni su un tema barocco, Ballata ai petrolieri in Val di Noto” che è stato interamente autoprodotto dagli abitanti della zona.

Dal sito Arcoiris TV: “Nel marzo 2004 l’Assessore all’Industria della Regione Siciliana autorizza quattro giganti del petrolio ad effettuare ricerche di idrocarburi in quattro zone differenti della Sicilia. Una di queste è il Val di Noto, nella Sicilia sud-orientale, talmente bello e culturalmente importante da essere inserito nella World Heritage List dell’UNESCO.
Questo film-inchiesta racconta la storia della gente del Val di Noto che da due anni si oppone con determinazione a questo progetto di devastazione.
Un film-inchiesta che agli strumenti giornalistici affianca quelli sensoriali: 13 variazioni di tema su un territorio che deve rimanere Patrimonio di tutti e non bottino di alcuni.”

Fonte

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