
Ieri è stata la volta di Walter Veltroni. Anche l’ex leader del Pd ha voluto spiegare come stanno le cose sulla vicenda Fini a quelli della sua parte che avrebbero deciso di puntare sul presidente della Camera per la loro disperata ossessione antiberlusconiana. No, ha detto Veltroni, «non facciamo confusione su questo». Il riferimento va alla confusione degli ultimi giorni e che, secondo lui, ha danneggiato anche Fini, il quale – a detta del candidato premier del centrosinistra alle ultime politiche – sta dall’altra parte, è di destra, e fa la sua battaglia per affermare una linea alternativa alla deriva populista e plebiscitaria. Più o meno quello che, sempre ieri, scriveva anche Michele Serra, definendo «sciocchi» quelli che chiamano «compagno» il presidente della Camera, «non accorgendosi – annota il giornalista – che Fini è più di destra di loro». Anzi, ribatte Serra, quella di Fini è una battaglia che punta esplicitamente «alla sopravvivenza della destra».
Purtroppo – leggiamo sul Venerdì di Repubblica – l’approccio politico-culturale di Longanesi e di Montanelli «è stato sostituito (sugli stessi giornali) da un tifo sguaiato da popolino che smania per il Capo». Gli insulti contro Fini non avrebbero alcun bisogno di essere prezzolati, essendo secondo Serra l’espressione di umori e che attestano solo la “tifizzazione” della società italiana. Ragion per cui, conclude, «siamo costretti a tifare Fini, non perché siamo di sinistra, ma perché siamo italiani, e di una destra migliore avremmo bisogno». Tutti. È d’accordo anche Aldo Cazzullo, che su Sette rilancia: «Sarebbe un grave errore sottovalutare Fini, come fanno quasi tutti». Il punto, spiega, non è quanti parlamentari ha al momento ma la sua capacità attrattiva nei confronti della società civile. Come a dire, attenzione a interpretare gli ultimi eventi in termini di manovre di Palazzo e dietrologie. «Se si aprirà – conclude Cazzullo – ai giovani non garantiti, ai tartassati dal fisco, ai portatori di saperi scientifici, economici, culturali, il discorso potrebbe cambiare». Capito?
Luciano Lanna – Dal Secolo d’Italia
Tag: Gianfranco Fini, Pd, Pdl, Vittorio Feltri, Walter Veltroni
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Riprendo il passaggio del Presidente Fini quando accennava al tradimento che annovera tra gli amici e non tra i nemici (o meglio avversari politici), bene nella direzione molti in cuore loro si saranno sentiti chiamare in causa ecco il perchè di tanti visi vitrei e di tanto silenzio, dispiace che Berlusconi non l’abbia capito. Chi si batte per una Destra moderna viene tacciuto di tradimento,,,,,,,,bisogna continuare a lottare.
sono d’accordo con fini
tutti i sinistri. bene e la strada giusta, spero che lo veteranno i sinistri.
“Fini è di destra. Ditelo anche a Feltri”
Beh si potrebbe anche spudoratamente mentire, il problema non è dirlo a feltri ma convingere gli elettori…. siete alla frutta, sono impaziente nel vedere i numero di questo PDL SICILIA e/o PARTITO DEL SUD.
Ma come mai si cita sempre a sproposito(come e’ uso fare da Travaglio)Indro Montanelli?
Lui disse testualemte”Che Fini voglia rifare il fascismo non ci credo ma,che voglia fare un partito democratico,ci credo ancora meno.”
In questo concordo con Fabio,non e’ colpa di Feltri,di Belpietro o di altri se Fini non ha molti estimatori,specie nel centronord,oltretutto uno che ha avviato una polemica cosi’ velenosa all’indomani di una vittoria elettorale non solo non e’ comprensibile dagli elettori ma,in lui e’ impossibile riporre fiducia nel futuro,cio’ che porta e’ solo una reiterazione a destra delle politiche radical-chic che hanno fallito in tutta Europa,il popolo bue della prima repubblica e’ roba vecchia,allora si era costretti a votare DC perche’ le alternative(tranne qualche partito alleato minore)erano rappresentate da partiti di matrice comunista e neofascista,e si subiva,malvolentieri a volte,le castronerie del partito-chiesa ma,era il male minore,ora gli elettori vogliono scelte nette e precise,non certo un nuovo partito-chiesa,magari alleato di qualche partito-moschea……….
“Sta sbagliando tutto Fini, sta distruggendo quello che ci aveva fatto credere di voler costruire. Ed è penoso lo spettacolo degli ex-An che firmano documenti contrapposti, a favore e contro il leader a cui tutto sommato devono le loro carriere. Ma è davvero senza prospettiva quella di chi, arrivato al vertice della Camera, anzichè estraniarsi dal prendere parte nel conflitto politico come si converrebbe alla terza carica dello Stato, diventa invece egli stesso parte, anzi particina. Ha fatto nominare centocinquanta parlamentari, gliene sono rimasti affianco una cinquantina.”
F.S.
non ho altro da aggiungere.
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