Archivio di novembre 2011

Fli:militanza attiva e partecipazione politica.

martedì, 29 novembre 2011

 Cosi come dopo l’assemblea costituente di Milano ci eravamo ripromessi,entro l’anno avremo celebrato (con qualche rara e motivata eccezione)l’intera stagione congressuale e ratificato la elezione di centinaia e centinaia di Presidenti di circolo e responsabili di quasi tutte le grandi città,province e regioni attraverso la partecipazione di quasi centomila iscritti.

In poco più di 1 anno,senza mezzi economici se non quelli messi a disposizione direttamente da noi, questo rappresenta un risultato straordinario e segna un’altra tappa di quella lunga navigazione o marcia nel deserto che abbiamo intrapreso per tenere ben alta la Bandiera delle nostre Idee e dei nostri valori.

Una cosa e’certa:la partecipazione, attraverso la libertà piena di adesione al partito attraverso il tesseramento,e’stata garantita in modo trasparente e assoluto . Abbiamo quindi la” struttura partito” pronta per rafforzare in modo adeguato e organizzato l’azione politica di Futuro e libertà,radicandola sul territorio e facendo partire una nuova fase aggregativa e costituente per il nostro movimento di patriottismo repubblicano. Questo mi sembra essere un importante punto di partenza e dobbiamo rapidamente sciogliere gli ultimi nodi che riguardano singole città o aree geografiche circoscritte. Nonostante questo enorme lavoro dobbiamo essere capaci di ascoltare le critiche e le segnalazioni che arrivano dal territorio ma ricordando sempre a tutti che nei movimenti politici si sta’dentro le dinamiche e le eventuali alternative si costruiscono con l’impegno e la militanza anche attraverso,quando e’inevitabile,il conflitto interno.

Bisogna in una parola bandire per sempre la logica del “allora me ne vado”,logica che non fa’parte della politica ma dei giochi infantili. Anche le “migliori ragioni”se restano rancorose analisi o asettiche prese di posizione in rete,finiscono non solo per non incidere ma a volte anche a far “rivalutare”le peggiori.

Da domani consapevolezza,militanza e partecipazione attiva per disegnare un partito sempre più all’altezza dei nostri sogni e delle nostre speranze.

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Granata al Riformista. Cittadinanza immigrati:” Pdl bloccato dai tatticismi”

giovedì, 24 novembre 2011

 Fli non molla sulla cittadinanza ai bambini figli di immigrati e, dopo il nuovo intervento del Capo dello Stato Giorgio Napolitano a sollecitare nuove regole in materia, rilancia in Parlamento la vecchia proposta SarubbiGranata.

Onorevole Fabio Granata, come rilanciate la vostra proposta?

In realtà, già in occasione del primo intervento del Quirinale, avevamo consegnato una nota a Giorgio Napolitano in proposito. E il Capo dello Stato ora ha detto una parola definitiva e condivisa dalla maggioranza del Paese, glielo assicuro, su una questione di civiltà come questa. Ora riproponiamo il testo che ho firmato insieme con il collega del Pd, Andrea Sarubbi, ma solamente nella parte che riguarda i bambini nati in Italia. Che, sia chiaro, devono essere figli di immigrati regolari che vivono qui da almeno cinque anni. Insomma, chi parla di Lampedusa come una sala parto, sta facendo solamente demagogia. Proponiamo uno “ius soli” temperato che renda giustizia a quei giovani che rappresentano una risorsa per far uscire il Paese dal declino demografico e anagrafico. Tutti ragazzi che conoscono non soltanto la nostra lingua, ma anche la nostra storia. Alle volte meglio pure di taluni parlamentari.

Parole che suonano come una bestemmia alle orecchie del Carroccio.

Non mi meraviglia la Lega. Ma chi mi sorprende è il Pdl. Come fa a dimenticare le componenti socialiste, cattoliche e pure quelle della destra che al valore della cittadinanza ha sempre dato un senso e che ora sembra precipitata in un`ottica becera? Spero riflettano.

Eppure anche loro sostengono che sarebbe quasi un vulnus alla Costituzione.

Appunto. Chi ora grida contro questa proposta, affermando che va oltre le prerogative imposte al Governo dalla crisi, sono le stesse persone che gridavano contro il commissariamento del Parlamento.

Eppure, mai come in questo caso il Parlamento sarebbe sovrano e libero di decidere su una misura che inciderebbe oltre che sul piano sociale, anche su quello economico.

Ma perché allora il Pdl è così ostile?

È una rigidità che deriva dal fatto che la questione della cittadinanza agli immigrati è diventata la bandiera finiana. Così, il Pdl ha eretto le barricate per non partecipare a questa partita politica. Una valutazione ancora più miope se abbinata all`argomentazione secondo cui la cittadinanza non attiene all`economia. Quando ne è precondizione politica, come le misure anti-corruzione lo sono sul versante della legalità.

Mi spieghi, meglio.

Nel primo caso, parliamo di un milione di ragazzi appartenente a un segmento che partecipa all`11% del Pil nazionale. Nel secondo caso, mi riferisco a 60 miliardi di euro che ogni anno la corruzione sottrae alle casse dello Stato. Come vede, è la politica che deve dettare le ricette del risanamento, non solamente gli automatismi del mercato.

E la questione italiane si legge in controluce proprio attraverso queste cifre.

Ma crede davvero che il Parlamento possa affrontare la discussione? Le condizioni ci sono. Anche prima c`era una maggioranza possibile sul punto, ma il Pdl temeva la rottura con la Lega e la conseguente crisi di Governo. Ora che questa fase è superata, mi auguro che il Pdl si ricordi che sulla questione della cittadinanza ai bambini, non è schierato solamente il Capo dello Stato, ma pure la Chiesa e gli industriali.

E spero che su questa convergenza tra laici e cattolici, non vincano i tatticismi di quelli come Ignazio La Russa.

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IMMIGRATI: GRANATA, CITTADINANZA A NATI IN ITALIA E` QUESTIONE DI CIVILTA`

mercoledì, 23 novembre 2011

 

La nostra proposta di legge mira a riconoscere il diritto di cittadinanza a quanti siano nati in Italia da genitori stranieri stabilmente residenti o a quanti, avendo raggiunto l’Italia da minori, vi abbiano compiuto un intero ciclo scolastico: una riforma epocale, sempre più improrogabile, che consentirebbe ad una fetta importante di giovani di essere parte della comunità nazionale.

Non amiamo definirli stranieri di seconda generazione, ma “italiani senza cittadinanza”.

Parlano italiano, spesso con inflessione dialettale, conoscono e vivono l’Italia come loro “casa”. La scoperta di non godere appieno dei diritti e dei doveri dei loro amici o dei compagni di scuola – che solitamente avviene in età adolescenziale – provoca nella gran parte dei casi un senso profondo di esclusione e di discriminazione: si crea una sorta di «terra di mezzo», dove i bambini nati da genitori non italiani crescono con un senso di frustrazione, estraniazione dal loro contesto, pericoloso per il futuro processo di integrazione e di inserimento sociale del minore. L’iter attuale di acquisizione della cittadinanza, lungo e incerto, rappresenta per molti di questi giovani italiani la prova concreta di una “diversità” inaccettabile.

 

E’ sempre più diffuso il convincimento che sia ormai antistorico negare ad un giovane nato in Italia o emigratovi da bambino il diritto di essere italiano (i dati stimano che i minori stranieri nati o comunque residenti in Italia abbiano ormai raggiunto il milione di unità), passando dai principi dello «jus sanguinis» e da un’ottica «concessoria e quantitativa» della cittadinanza, sui quali si basa la legislazione vigente, al principio dello “jus soli temperato”, condizionato dalla stabilità del nucleo familiare in Italia o dalla partecipazione del minore a un ciclo scolastico-formativo. L’ispirazione della presente proposta di legge – oltre ad avere come riferimento storico-culturale la tradizione del modello italiano, fondato su una identità dinamica ed aperta – si rifà alla Convenzione europea sulla nazionalità, del 6 novembre 1997, che prevede che lo Stato faciliti nel suo diritto interno l’acquisto della cittadinanza per le «persone nate sul territorio e ivi domiciliate legalmente ed abitualmente» [(articolo 6, paragrafo 4, lettera e)

Prevediamo al comma 1 dell’unico articolo che il minore nato in Italia da genitori stranieri, di cui almeno uno legalmente soggiornante da almeno cinque anni e attualmente residente, possa diventare cittadino italiano, previa dichiarazione di un genitore da inserire «obbligatoriamente» nell’atto di nascita. L’obbligatorietà della dichiarazione introduce, per così dire, un onere a carico dello Stato a fare sì che il diniego sia consapevole o, da un altro punto di vista, a evitare che l’omissione dell’assenso avvenga per ignoranza della norma. È un meccanismo previsto per soddisfare l’interesse dello Stato a favorire e a garantire l’instaurarsi del processo di integrazione. Se il genitore, poi, dovesse dissentire, al soggetto è comunque garantita, sulla base degli stessi presupposti, la possibilità di diventare cittadino italiano richiedendolo entro due anni dal compimento della maggiore età.

 Al comma 2 si presta invece attenzione ai minori che, seppure non nati in Italia, vi risiedano legalmente e compiano in Italia il proprio percorso formativo. È previsto che un minore diventi cittadino italiano, su istanza del genitore (o del soggetto stesso se compie la maggiore età durante gli studi), se ha completato un percorso d’istruzione scolastica o di formazione professionale nel nostro Paese.

 I commi da 3 a6 contengono la disciplina di attuazione e le misure transitorie.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Costruire la Terza Repubblica.

venerdì, 18 novembre 2011

Il Berlusconismo è finito e inizia oggi una nuova pagina della storia nazionale.

Il Governo Monti rappresenta una risposta straordinaria a una situazione economica gravissima nella quale l’Italia e’stata portata dal Governo Berlusconi.

Oggi riacquista centralità il Parlamento e sembra la nemesi storica che porta Gianfranco Fini a vincere la sfida lanciata più di un anno fa’in nome dei valori di legalità e unita’ nazionale,giustizia sociale e Cittadinanza.

Questo piccolo drappello di coraggiosi,nato contro il più grande apparato mediatico ed economico dell’occidente,ha vinto la sua prima sfida,tenendo alta la bandiera del patriottismo repubblicano.

Ora inizia la costruzione della Terza Repubblica e dobbiamo rilanciare ancora più in alto la nostra sfida per affermare la nostra idea della Nazione e della Politica e la sua sovranità sulla economia.

Italia ,Repubblica,nuova Cittadinanza,giustizia sociale:questo il Cammino difficile e affascinante per la nostra comunità umana e politica.

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Il coraggio di dire di no.

domenica, 13 novembre 2011

Tantissimi anni fa’,nel variegato mondo della “destra radicale e antagonista” italiana avevano grande successo le belle canzoni di Leo Valeriano,indimenticabile personaggio dell’underground romano degli anni 60/70.

Una delle sue più belle canzoni era senz’altro “Il coraggio di dire di no”,inno all’uomo che sa’anteporre nelle scelte ciò che e’giusto a ciò che e’utile per se stesso.

La rivoluzione italiana,la fine politica di Berlusconi e l’apertura di una nuova pagina per la Nazione,densa di incognite ma tutta da scrivere, nasce inanzitutto dal “coraggio di dire di no”di Gianfranco Fini e di chi lo ha seguito nella sua rottura irreparabile con Berlusconi e cio’che ha rappresentato e nella lunga marcia nel deserto,intrapresa a Bastia Umbra.

Dopo più di un anno di battaglie parlamentari e politiche, quei semi hanno determinato il primo raccolto e un fondamentale e importante traguardo:liberare l’Italia da un potere arrogante,corrotto e privo di progetto per il bene comune.

Per una volta a prevalere non e’stato il più spregiudicato e potente ma chi ci ha creduto e si e’rimesso radicalmente in gioco,gettando sul tavolo in un sol colpo la posta più alta e la propria stessa possibilità di sopravvivenza politica.

Ora si apre una nuova fase e noi voltiamo pagina,senza accanimenti o volontà di vendetta. Il percorso e’lungo e ancora complesso e adesso bisogna sfoderare idee,volontà,progetti e,sopratutto,esempi per costruire una nuova Italia.

Ma se i nostri sforzi saranno indirizzati al domani,ci accompagnerà sempre la memoria dei fatti e dei comportamenti individuali e quindi la certezza che non potra’più accadere di ritrovarsi con alcuni sedicenti uomini di destra che sono stati i più veloci ad accucciarsi ai piedi del vecchio potere,a farsi corrompere e,la categoria peggiore,a rubarci l’acqua e disertare nel punto più difficile della traversata.

Ragazzi,si volta pagina*

Forza e Onore per l’Italia.

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Liberare Palermo

giovedì, 3 novembre 2011

 

Liberare Palermo.

Fli e Terzo Polo hanno dimostrato lungimiranza e grande senso di responsabilità politica offrendo il proprio convinto sostegno alla candidatura di Rita Borsellino.

Noi crediamo che la Capitale siciliana possa assumere grande valenza simbolica per superare la grave crisi di rappresentanza politica in cui versa l’Italia.Ma e’soprattutto il nostro amore per Palermo che ci ha portato ad assumere una posizione di piena e disinteressata disponibilità .

Il Governo cittadino del centrodestra ha devastato l’immagine e il tessuto sociale ed economico della capitale della Sicilia,e solo una grande coalizione di rinnovamento può salvare Palermo.

Per questo motivo sollevano molte perplessità e amare riflessioni le dinamiche di chi non vuole chiudere positivamente la partita,cercando di ricreare steccati ideologici tra le attuali opposizioni.

Sorprende particolarmente Luca Orlando,testimone e protagonista della grande rottura che porto alla Primavera palermitana e che ora appare come il custode dei recinti di appartenenza politica predeterminata su vecchi schemi.

Noi auspichiamo che ci sia un sussulto di lucidità e lungimiranza nelle scelte finali.

In ogni caso saremo presenti come Futuro e Liberta’con liste e candidati all’altezza della importantissima sfida:provare a far “ridiventare Bellissima”la nostra Palermo.

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