Negli ultimi anni alcune dinamiche poi diventate patrimonio della politica nazionale hanno avuto in Sicilia un laboratorio politico di avanguardia, a partire dall’elezione diretta dei sindaci fino alla clamorosa dissoluzione della Democrazia Cristiana, con la nascita del fenomeno Rete e del peronismo di Leoluca Orlando. Così come nel ’92 , sullo sfondo di vicende drammatiche che si consumavano tra le stragi di Capaci e via D’Amelio, sono proprio le stagioni di transizione a determinare dinamiche nuove e ad aprire scenari inediti. Prima ancora della Direzione nazionale in cui Gianfranco Fini ruppe con Berlusconi e diede inizio a quel processo che ha portato alla fine del berlusconismo e alla nascita di Futuro e libertà, è stata la Sicilia lo scenario di una rottura del neonato Pdl: prima attraverso la nascita di quel Pdl Sicilia che vide alleati contro l’asse della conservazione Alfano-Schifani gli uomini che poi hanno vita a Fli e Gianfranco Miccichè e successivamente con la nascita di Grande Sud, che si è definitivamente staccato dalla casa madre ormai in piena dissoluzione. Quell’esperienza è continuata con il sostegno al presidente della Regione eletto direttamente dai siciliani. Raffaele Lombardo non ci ha deluso e ha saputo segnare nette discontinuità: con l’opposizione al colossale affare dei termovalorizzatori (ai quali erano molto interessati i vertici Pdl siciliano e nazionale) e con le scelte coraggiose sulla gestione della sanità, affidata come assessore al presidente dell’Associazione magistrati e come dirigente generale alla figlia di Paolo Borsellino. Lombardo, che proprio per le sue decisioni inedite fu soggetto a un tentativo di criminalizzazione finito in una clamorosa archiviazione, rappresenta oggi con l’Mpa il più forte partner di Futuro e Libertà sul territorio, con un asse politico che ha trionfato in 9 dei 13 comuni chiamati alle ultime amministrative, in alcuni dei quali ha confermato l’alleanza con la parte più innovativa del Pd.
Oggi Futuro e Libertà si trova ad affrontare su Palermo un test decisivo per il rilancio del proprio progetto politico e per la rinascita di una grande capitale mediterranea devastata dal peggior sindaco degli ultimi vent’anni.
Tra l’altro Diego Cammarata, dimettendosi, ha talmente avvelenato i pozzi della città da rendere difficilissimo anche l’assunzione di responsabilità da parte del funzionario preposto al regime di transizione commissariale. Noi in Sicilia , a Palermo e non solo, partiamo quindi con un punto fermo e strategico: siamo alternativi al Pdl.
Su questo, nella capitale siciliana e in altri comuni capoluogo, da Agrigento a Trapani, stiamo costruendo un sistema di alleanze che potrà determinare la definitiva frantumazione del Pdl e la fine dell’illusione, per alcuni in buona fede, che Alfano fosse in grado di superare la deriva etica e politica del berlusconismo trasformandolo nel partito degli onesti. È una sfida difficile e affascinante, ma ancora una volta potrà indicare una strada alla nostra area e costituirsi come laboratorio di un nuovo patriottismo repubblicano fondato sulla legalità, sulla consapevolezza culturale, sulla giustizia sociale, sui diritti civili e di cittadinanza: qualcosa di molto diverso da un neomoderatismo privo di anima, ma piuttosto la proiezione di quella certa idea dell’Italia che ha animato le nostre scelte politiche nell’ultimo anno contro ogni rassegnazione all’esistente, allo scontato, al “conveniente”.

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