Futuro e Liberta’ votera’ si alla mozione di sfiducia nei confronti del Ministro Saverio Romano, poiche’ al di la’ delle responsabilita’ giudiziarie che saranno accertate dalla magistratura, ritiene che spetti al parlamento e quindi alla politica fare un passo avanti e lanciare un segnale chiaro alla nazione.
Oggi non é in discussione nessun principio “garantista”, noi non siamo e non saremo mai un tribunale penale, noi siamo chiamati a giudicare sulla politica e il buon funzionamento delle istituzioni.
Noi riteniamo un grave danno per l’immagine dell’Italia e per la credibilita’ delle istituzioni che il ministro continui a ricoprire la carica e a rappresentare il governo come se nulla fosse.
Tra le tante personalita’ che aspiravano a quel ruolo il Presidente del consiglio decise contro tutto e contro tutti di nominare Saverio Romano nonostante i gravi procedimenti giudiziari nei suoi confronti e nonostante in campagna elettorale avesse chiesto voti contro berlusconi.
C’era una cambiale da onorare: il suo cambio di schieramento a dicembre contribui’ a salvare il governo.
Abbiamo atteso in queste settimane, che hanno preceduto la mozione di sfiducia che oggi discutiamo, un atto di dignita’ politica, tendente a sottrarre il parlamento e la politica italiana dall’accusa di impunita’ e offesa al sacrosanto principio dell’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge.
Abbiamo soprattutto atteso invano che la richiesta di tale atto di dignita’ provenisse anche da alcuni settori della stessa maggioranza che ritenevamo sensibili e coerenti alle politiche di contrasto alle mafie.
Ministro maroni il suo silenzio e’ stato sorprendente e anzi la sua dichiarazione di sostegno a romano di qualche giorno fa ci ha lasciato perplessi e lo confessiamo anche molto delusi nei suoi confronti.
Lei ha ben operato da ministro degli interni nelle politiche di contrasto alle mafie, ha sempre sostenuto con ben altro stile rispetto a importanti settori del governo l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine impegnate nella repressione militare delle organizzazioni criminali attraverso indagini sofisticate, arresti sequestri e confische di ingenti patrimoni, che per certi versi hanno certificato la straordinaria forza delle mafie sull’intero territorio nazionale.
Ministro Maroni oggi noi le diciamo, ma lei lo sa bene, che gli arresti, le retate, i sequestri, le confische dei patrimoni sono importanti, ma altrettanto importante e’ l’esempio che la politica deve dare all’opinione pubblica e i segnali che lancia alle organizzazione criminali.
Come fa quindi a sostenere la permanenza all’interno del suo esecutivo di un ministro la cui nomina aveva peraltro gia’ sollevato serie perplessita’ da parte del presidente della repubblica?
Che risulta comunque in contatto con numerosi soggetti condannati o indagati per mafia di Palermo, di Villabate e di Belmonte Mezzagno?
E proprio su belmonte mezzagno, Ministro Maroni, che lei ci sorprende e ci delude maggiormente.
Lei che insieme al prefetto di Palermo, funzionario di grande livello e di sua assoluta fiducia (da lei infatti nominato recentemente direttore dell’agenzia nazionale per i beni confiscati) ha raccolto un rapporto circostanziato sulle incontestabili infiltrazioni mafiose dell’amministrazione guidata dallo zio del ministro romano, sindaco di un paese che costituisce contemporaneamente il feudo elettorale del ministro, la sua citta natale e l’avamposto piu avanzato di quella rete di protezione che ha garantito la latitanza di Bernando Provenzano, capo indiscusso di cosa nostra, in tasca al cui autista e strettissimo collaboratore e’ stato trovato un pizzino con il numero di cellulare di romano.
Sorvolo sul numero dei pentiti che hanno riferito della vicinanza di Romano a uomini di cosa nostra e sorvolo su cio’ che emerge dalle carte dell’indagine che portera’ il 24ottobre il gip di Palermo a pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa nei confronti del ministro.
In quelle carte “risulta provato che uomini di spicco dell’aria operativa di cosa anostra disponga dei recapiti telefonici personali dello stesso romano e cosa ancora piu grave nelle eleaborazioni dei dati di traffico risultano rilevate le utenze di romano sia in entrata che in uscita”
Non mi soffermero’ sulle dichiarazioni rese alla magistratura dal tributarista dei ciancimino gianni lapis relative a dazioni di denaro nei confronti del romano e in riferimento agli appalti della societa’ gas gioiello di famiglia dei ciancimino,
Non mi soffermero neanche sul fatto che l’on. Romano sia stato uno dei pochi parlamentari ad opporsi ed aver votato contro il regime 41 bis.
In un paese normale sarebbero il presidente del consiglio, il ministro degli interni e il ministro della giustizia a chiedere ad un ministro implicato in un’inchiesta di mafia di farsi da parte. Non significherebbe dare per buone accuse che devono ancora essere provate, né anticipare la pronuncia dei tribunali, ma proteggere le istituzioni dal discredito che il sospetto – il semplice sospetto – della contiguità con la criminalità mafiosa di un ministro irreparabilmente comporta.
Le questioni che emergono su romano devono infatti essere considerate dal parlamento, dalla poitica e dalle istituzioni con occhi diversi e per certi versi piu severi di quelle degli inquirenti.
Il nostro giudizio sul contesto nel quale il ministro opera e sul complesso delle sue relazioni prescindono anche dalla decisione di rinvio a giudizio che spetta soltanto alla magistratura
Le nostre sono esclusivamente valutazioni politiche da parte di un movimento che ama definirsi legalitario e repubblicano e che ha al primo punto del suo programma il rinnovamento etico dell’italia e l’amore verso la nostra patria.
Per questo riteniamo che il primo pensiero che un politico, sottoposto a procedimento penale per reati cosi’ gravi e che si trova a svolgere un ruolo importante di rappresentanza della nostra nazione, dovrebbe avere a cuore e’ salvaguardare il prestigio dell’istituzione nella quale esercita una pubblica funzione, dovrebbe esprimere fiducia verso l’operato della magistratura, dovrebbe fugare ogni ombra e sospetto da parte dei cittadini, facendo un passo indietro e contemporaneamente la politica non dovrebbe chiudere gli occhi su comportamenti, frequentazioni, rapporti, non solo oggettivamente provati, ma in molti casi ricercati dallo stesso romano.
Dovunque in europa il ministro avrebbe dovuto dimettersi spontaneamente, pretendere l’accertamento delle responsabilita’ e dimostrare con l’esempio e non con le parole che tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla legge.
E questo dovere dovrebbe essere ancora piu’ forte in una fase nella quale gli umori dell’antipolitica rischiano di travolgere la credibilita’ delle istituzioni.
Mi chiedo: se la politica rinuncia a darsi un severo codice etico, se anche da parte di settori istituzionalmente e anche culturalmente legati all’idea di legalita’, come quelli della lega o quelli della ex destra prima missina e poi di alleanza nazionale con i quali abbiamo condiviso tante battaglie , chiudono oggi gli occhi, fingono di non vedere, blaterano di toghe rosse, perche’ poi sorprenderci se la magistratura si trova obbligata a porrre in essere attivita’ di supplenza?
Ed ad alcuni colleghi parlamentari e di governo che si accingono a votare contro la mozione di sfiducia per valutazioni di fedelta’ antica o acquisita alla maggioranza chiedo come faranno a continuare ad onorare la memoria di quel paolo borsellino giudice esemplare, uomo di destra che in uno dei suoi interventi piu significativi dopo la morte di giovanni falcone lancio’ un anatema a quei politici che “avevano tradito per vilta’, calcolo o complicita’, e che avevano perduto per sempre il diritto alla parola”
Quel paolo borsellino, profetico nel dire che un politico non deve solo essere onesto e leale nei confronti dello stato ma deve anche sembrarlo, non chiedendo consensi, non avendo relazioni, non coltivando rapporti con pezzi dell’antistato mafioso.
Infine mi rivolgo a lei ministro Romano, lo abbiamo visto in questi giorni lanciare quella che e’ stata definita una contro-offensiva mediatica con la quale ha sostanzialmente minacciato il governo che la sfiducia nei suoi confronti farebbe venire meno quella maggioranza politica acquisita, sappiamo come, il 14 dicembre.
E sappiamo anche, da alcuni suoi atti nella gestione del ministero dell’agricoltura che lei si muove sprezzante di quelle regole sulle quali ha giurato nelle mani di un perplesso Capo dello Stato, rendendo prassi abituale un curioso spoil system in cui le competenze vengono sostituite dalla fedelta’ a lei ed al suo sedicente partito.
Parlo delle nomine per sin controllata da agea dove ha messo nelle mani di un suo diretto collaboratore tutti i poteri, parlo di isa, parlo di agecontrol, e di tutta una serie di manovre interne alla struttura dirigenziale di un ministero prezionso e fondamentale della nostra italia, che saranno oggetto di nostre interpellanze.
Parlo anche colleghi della lega a qualche nomina in societa’ legate alla distribuzioni di fondi per l’agricoltura e della copertura di qualche imprenditore padano su procedure poco trasparenti sulle quote latte.
Ho voluto citare questi episodi legati alle sue interviste, ai suoi avvertimenti e alla presentazione di un libro “la mafia addosso”, non so se di taglio autobriogafico per parlare direttamente a lei ed alla sua dignita’:
Si alla dignita’ signor ministro dignita’.
Una parola ricamata nell’abito d’onore di ogni servitore dello stato, quei servitori dello stato ministro maroni che in situazioni analoghe a quelle di romano verrebbero immediatamente sospesi dal servizio e dallo sttipendio, di chi ha giurato sulla costituzione e sulla repubblica, di chi dovrebbe essere disposto a dare la propria vita per difenderla da ogni macchia e da ogni mano sudicia che la vorrebbe infangare.
Quelle mani che hanno strappato la vita a Giovanni Falcone, a Paolo Borsellino e tanti altri.
Ci sono parole che nascono invece per essere marce e hanno il potere di far marcire cio’ che vi e’ intorno e una di queste e’ senz’altro mafia!
Quando qualcuno accosta la parola ministro alla parola mafia bisognerebbe pronunciare subito due volte la parola dignita’ :
Lasci cadere dentro di se’ queste due parole e ascolti il suono che proviene dalla campana della sua coscienza e salvi il suo nome e salvi anche il nostro nome e l’onore degli italiani che ancora credono nel parlamento e nelle istituzioni.
Ministro si affidi alla legge, li’ difenda le sue ragioni, ma allontani la macchia dal parlamento e dal governo. Lo faccia per lei ma soprattutto per tutti noi se non lo fara’ e cio’ che chiederemo di fare al parlamento votando si alla sfiducia nei suoi confronti.