Articoli marcati con tag ‘cultura’

DOCUMENTO POLITICO- CONGRESSO FLI SICILIA-TAORMINA 18 DICEMBRE 2011

lunedì, 19 dicembre 2011

 

 Il primo congresso regionale di Futuro e Libertà chiude la fase congressuale di un partito che a soli otto mesi dalla sua fondazione si è dotato in tutte le provincie di una classe dirigente eletta direttamente dalla base.

Futuro e Libertà  si candida ad esercitare la leadership politica e culturale all’interno di un Nuovo Polo per l’Italia che in Sicilia aspira legittimamente a divenire il primo.

Vogliamo costruire il futuro della Sicilia, ma se da un lato siamo alternativi al PdL ed alla sua politica che ha fallito nella gestione soprattutto nelle tre città metropolitane, dall’altro non intende essere subordinato al PD ed ancor meno alla sua dialettica interna.

Immaginiamo una Sicilia europea, non arroccata su se stessa, una Sicilia però legata all’Italia, non figlia di un certo sicilianismo che ha solo fatto male alla nostra Regione.

Futuro e Libertà ed i suoi esponenti sono stati leali e coerenti sostenitori del Presidente Lombardo, anche nei momenti difficili, e non si sentono in debito in alcuna maniera, e proprio perché sempre leali possiamo dirlo se dissentiamo da alcune sue scelte politiche o di governo.

Allora occorre alzare il livello dell’azione del governo della Regione: non riconfermare i Dirigenti Generali che non sono riusciti a spendere le risorse comunitarie, razionalizzare i costi della macchina burocratica, riorganizzare gli enti locali cominciando con la rapida approvazione della nostra legge sull’abolizione delle Provincie, chiudere la fase interminabile delle false liquidazioni, procedere alla riforma degli IACP e dei Consorzi di Bonifica. Quanto al Ponte sullo Stretto di Messina è necessaria una moratoria, visto il costo dell’opera, reindirizzando le risorse pubbliche su un grande piano di recupero e prevenzione idrogeologica e ambientale.

Due devono essere le direttrici per questo ultimo scorcio di legislatura: un piano straordinario per l’occupazione, soprattutto giovani e donne, anche sgravando il carico fiscale per le imprese che assumono, incentivando nel contempo le micro imprese familiari;l’altra l’investire nel sapere, fondamento di una società meritocratica e capace di valorizzare le nuove generazioni.

FLI Sicilia chiede al partito nazionale di reintrodurre il sistema dei collegi o delle preferenze, perché vuole un partito sempre più aperto e democratico e scalabile dall’interno, senza più esperienze di uomini in solitudine al comando, un partito collegiale che abbia una squadra alla guida e cittadini che possano scegliere i propri parlamentari.

Ma il fine della nostra azione, con senso di ottimismo e ambizione, è quello di cambiare i destini della nostra Isola, creando lavoro,  sviluppo, crescita economica, consapevolezza culturale,  per far si che i siciliani si riapproprino della loro storia e del loro futuro

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IMMIGRATI: GRANATA, CITTADINANZA A NATI IN ITALIA E` QUESTIONE DI CIVILTA`

mercoledì, 23 novembre 2011

 

La nostra proposta di legge mira a riconoscere il diritto di cittadinanza a quanti siano nati in Italia da genitori stranieri stabilmente residenti o a quanti, avendo raggiunto l’Italia da minori, vi abbiano compiuto un intero ciclo scolastico: una riforma epocale, sempre più improrogabile, che consentirebbe ad una fetta importante di giovani di essere parte della comunità nazionale.

Non amiamo definirli stranieri di seconda generazione, ma “italiani senza cittadinanza”.

Parlano italiano, spesso con inflessione dialettale, conoscono e vivono l’Italia come loro “casa”. La scoperta di non godere appieno dei diritti e dei doveri dei loro amici o dei compagni di scuola – che solitamente avviene in età adolescenziale – provoca nella gran parte dei casi un senso profondo di esclusione e di discriminazione: si crea una sorta di «terra di mezzo», dove i bambini nati da genitori non italiani crescono con un senso di frustrazione, estraniazione dal loro contesto, pericoloso per il futuro processo di integrazione e di inserimento sociale del minore. L’iter attuale di acquisizione della cittadinanza, lungo e incerto, rappresenta per molti di questi giovani italiani la prova concreta di una “diversità” inaccettabile.

 

E’ sempre più diffuso il convincimento che sia ormai antistorico negare ad un giovane nato in Italia o emigratovi da bambino il diritto di essere italiano (i dati stimano che i minori stranieri nati o comunque residenti in Italia abbiano ormai raggiunto il milione di unità), passando dai principi dello «jus sanguinis» e da un’ottica «concessoria e quantitativa» della cittadinanza, sui quali si basa la legislazione vigente, al principio dello “jus soli temperato”, condizionato dalla stabilità del nucleo familiare in Italia o dalla partecipazione del minore a un ciclo scolastico-formativo. L’ispirazione della presente proposta di legge – oltre ad avere come riferimento storico-culturale la tradizione del modello italiano, fondato su una identità dinamica ed aperta – si rifà alla Convenzione europea sulla nazionalità, del 6 novembre 1997, che prevede che lo Stato faciliti nel suo diritto interno l’acquisto della cittadinanza per le «persone nate sul territorio e ivi domiciliate legalmente ed abitualmente» [(articolo 6, paragrafo 4, lettera e)

Prevediamo al comma 1 dell’unico articolo che il minore nato in Italia da genitori stranieri, di cui almeno uno legalmente soggiornante da almeno cinque anni e attualmente residente, possa diventare cittadino italiano, previa dichiarazione di un genitore da inserire «obbligatoriamente» nell’atto di nascita. L’obbligatorietà della dichiarazione introduce, per così dire, un onere a carico dello Stato a fare sì che il diniego sia consapevole o, da un altro punto di vista, a evitare che l’omissione dell’assenso avvenga per ignoranza della norma. È un meccanismo previsto per soddisfare l’interesse dello Stato a favorire e a garantire l’instaurarsi del processo di integrazione. Se il genitore, poi, dovesse dissentire, al soggetto è comunque garantita, sulla base degli stessi presupposti, la possibilità di diventare cittadino italiano richiedendolo entro due anni dal compimento della maggiore età.

 Al comma 2 si presta invece attenzione ai minori che, seppure non nati in Italia, vi risiedano legalmente e compiano in Italia il proprio percorso formativo. È previsto che un minore diventi cittadino italiano, su istanza del genitore (o del soggetto stesso se compie la maggiore età durante gli studi), se ha completato un percorso d’istruzione scolastica o di formazione professionale nel nostro Paese.

 I commi da 3 a6 contengono la disciplina di attuazione e le misure transitorie.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Patrimonio culturale e patriottismo repubblicano

giovedì, 10 marzo 2011

Pompei, Istituto Luce, Accademia di Santa Cecilia: gli ultimi tre tasselli di un mosaico in disfacimento, il mosaico dello straordinario patrimonio culturale italiano.

La sciagurata politica del governo Berlusconi che ha abbassato i livelli d’intervento e sostegno pubblico sulle architravi delle politiche culturali italiane che ci hanno portato a un’iniziativa forte come la mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro Bondi, sta iniziando a dare i suoi frutti avvelenati con la chiusura minacciata e quasi certa di alcune tra le più prestigiose istituzioni della nazione quali Fondazioni liriche, sinfoniche e teatrali e le altre sopra indicate di prima grandezza nel panorama internazionale.

Questa vergognosa rimozione nei confronti di politiche adeguate alla più grande stratificazione storico culturale del pianeta, quale quella italiana, è conseguenza diretta e inevitabile di una visione della politica e di un’idea dell’Italia nella quale il patrimonio comune e la sua cura rappresentano preoccupazioni via via sempre più labili nell’azione di governo.

Tra qualche giorno festeggeremo i 150 anni dell’Unità politica dell’Italia e quella sarà un’occasione per ridestare negli italiani il senso di un patriottismo repubblicano che va oltre le categorie politiche di destra e sinistra e che affonda le sue radici nell’antichità classica, nella grandezza di Roma, nell’epopea rinascimentale e dei comuni, nell’avventuroso Novecento italiano e nel Made in Italy come idea di qualità e consapevolezza culturale, sintesi di segni e simboli antichi e allo stesso tempo modernissimi e attuali.

Non può parlarsi di Italia e di identità nazionale se non attraverso una visione dinamica e aperta di una storia antica ma che ha segnato di sé i destini dell’occidente e che ha ancora molto da offrire a un mondo globalizzato dall’egemonia del denaro e del produttivismo.

E’ proprio una componente nobilmente improduttiva e profondamente umanistica che ci rende ancora una grande potenza internazionale. Come nel seicento e nel settecento attraverso l’esperienza memorabile dei grandi viaggiatori europei che arrivavano in Italia alla ricerca dell’arcadia e delle radici stesse dell’identità dell’Europa e dell’Occidente, oggi occorre ridestare negli italiani, e non più solo nei viaggiatori, la nobiltà e l’importanza del nostro patrimonio culturale mentre restiamo sgomenti e indignati dall’inadeguatezza governativa di fronte alla vita di istituzioni che rappresentano la continuità di un eritage da spendere nel futuro.

Futuro e Libertà muove i primi e complicati passi di una storia politica controversa e apparentemente fragile ma la grande scommessa è costituita anche dalla capacità che avremo di interpretare il ruolo lucidamente indicato da Beppe Niccolai in uno dei suoi indimenticabili interventi: “Essere comunità di difesa dell’identità minacciata”.

Oggi è proprio l’identità antica e nobile dell’Italia ad essere minacciata nell’attacco volgare alla sua Unità, nella contrapposizione ai capisaldi di legalità costituiti dalla Magistratura, nell’indifferenza sulla sorte delle sue storiche istituzioni culturali, nel disprezzo dell’etica pubblica e della dignità dei comportamenti.

Oltre la destra e la sinistra sarà questo il nucleo formidabile di un nuovo patto da stipulare con gli italiani, in nome di un patriottismo repubblicano che può rappresentare lo scenario su cui spendere le nostre energie e la proposta politica di una destra europea, legalitaria, laica e costituzionale in grado di andare oltre l’attuale declino della Nazione.

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Fabio Granata (FLI): “La serrate della Cultura italiana è un fatto straordinario: spero faccia riflettere il mio gruppo parlamentare sulla sfiducia a Bondi”

lunedì, 22 novembre 2010

“Al di là delle pesanti responsabilità poiitiche su quando accaduto a Pompei, Fli rifletta attentamente sulla mozione di sfiducia a Bondi: lo sciopero e la serrata generale di stasera è indicativa del bassissimo gradimento delle politiche culturali del Governo tra gli operatori di settore

Serve una risposta politica anche simbolica da parte di una forza politica che apre il proprio Manifesto sulla esaltazione del patrimonio paesaggistico e culturale: Bondi non è all’altezza di gestirlo e di esserne il responsabile”

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Manifesto d’Ottobre: la qualità e la quantità di adesioni rappresentano il segnale di un “nuovo tempo”

mercoledì, 27 ottobre 2010

Ho partecipato ieri all’incontro milanese di presentazione del Manifesto d’Ottobre, del quale mi onoro di essere uno dei primi ispiratori. La quantità e la quantità delle adesioni al Manifesto rappresentano un segnale inequivocabile dell’apertura di tempi nuovi nella politica italiana.

Le categorie del ’900 sono finite e non spiegano più il mondo. Attorno al Manifesto d’Ottobre e all’appello al Patriottismo Repubblicano, di cui esso è interprete e testimone, sta nascendo un’area di dialogo tra cultura e politica della massima importanza e rilevanza.

Forse le cose possono cambiare e può essere archiviato lo stanco bipolarismo italiano che ha lasciato tutti insoddisfatti e che non parla più al cuore della società.

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Caro Gianfranco, senza se e senza ma contro cricche, prepotenti e ascari.

lunedì, 20 settembre 2010

Caro Gianfranco,

il distacco con il quale hai evitato di commentare la sceneggiata taorminese di Silvio Berlusconi, lo capisco profondamente ma devo confessarti di non condividerlo fino in fondo.

La volgarità delle parole di Storace e la gravità di quelle di Donna Assunta, in una cornice da taverna da parte dei tanti “nuovi ascari” della fiamma accorsi, merita, infatti, più di una riflessione da parte nostra.

Ancora una volta il disprezzo ostentato nei nostri confronti da uno come Storace, indagato per la mala gestione della sanità laziale e da te miracolato con la nomina a Ministro e le parole durissime di chi abbiamo contribuito a far eleggere Presidente del Consiglio suonano allucinanti mentre ancora alcuni dei nostri utilizzano toni melliflui e dorotei sui nostri rapporti con il Pdl e sulla priorità assoluta di offrire uno scudo giudiziario al Premier.

Allora, Gianfranco, voglio dirti con chiarezza e affetto: non ci sto a sposare ancora la tesi della congiura giudiziaria contro Berlusconi.

E mentre con i dossier e i giornali di famiglia continua e si fa ancora più grave il metodo Boffo nei tuoi e, in prospettiva, nei nostri confronti, non sopporto più le sofferte riflessioni e le trovate giuridiche di qualche amico al fine di provare a garantire impunità nei confronto di chi, potendo, ci cancellerebbe dalla scena politica.

Non ci sto a sopportare con rassegnazione attacchi e lezioni di moralità politica nei nostri confronti dai difensori di alcune delle figure più torbide della storia repubblicana e da chi cerca di mettere insieme, con ogni mezzo, deputati disposti a tutto.

Gianfranco, tu sai bene, ed è il tuo più grande insegnamento, che per costruire una grande forza nazionale, legalitaria, Repubblicana e Costituzionale, dobbiamo far si che i mezzi siano all’altezza dei fini: allora va bene il sostegno al programma votato dagli elettori, ma riempiamo immediatamente di contenuto politico il senso delle “mani libere su tutto il resto” che abbiamo rivendicato.

Serve immediatamente una rigorosa norma anticorruzione, e non è più rinviabile la concessione di diritti pieni di cittadinanza a tanti bambini e ragazzi nati in Italia da genitori regolarmente qui residenti e che si sentono, e sono, “nuovi italiani”. Allo stesso tempo non è più rinviabile una rigorosa iniziativa politica e parlamentare sulla libertà d’informazione e sul conflitto d’interesse.

Eppoi occorre porre rimedio con il reperimento di adeguate risorse, agli enormi problemi della scuola pubblica, della ricerca e dell’Università se vogliamo costruire percorsi di superamento del declino nazionale, come attenzione e sostegno non potranno mancare a misure straordinarie adeguate per le forze dell’ordine e per la magistratura.

Essenziali poi nuove politiche culturali e ambientali, al fine di salvaguardare e rilanciare il più grande patrimonio, e la più grande risorsa dell’Italia.

Lo spazio politico che possiamo aprire, restando fedeli alle nostre radici ma con “capacità dinamica” di interpretare una “certa idea dell’Italia” è enorme, come enorme è la stima che gli italiani onesti hanno nei tuoi confronti.

Serve però liberarsi subito da tatticismi eccessivi e moderatismi privi di progetto e andare finalmente in campo aperto a parlare all’Italia profonda in modo semplice e coerente.

Solo così varrà la pena di percorrere questa nuova avventura politica.

Con l’ambizione di poter costruire un’Italia diversa e liberata da cricche, prepotenti e ascari.

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Un futuro da ricordare

lunedì, 16 agosto 2010

“Pensiero meridiano è quel pensiero che si inizia a sentir dentro laddove inizia il mare, quando la riva interrompe gli integralismi della terra, quando si scopre che il confine non è un luogo dove il mondo finisce, ma quello dove i diversi si toccano e la partita del rapporto con l’altro diventa difficile e vera”.

Questa straordinaria metafora, tratta da Pensiero Meridiano di Franco Cassano, può rappresentare uno spunto di grande rilevanza nella costruzione di un nuovo profilo culturale e politico della Destra italiana.

Quella Destra che, per dirla con Montanelli, c’era prima di Berlusconi e ci sarà dopo di lui.

Parlare di Destra Politica è indispensabile anche per chi, come me, ritiene che le vecchie categorie del 900 abbiano perso senso e capacità di “spiegare il mondo”: indispensabile per evitare strumentalizzazioni da parte di chi ci dipinge come “di sinistra” o addirittura comunisti e sopratutto per sgombrare il campo dai “distinguo” e dagli alibi  di alcuni, forse spaventati dall’essersi allontanati dalla confortevole protezione di Silvio Berlusconi.

Noi dobbiamo costruire, con gli arnesi culturali dell’attualità, una politica che non sia condizionata dall’economia ma che ne guidi i processi, che non assecondi sempre e comunque gli istinti retrivi del popolo ma sappia indirizzarli al bene comune. Una politica attenta alla coesione sociale della Nazione e alla sostenibilità dello sviluppo, alla tutela del patrimonio culturale e alla difesa del paesaggio e delle nostre belle città.

Una politica che sappia fare un passo avanti nel contrasto a tutte le mafie e cricche, sostenendo le procure, i magistrati, le forze dell’ordine con parole adeguate, atti legislativi, strumenti e risorse e non si accontenti dell’autoreferenziale elencazione, dal forte sapore di propaganda, di arresti e confische poste in essere dalle stesse Procure continuamente oltraggiate, vilipese, guardate con sospetto e mai sostenute.

Una politica che sappia declinare una difesa dell’identità e dell’unità nazionale che sia anche “pensiero meridiano”, attenzione ai territori, esaltazione delle differenze e specificità del palinsesto complesso, variegato e bellissimo della nostra Italia.

Le categorie politiche del 900, basate sulla contrapposizione radicale di “destra e sinistra” hanno esaurito la loro funzione. Siamo in una fase di trasformazioni e di passaggi.

Si tratta di porre le basi di un progetto ambizioso che sappia affrontare le sfide della modernità senza rifuggiarsi nel passato delle radici, guardando al futuro che certo è vitale solo se è consapevole della sua storia e delle sue tradizioni, vitali solo perché continuamente rinnovate.

Al di là e oltre le imprese realizzate nei secoli passati, la consapevolezza dell’eccellenza italiana può essere strategicamente coltivata da una nuova forza politica per un grande disegno di Rinascita nazionale, oltre le angustie e le miserie del presente.

“Ci sono esperienze che con l’aumento della velocità si deteriorano profondamente o addirittura scompaiono, dall’amore e la cura per l’altro alla riflessione, dall’educazione alla convivialità, a tutte quelle attività che, per esistere, hanno bisogno di respirare un tempo largo, di disporre dell’ossigeno della durata…”

A Settembre, su queste coordinate, costruiremo, attorno a Gianfranco Fini, il profilo di una forza politica modernissima ma intrisa di Memoria Storica.

Culturalmente consapevole ma popolare.

Una forza in grado di progetti lungimiranti e all’altezza del Modello Italiano.

Un Modello, per nostra fortuna, ben distinto e distante dal berlusconismo privo di anima, dall’affarismo privo di progetto e dal rancoroso “tribalismo” della Lega.

Un Modello per la nostra Italia.

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Bloccare i tagli alla cultura per superare il declino nazionale

domenica, 30 maggio 2010

L’Italia rappresenta indiscutibilmente una delle più grandi stratificazioni storico culturali del pianeta, ed è da sempre considerata una grande potenza e un punto di riferimento da un punto di vista culturale. Per questo appaiono profondamente sbagliati ed incomprensibili i tagli previsti dalla manovra a Teatri, Fondazioni, Musei anche alla luce della pregressa scarsità di risorse dedicate al settore dal bilancio dello Stato.

In una fase di declino culturale ed economico della nazione, è proprio in cultura, ricerca e formazione che si deve investire attraverso politiche lungimiranti e risorse adeguate.

Il Ministero per i beni e le attività culturali attraversa una grave crisi di autorevolezza a causa di pochi mezzi ma anche di non rilevanti idee.

A partire dalla manovra proveremo a invertire la tendenza cercando di ridare respiro proprio a quei settori che comunque dimostrano vivacità e progetto e ai quali lo Stato non può che dare supporto. Risorse economiche ma anche idee nuove per ridare senso e direzione di marcia alle politiche culturali italiane.

Per essere all’altezza di un patrimonio materiale e immateriale senza paragoni al mondo e per cercare di spingere la nazione oltre pericolose dinamiche di declino.

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Macchè moderati: l’Italia ha bisogno di innovazione, gioventù e cambiamento

venerdì, 2 aprile 2010

Generazione Italia sarà uno strumento importante per dare slancio ulteriore e radicamento consapevole al progetto politico del Pdl.

La scelta di utilizzare la rete per parlare soprattutto ai giovani è fondamentale, ma sarà sui contenuti che faremo la differenza: legalità, riforme, presidenzialismo, meritocrazia, trasparenza, innovazione, solidarietà, cultura, ambiente, diritti civili, integrazione diventeranno tasselli di un manifesto per una nuova Italia.

Basta con i moderatismi e con le definizioni in negativo della nostra identità: Generazione Italia, con Fini e Berlusconi in testa, costruisca l’Italia dell’innovazione e della modernità nel solco delle nostre straordinarie radici di civiltà e cultura.

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Cultura e turismo: ”Sostegno al riconoscimento UNESCO per il patrimonio arabo normanno di Palermo, Cefalù e Monreale”.

domenica, 14 marzo 2010

monreale

“La Commissione Cultura della Camera darà il pieno sostegno alla candidatura di Palermo, Monreale, Cefalù e del loro patrimonio arabo normanno al fine di ottenere il riconoscimento Unesco quale patrimonio dell’umanità “.

Ad annunciarlo è l’On. Fabio Granata, capogruppo del PDL in commissione cultura, che domani farà parte della delegazione ufficiale che si recherà sui siti all’esame delle commissioni tecniche, al fine di valutare, congiuntamente alla Regione ed agli Enti locali coinvolti, le future strategie e la predisposizione dei dossier richiesti dall’organismo internazionale di tutela e promozione.

“Questo enorme patrimonio storico, architettonico e culturale – ha dichiarato Granata – non può continuare a restare fuori dall’elenco del patrimonio mondiale dell’umanità. L’iniziativa promossa assieme al collega On. Russo, e sostenuta dal Presidente Aprea, rafforzerà il percorso di riconoscimento da parte dell’UNESCO, e valorizzerà ancora di più lo straordinario recupero monumentale realizzato dalla Regione negli anni passati, grazie ai fondi del POR 2000-2006 che ci ha visto in altri ruoli diretti protagonisti”.

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