Articoli marcati con tag ‘destra’
Regione, Granata :” Tagli inaccettabili e scandalosi a cultura e legalità nel bilancio della Regione. Crocetta una grande delusione”.
mercoledì, 17 aprile 2013Tra Sodoma e Camorra.
sabato, 17 settembre 2011Ricatti e rifiuti,affari e prostituzione. Denaro e corruzione.
Tra Tarantini e Lavitola, Laboccetta e Cosentino, Mora e Fede ,papy-girls e responsabili, la compagnia di giro del centrodestra moderato (sic) italiano rappresenta un oltraggio alla dignità degli italiani.
Berlusconi e i suoi stanno distruggendo l’Italia e la sua immagine.
E’ incredibile constatare come le uniche voci coraggiose e di dissenso da questa cupio dissolvi della nazione all’interno del Pdl siano quelle,coraggiose, di Pisanu e Pecorella mentre i nostri’ ex camerati duri e puri’, a iniziare dai giovani di Atreju appaiono come delle pecorelle mansuete,allineate e coperte.
Per non parlare degli altri duri e puri della Lega,tutti zitti e in fila per due.
Per questo la destra repubblicana e legalitaria di Fli non può che lavorare per mandare all’opposizione dovunque il centrodestra decadente e corrotto che pretende di continuare a governare l’Italia e le sue Città. Costruendo politica,classi dirigenti e alleanze all’altezza del traguardo.
Per questo essere patrioti repubblicani significherà sempre più scombinare tutti i progetti di restaurazione di questo centro destra:con coraggio,caparbietà e
lungimiranza essere davvero futuristi. E dimostrare di avere colto il senso profondo e la ribellione radicale di quel dito puntato da Gianfranco Fini contro l’illegalità e l’ingiustizia sociale e politica.
Chi oggi condivide questa marcia e questa difficile costruzione conservi sempre la consapevolezza,o la acquisti,del progetto politico al quale ha coraggiosamente aderito:non la costruzione del partitino moderato alleato e utile al centrodestra ma inedito e futurista lievito dell’Italia profonda e dell’Italia migliore.
Granata avverte Fini: “Senza coraggio siamo finiti”
martedì, 6 settembre 2011
intervista da: Il Fatto Quotidiano del 6 settembre 2011
Uno dei fedelissimi del presidente della Camera prende le distanze da Futuro e libertà. “Manca lo spirito fondativo di un anno fa – dice – . Il partito oggi è solo al 3%”. Però conferma: “Mai con il Pdl”
Onorevole, ora vi siete divisi anche sull’appoggio al referendum contro il Porcellum.
C’è una questione aperta sul metodo. Alcuni di noi pensano che il quesito possa non risolvere il problema. Però a maggioranza abbiamo deciso l’appoggio al comitato.
Qualche divisione c’è stata.
Senta, la nostra gente chiede due cose: di scegliere la forma di governo e di eleggere il proprio deputato. Basta con le deleghe in bianco alle liste dei partiti, anche se non ci conviene.
Altra questione: il Molise. Tra voi c’è chi vuole appoggiare il presidente uscente, Iorio, del Pdl.
Qui è vero, siamo divisi sul territorio: una metà è pronta a sostenere la giunta uscente, mentre l’altra è orientata su Frattura, uomo del centrosinistra (con passato in Forza Italia). Credo che Iorio abbia promesso qualche posto in lista.
La discussione non è solo a livello locale.
Bè sì, è un fatto d’immagine. Sta di fatto che gli ultimi sondaggi ci danno al 3,3 proprio perché non siamo stati in grado di coltivare quello slancio iniziale, nato dalla rottura con Berlusconi.
Quindi?
Non possiamo appoggiare Iorio, sia perché è il candidato del Pdl, sia perché inquisito.
Chi lo sostiene a livello nazionale?
C’è stata una spaccatura.
Bocchino chi appoggia?
Iorio.
Mentre chi è d’accordo con lei?
La Perina, Raisi, Croppi, Della Vedova e altri. La maggioranza.
In questo momento politico, cosa teme?
Siamo stati determinanti per la rottura del sistema berlusconiano e non vogliamo ritrovarci sotto le macerie proprio nel momento in cui sta crollando.
Come potete evitarlo?
Dobbiamo interpretare un ruolo vicino a una certa posizione culturale. Quindi legalitaria, repubblicana e costituzionale. Più una capacità di esprimere innovazione e coerenza aggrappati al filo rosso di quella frattura politica.
Al contrario, sono più frequenti le oscillazioni…
Lo so. E le dirò di più: il problema non è Berlusconi, ma il berlusconismo. Il problema sono La Russa e Bondi. Cosentino e Dell’Utri. Il problema è la questione morale.
Alfano è un interlocutore?
No! E come? È stato il ministro portatore di tutti gli interessi, di tutte le leggi ad personam, principale esecutore degli ordini di un certo berlusconismo. Con lui non possiamo parlare. Eppoi ha anche ricandidato Berlusconi. Tolto lui, sopravviverà quello che ha costruito, e qualcuno al nostro interno deve rendersi conto di questo.
Lei sembra molto lontano dal Bocchino di questi tempi.
Ribadisco: oggi siamo al minimo storico, al 3,3%, mentre a novembre dello sorso anno eravamo all’8,5. Questo è un fatto. Come è un fatto che vinciamo dove ci presentiamo all’opposizione del Pdl. È accaduto in Sicilia e in Sardegna. Lì abbiamo intercettato anche un voto di sinistra e abbiamo sfiorato il 9%.
Lei parla a nuora-Bocchino perché intenda suocera-Fini?
Il presidente deve fare un passo avanti: ben venga il suo tour per il Paese, previsto subito dopo Mirabello. Non solo…
Cosa?
Deve arrivare un messaggio più chiaro.
Ce lo dica…
Se la scelta del Terzo polo è strategica, deve essere ovunque e al primo turno.
Rispetto a un anno fa, cosa avete perso?
Siamo nel cuore della traversata del deserto.
Siete stanchi?
No, ma non dobbiamo perdere il senso e la direzione di marcia.
E qual è?
Costruire un’Italia diversa dal berlusconismo, altrimenti ci dissolviamo.
E poi?
Tornare alla forza, all’intuizione che ha avuto Fini nel creare un soggetto identitario attraverso argomenti chiave. Senza questi, anche lui cade nel gradimento.
Quali argomenti?
Legalità, difesa dei diritti civili, cittadinanza per i figli di immigrati, contro gli sprechi della politica. E anche il voto sull’Ici alla Chiesa mi lascia perplesso. Noi dobbiamo separare ciò che è di Cesare, da ciò che è di Dio.
Sarà contenta l’Udc…
Bè, in certe cose ci possiamo anche dividere.
Ancora?
Senta, noi dobbiamo ritrovare lo spirito di un anno fa, altrimenti è finita.
Un anno dopo…
venerdì, 29 luglio 2011Un anno fa, dopo il deferimento mio, di Bocchino e di Briguglio ai probiviri (sic) del Pdl per aver difeso legalità e diritti civili,veniva espulso dal Pdl il suo cofondatore e la sua vera anima politica : Gianfranco Fini.
La storia politica italiana sara’ da quel momento profondamente diversa e il triste declino di Berlusconi caratterizzerà e ancora pervade alcune delle pagine peggiori della storia repubblicana, tra leggi ad personam e acquisizione di Parlamentari, scandali e tangenti,responsabili e disponibili.
Nonostante abbiamo provato in tutti i modi a distruggerci e fermarci, siamo andati avanti e tra mille difficolta’e tradimenti di piccoli uomini, abbiamo iniziato la costruzione di una moderna forza politica innovativa, legalitaria, europea.
A Mirabello apriremo una nuova e autentica fase costituente che attraverserà l’Italia con Gianfranco Fini impegnato a chiamare a raccolta,Citta’per Citta’,tutti coloro i quali vogliono costruire una nuova Italia.
E mentre il berlusconismo da i suoi ultimi colpi di coda, noi ripensando a un anno fa e rileggendo tutti gli avvenimenti siamo consapevoli e orgogliosi di aver fatto ciò che era giusto per quella certa Idea dell’Italia che vogliamo rappresentare:quella della gente onesta,dei giovani e delle donne.
L’Italia della legalità,della giustizia sociale,dell’unità nazionale.
Giovanni vive
sabato, 21 maggio 2011
“Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.”
Con questo grande striscione saremo lunedì davanti al Palazzo di Giustizia di Roma con i giovani di Generazione Futuro, a testimoniare l’identità di una destra che onora i magistrati caduti, che contrasta tutte le Mafie, che non offende le Procure ma che si schiera con decisione a fianco delle Magistrature e delle Forze dell’ordine baluardo insostituibile di legalità.
Una Destra repubblicana, legalitaria, costituzionale ed europea che dalle sue organizzazioni giovanili ai gruppi parlamentari sarà sempre coerente e all’altezza della Memoria di sangue e di battaglie contro tutte le Mafie che il nome di Giovanni Falcone rappresenta.
Patriottismo Repubblicano, oltre la destra e la sinistra
lunedì, 7 marzo 2011
Ieri a Roma sullo sfondo del palcoscenico dell’Adriano, accanto al nostro bel simbolo, si notava la riproduzione ossessiva di uno slogan, “il vero centrodestra”, diventato una sorta di “coperta di Linus” per futuristi in crisi di identità…
Con franchezza vorrei dire che sono veramente stanco, e per certi versi nauseato, da tutta una serie di “perimetri e steccati” costruiti attorno a Gianfranco Fini per limitarne lo straordinario potenziale di rappresentanza della nuova Italia e di una politica nuova.
Affermare che veniamo da Destra è scontato, ma a dare forza al nostro progetto c’è molto di più e di più complesso.
In un passaggio epocale nel quale le categorie politiche del ’900 non riescono più a spiegare il mondo, la nostra grande ambizione è quella di rappresentare e costruire il movimento del Patriottismo Repubblicano e costituzionale.
Gli strascichi di qualche piccola ambizione personale frustrata rischia invece di determinare una dinamica nella quale, dopo la zavorra rappresentata da alcuni personaggi poi regolarmente approdati alle aree di responsabilità e coesione nazionale, dovremmo adesso sorbirci quella di un diuturno richiamo alla perimetrazione rigida e inesorabile nel centrodestra.
In questa logica ci si rifugia nell’ipocrita formula del postberlusconismo, come se la “ragione sociale” della nascita del nostro progetto non fosse intimamente collegata alla deriva incarnata dal Premier e dai suoi uomini.
Fini e Futuro e Libertà hanno rappresentato una speranza per tanti italiani di destra e non di destra: per questo bisogna essere avanguardia culturale e politica ben oltre ogni posizionamento scontato.
Sui referendum, ad esempio, io rappresento un’area contraria al nucleare, favorevole alla gestione pubblica dell’acqua e contro ogni meccanismo ad personam di “legittimo impedimento”, ma non ho l’arroganza di indicare questa mia sensibilità come “linea di partito”. Quei provvedimenti furono infatti sostenuti in un altro quadro politico: ora che tutto è cambiato tutto va democraticamente ridiscusso al nostro interno.
Non dimentichiamo, infine, che Fini e alcuni di noi sono stati espulsi dal Pdl e da Berlusconi perché difendevano la legalità, l’etica pubblica e la coesione sociale e culturale della nazione in nome di una certa “idea dell’Italia”.
Il 14 dicembre la sfiducia da noi proposta e votata è stata conseguenza logica e doverosa di quel percorso: chi oggi, dall’interno di Fli e mentre si costituisce in corrente, mette in dubbio la bontà di quelle scelte, dà implicitamente ragione ai “quaquaraquà” di cui ieri parlava Gianfranco Fini. E al groviglio di interessi torbidi ai quali il nostro progetto fa paura.
Veniamo da Destra: vogliamo una nuova Italia
lunedì, 28 febbraio 2011
In questa convulsa stagione della politica italiana, mentre con entusiasmo e buona volontà iniziamo a costruire, coordinare e radicare su tutto il territorio nazionale il progetto di Futuro e Libertà, l’accusa, o l’alibi dei pochi che ritornano sotto l’ala protettrice di Berlusconi, ricorrente nei nostri confronti è quella di aver “tradito la Destra e i suoi valori”.
Sia che provenga da Berlusconi che dalla sua corte di camerieri, questa accusa è ridicola nella forma e falsa nella sostanza.
Al di là della nostra ambizione di voler costruire il grande movimento del patriottismo repubblicano e dell’identità nazionale minacciata, è fuori discussione che le nostre radici sono “di destra”, così come lo sono le nostre storie personali.
Noi veniamo da lontano e l’anticomunismo lo abbiamo praticato in epoche diverse e ben più difficili, quando il comunismo esisteva e governava oltre la metà del pianeta e condizionava e ispirava gran parte delle aspirazioni e delle idealità dei giovani italiani.
Noi eravamo già in trincea allora, minoranza volenterosa e coraggiosa, mentre altri costruivano palazzi o pensavano ai propri affari e ai propri interessi. Per questo è semplicemente ridicolo che chi muove quotidianamente queste accuse, sostenga poi un Premier che rappresenta oramai antropologicamente la negazione dei valori e dei simboli della Destra: dalla legalità alla scuola pubblica, dall’etica repubblicana all’unità e dignità nazionale.
Noi crediamo nella bandiera e nell’Italia così come crediamo nella necessita di dare voce e rappresentanza a quella moltitudine di donne e uomini che non si riconoscono nell’attuale bipolarismo e che attendono un nuovo “racconto” e una politica nuova.
Il nostro compito, difficile e affascinante, è tutto qui: costruire un movimento di rappresentanza della nuova Italia, orgogliosa e consapevole della propria storia e della propria bandiera, della scuola pubblica voluta da Giovanni Gentile e del nostro straordinario paesaggio culturale.
Una “certa idea” dell’Italia dignitosa, fiera e innovativa. La nostra Italia.
Aria nuova e pulita: inizia la navigazione!
lunedì, 21 febbraio 2011La perseveranza maniacale con la quale molti seguaci di Silvio Berlusconi si accaniscono su questo e altri nostri blog con commenti ripetitivi e grotteschi, quasi sempre volgari e offensivi, racconta meglio di qualsiasi analisi sociologica l’odio che questi signori (si fa per dire…) nutrono nei nostri confronti poiché abbiamo osato “rompere” il giocattolo del Premier e rivendicato dignità e Libertà per l’Italia e per la Destra legalitaria e repubblicana.
Il triste, e per certi versi pietoso, abbandono di qualche parlamentare attratto da promesse e offerte per “tornare alla casa madre” ha acceso entusiasmi sopiti.
In molti, incuranti di ciò che nel Mediterraneo sta spazzando via tutti gli interlocutori privilegiati di Berlusconi e del suo fattorino Frattini e delle vicende giudiziarie che lo investono pesantemente oltre che da un crollo verticale di credibilità e consenso, alzano alte grida di entusiasmo per le “gesta eroiche” di un Barbareschi o di un Rosso che tornano ad accucciarsi dal padrone, ovviamente per nobili motivi ideali, e attendono trepidanti che altri perplessi in pausa di riflessione si trasformino in “disponibili” e raggiungano nuovamente il Pdl o qualche sua succursale collaterale.
Tra citazioni salesiane e lucidissime analisi tipo “grazie a me si era al 9 per cento” (sic) questi personaggi vengono oramai considerati esempi viventi del dissolvimento stesso del nostro progetto politico.
La mia sensazione, lo dico subito e con chiarezza, è la stessa di una mia cara amica ed è radicalmente altra: quella di aria nuova e ritorno a quello spirito straordinario di militanza e impegno che ha caratterizzato la prima stagione di Generazione Italia.
E mentre qualche topo scappa sulla nave che affonda, attratto dal formaggio promesso e distribuito in maniera industriale, il nostro vascello prende il largo con un equipaggio giovane e motivatissimo.
Sappiamo che la navigazione sarà lunga e difficile ma abbiamo entusiasmo, consapevolezza, volontà e coraggio.
Seneca ammoniva: “Non esiste vento favorevole per chi non sa dove vuole andare”. La nostra rotta è chiara e delineata: costruire la nuova Italia e la terza Repubblica. Oltre la cupio dissolvi di un sistema di potere che potrà disporre di enormi risorse ma che non “comprerà” mai la nostra anima e la nostra gente.
L’entusiasmo di Bastia contro i filosofi della Magna Grecia
giovedì, 6 gennaio 2011
In questi giorni di ripresa dell’attività politica, alcuni amici sono stati protagonisti di curiose quanto sofferte riflessioni sul “che fare”.
Sinceramente hanno destato, e credo non soltanto in chi scrive, più di una perplessità poiché sembrano frutto di una rimozione mentale, misteriosa e preoccupante, sulle vicende che hanno portato la nostra comunità umana e politica dalla rottura con il Pdl, dopo mesi di minacce, aggressioni mediatiche, intrighi e aspre battaglie, alla sfiducia del 14 Dicembre.
Mi sembra di ricordare che Futuro e Liberta a Bastia Umbra abbia indicato un percorso fortemente condiviso dalla nostra base militante e d’opinione: costruire l’alternativa politica a Berlusconi e al berlusconismo. Ricordo nitidamente gli interventi appassionati e coerenti di tutti nostri parlamentari, anche dei tre che poi, “fulminati sulla Via di Damasco”, hanno dato vita ad uno dei voltafaccia piu disgustosi e imbarazzanti della storia repubblicana.
A Bastia, tra i tanti interventi, quello di Pasquale Viespoli fece apparire moderato e impallidire, per radicalismo di toni e contenuti, anche quello del sottoscritto e tutti gli interventi dei cosiddetti “falchi”.
Il resto è storia recente ma, dopo il voto di sfiducia, improvvisamente, alcuni amici sembrano aver perso la memoria e rimosso le polemiche feroci di luglio, la questione morale, la farsa dei probiviri, l’espulsione di Fini.
Nessuna rimembranza sulla vergognosa gogna mediatica nei confronti di Gianfranco Fini e sulla vera motivazione della costituzione dei gruppi parlamentari autonomi, per arrivare alla costruzione di un movimento politico che rappresentasse la destra repubblicana e legalitaria. Quindi, il voto di sfiducia e la “gloriosa” pagina del 14 dicembre.
Rimuovendo come non esistente la vergognosa campagna acquisti e dimenticando i toni sempre oscillanti tra l’insulto e la minaccia nei nostri confronti, oltre che la insidiosa quanto squallida azione di logoramento e delegitimazione, ecco che improvvisamente si attacca la linea di Bastia Umbra, si prova a gettare la croce su alcuni di noi e, magia, ci si riscopre “responsabili”, teorizzando con argomentazioni sofferte il passaggio dalla mozione di sfiducia al patto di legislatura…
A questi amici, con semplicità e franchezza, e credo in buona compagnia, rispondo che non è che è stata sbagliata la linea: hanno semplicemente “acquistato” 3 dei nostri parlamentari, salvandosi in calcio d’angolo grazie ad un drappello di ascari.
E faccio inoltre sommessamente notare che tutto questo logoramento sui “finiani pronti a passare”, parallelamene al combinato disposti delle aperture illogiche ad un nuovo sostegno a Berlusconi, sono utili solo a farci arrivare “svuotati” a Milano e a farci perdere il sostegno e l’entusiasmo di chi ha creduto e crede ancora in “una certa idea dell’Italia e della Politica”.
Per questo appare francamente imbarazzante ogni richiamo al generico “senso di responsabilità” o a improbabili patti di legislatura, peraltro regolarmente rispediti al mittente, con arroganza, da Berlusconi.
La nostra risposta deve essere politica e culturale. E deve essere alternativa a Berlusconi e al berlusconismo, in coerenza con le ragioni per le quali siamo nati e sulle quali abbiamo costruito un percorso di rottura. E per le quali siamo passati all’opposizione.
Solo così daremo senso all’appuntamento congressuale di Milano: il resto sono solo chiacchiere da filosofi della “Magna Grecia”.
Avanti per la Terza Repubblica
martedì, 16 novembre 2010
Tra mille ostacoli e difficoltà il progetto politico di Gianfranco Fini inizia a delineare concretamente una prospettiva nuova per l’Italia: la Terza Repubblica.
Possiamo ben dire di avere attinto alla tradizione politica del Modello Italiano, caratterizzato da passione e furore, e di esserne stati all’altezza e aver determinato una potente opportunità di chiusura definitiva di una fase di declino nazionale.
Comunque vada, il berlusconismo è finito e inizia una nuova fase tanto delicata quanto densa di opportunità. Che però va vissuta senza ripensamenti e moderatismi di ritorno.
L’Italia rappresenta la più straordinaria storia del pianeta, la sua stratificazione culturale non ha eguali come il suo genio che attraversa prepotente fin dalle origini la civilizzazione occidentale.
Questo patrimonio può e deve diventare consapevolezza che un’altra Italia è possibile: bella, colta, civile, solidale, appassionata e ingegnosa.
Il nostro merito più grande, ma anche il nostro compito più gravoso, consiste ora nell’indicare la direzione per costruire una nuova stagione politica e civile, definitivamente oltre il berlusconismo senza anima e la triste e lunghissima “transizione italiana”.
Qui e ora, senza alchimie e riflessi condizionati, torcicolli e ipocrisie facciamo saltare il vecchio quadro politico e determiniamo alleanze inedite e strategie lungimiranti esclusivamente sulla condivisione di valori e sogni, oltre i vecchi schemi.
Solo così cancelleremo definitivamente cricche, mafie e una certa idea di italietta.
Una Terza Repubblica da fondare subito e con decisionismo appassionato, per riuscire finalmente a far riemergere e rappresentare l’Italia profonda, oltre gli alibi di parole oramai vuote di significato e di categorie politiche del ’900 che non sono più in grado di spiegare, e tanto meno governare, il mondo.
Serve coraggio e determinazione: ma il varco che abbiamo aperto va immediatamente consolidato con una capacità inedita di fare cose che fino a ieri potevano sembrare impossibili.
Chiamiamo a raccolta chi ci sta e iniziamo una nuova fase nella vita nazionale: oltre la vecchia destra e la vecchia sinistra.
Semplicemente per l’Italia.

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