
Qualche parola sul mio blog per accompagnare questo editoriale di Filippo Rossi poiché rispecchia in modo intelligente il nostro stato d’animo di queste ore. So bene che molti manifestano delusione poiché, al di là dei contenuti del provvedimento, auspicavano una rottura definitiva all’interno del Pdl. La vicenda è più complessa e deve tener conto del quadro politico ed economico dell’Italia e del senso di responsabilità che Fini, e noi che gli stiamo più vicini, deve sempre manifestare.
Mi sembra però ingeneroso non capire gli sforzi di miglioramento del testo in molti suoi punti, dimenticarsi tutte le battaglie fatte a viso aperto dall’inizio di questa legislatura in difesa dei diritti civili e della legalità e, soprattutto, dare per scontato che ci sia stato un accordo o, peggio, un passo indietro nostro rispetto a temi fondamentali.
Consapevoli del momento difficile siamo certi che faremo rientrare molte delusioni, soprattutto quelle in buona fede e non strumentali.
Fabio Granata
Intercettazioni, inutile nascondere la delusione
di Filippo Rossi per FareFuturo Web Magazine
Lettera aperta ai delusi.
E sì, perché questa storia delle intercettazioni, inutile negarlo, non va giù a molti. E, anche questa volta, non è affatto questione di destra e sinistra. Anche questa volta, la gabbia del bipolarismo italiano non riesce a interpretare una società molto, molto più complessa. Una società che di fronte a una “legge simbolo”, una “legge manifesto”, non può che dividersi senza seguire le dicotomie standardizzate di un bipolarismo annoiato. Ed è per questo che, allora, chi si trova in mezzo al guado, chi cerca di combattere una battaglia per una nuova politica all’interno di uno schieramento, non può che deludere, non può che deludere in primo luogo se stesso.
Perché si poteva fare di più e di meglio. Perché si ha la brutta sensazione di fare la foglia di fico di una decisione che non piace. Perché – come ha detto Fabio Granata ieri – sulla lotta alla mafia ci sarebbe ancora da cambiare. E sulle sanzioni agli editori, e sulle intercettazioni ambientali, e sui limiti temporali. Tanto è cambiato: è vero. Ma tanto forse poteva ancora cambiare. Ed è inutile nasconderla, questa delusione. Inutile nasconderla questa insofferenza verso se stessi. Verso un ruolo difficile, di persone che vogliono mettere in campo tutta la propria capacità di moderazione, di dialogo, di compromesso per fare qualcosa di buono per il proprio paese dalla posizione in cui si trovano.
È meglio urlarla con tutto il fiato in gola, questa nostra delusione. Questa nostra insofferenza. Non per modificare quello che non si ha la forza di modificare, ma per mettere ancora una volta sul piatto di un dibattito, culturale prima che politico, l’anomalia pericolosa di un’Italia che non riesce, non sa ragionare nel merito. Che deve sempre tifare e alzare stendardi di parte. Che fa politica come i ragazzi della via Pal.
C’è chi ha detto che questa legge sulle intercettazioni è uno spartiacque per la democrazia italiana: di qua la dittatura, di là la democrazia. È un’evidente esagerazione, però una cosa è certa: questa legge poteva essere molto, molto migliore. Poteva limitare le esagerazioni di una pratica spiona senza limitare la libertà d’informazione. Poteva. L’elenco è lungo. Date le condizioni, questo era il massimo che si poteva ottenere. Forse. E quel forse, inutile negarlo, pesa come un macigno. Un macigno che ancora schiaccia a terra la politica italiana.
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