Intervista di Fabio Granata su Repubblica
17 settembre 2012
«IMPARINO a dire dei no. Governare non è solo la capacità di individuare coalizioni e programmi. Ma anche la capacità di dire dei no sulle liste. Vale per tutti i candidati a governatore. Anche Miccichè impari a dire no a chi è rinviato a giudizio per mafia, corruzione o concussione. Non essere candidati non significa per forza avere ucciso. Si può anche stare fermi un giro». Non vuole passare per un moralista né per la reincarnazione di Saint Just. Ma crede che per la rinascita della Sicilia servano due “infrastrutture immateriali”: la legalità e l’ immagine. Ecco perché Fabio Granata, vice presidente di Fli della commissione nazionale Antimafia, chiede precise garanzie ai quattro principali candidati sulle “liste pulite”, con l’ applicazione del codice etico. La preoccupano anni di inchieste giudiziarie all’ Ars, che hanno coinvolto deputati e presidenti? «Molto. Occorre un passo avanti ben deciso da parte della buona politica. Nessuno può trincerarsi, come fa Musumeci, dietro l’ alibi della farina di cui si dispone. Se la farina gliela offrono Saverio Romano o Dell’ Utri sarei un po’ preoccupato. Bisogna sceglierla la farina con cui costruire la classe dirigente». Miccichè, che Fli sostiene, ha detto che valuterà caso per caso storie come quelle di Franco Mineo e di Riccardo Minardo. «Miccichè sbaglia. Il codice etico stabilisce criteri oggettivi, per evitare l’ antimafia a chiacchiere. Si evitinoi rischi di far subire all’ Ars un grave vulnus e alla Sicilia un danno d’ immagine se poi un assessore o un deputato va in galera. Lombardo ha applicato il codice su di sé: si è dimesso e non si ricandida. Fli lo applica e annunciamo un monitoraggio su tutte le liste». Lei chiede a tutti l’ applicazione del codice etico. Ma un reato qualsiasi non può essere oggetto di esclusione? «Il codice etico, che insieme a Pisanu ho scritto personalmente, è un filtro portentoso: prevede l’ impegno a non candidare chi è rinviato a giudizio per associazione a delinquere, senza e con l’ aggravante mafiosa, concussione e corruzione, traffico illecito di rifiuti e peculato. Fattispecie tutte di grave allarme sociale non reati qualsiasi. Abbiamo fissato un’ asticella abbastanza in equilibrio, né troppo alta né troppo bassa. Paolo Borsellino diceva, e io lo sottoscrivo per intero, che un politico non soltanto deve essere onesto ma deve sembrarlo». Cosa si aspetta da Miccichè e dagli altri a questo punto? «Li invito a dimostrare di non essere condizionati dai loro partiti e dalle forze che li sostengono. E c’ è una seconda questione che io pongo: la costituzione di parte civile del governo regionale al processo che si apre il 29 ottobre sulla trattativa Stato-mafia. Chi sarà governatore dovrà dare un messaggio chiaro, dicendo da che parte sta rispetto alla ‘ zona grigia’ delle collusioni tra la politica e Cosa nostra. Chi non ha questa sensibilità, non merita il consenso dei siciliani».
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