Articoli marcati con tag ‘Fli’

Fli:militanza attiva e partecipazione politica.

martedì, 29 novembre 2011

 Cosi come dopo l’assemblea costituente di Milano ci eravamo ripromessi,entro l’anno avremo celebrato (con qualche rara e motivata eccezione)l’intera stagione congressuale e ratificato la elezione di centinaia e centinaia di Presidenti di circolo e responsabili di quasi tutte le grandi città,province e regioni attraverso la partecipazione di quasi centomila iscritti.

In poco più di 1 anno,senza mezzi economici se non quelli messi a disposizione direttamente da noi, questo rappresenta un risultato straordinario e segna un’altra tappa di quella lunga navigazione o marcia nel deserto che abbiamo intrapreso per tenere ben alta la Bandiera delle nostre Idee e dei nostri valori.

Una cosa e’certa:la partecipazione, attraverso la libertà piena di adesione al partito attraverso il tesseramento,e’stata garantita in modo trasparente e assoluto . Abbiamo quindi la” struttura partito” pronta per rafforzare in modo adeguato e organizzato l’azione politica di Futuro e libertà,radicandola sul territorio e facendo partire una nuova fase aggregativa e costituente per il nostro movimento di patriottismo repubblicano. Questo mi sembra essere un importante punto di partenza e dobbiamo rapidamente sciogliere gli ultimi nodi che riguardano singole città o aree geografiche circoscritte. Nonostante questo enorme lavoro dobbiamo essere capaci di ascoltare le critiche e le segnalazioni che arrivano dal territorio ma ricordando sempre a tutti che nei movimenti politici si sta’dentro le dinamiche e le eventuali alternative si costruiscono con l’impegno e la militanza anche attraverso,quando e’inevitabile,il conflitto interno.

Bisogna in una parola bandire per sempre la logica del “allora me ne vado”,logica che non fa’parte della politica ma dei giochi infantili. Anche le “migliori ragioni”se restano rancorose analisi o asettiche prese di posizione in rete,finiscono non solo per non incidere ma a volte anche a far “rivalutare”le peggiori.

Da domani consapevolezza,militanza e partecipazione attiva per disegnare un partito sempre più all’altezza dei nostri sogni e delle nostre speranze.

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IMMIGRATI: GRANATA, CITTADINANZA A NATI IN ITALIA E` QUESTIONE DI CIVILTA`

mercoledì, 23 novembre 2011

 

La nostra proposta di legge mira a riconoscere il diritto di cittadinanza a quanti siano nati in Italia da genitori stranieri stabilmente residenti o a quanti, avendo raggiunto l’Italia da minori, vi abbiano compiuto un intero ciclo scolastico: una riforma epocale, sempre più improrogabile, che consentirebbe ad una fetta importante di giovani di essere parte della comunità nazionale.

Non amiamo definirli stranieri di seconda generazione, ma “italiani senza cittadinanza”.

Parlano italiano, spesso con inflessione dialettale, conoscono e vivono l’Italia come loro “casa”. La scoperta di non godere appieno dei diritti e dei doveri dei loro amici o dei compagni di scuola – che solitamente avviene in età adolescenziale – provoca nella gran parte dei casi un senso profondo di esclusione e di discriminazione: si crea una sorta di «terra di mezzo», dove i bambini nati da genitori non italiani crescono con un senso di frustrazione, estraniazione dal loro contesto, pericoloso per il futuro processo di integrazione e di inserimento sociale del minore. L’iter attuale di acquisizione della cittadinanza, lungo e incerto, rappresenta per molti di questi giovani italiani la prova concreta di una “diversità” inaccettabile.

 

E’ sempre più diffuso il convincimento che sia ormai antistorico negare ad un giovane nato in Italia o emigratovi da bambino il diritto di essere italiano (i dati stimano che i minori stranieri nati o comunque residenti in Italia abbiano ormai raggiunto il milione di unità), passando dai principi dello «jus sanguinis» e da un’ottica «concessoria e quantitativa» della cittadinanza, sui quali si basa la legislazione vigente, al principio dello “jus soli temperato”, condizionato dalla stabilità del nucleo familiare in Italia o dalla partecipazione del minore a un ciclo scolastico-formativo. L’ispirazione della presente proposta di legge – oltre ad avere come riferimento storico-culturale la tradizione del modello italiano, fondato su una identità dinamica ed aperta – si rifà alla Convenzione europea sulla nazionalità, del 6 novembre 1997, che prevede che lo Stato faciliti nel suo diritto interno l’acquisto della cittadinanza per le «persone nate sul territorio e ivi domiciliate legalmente ed abitualmente» [(articolo 6, paragrafo 4, lettera e)

Prevediamo al comma 1 dell’unico articolo che il minore nato in Italia da genitori stranieri, di cui almeno uno legalmente soggiornante da almeno cinque anni e attualmente residente, possa diventare cittadino italiano, previa dichiarazione di un genitore da inserire «obbligatoriamente» nell’atto di nascita. L’obbligatorietà della dichiarazione introduce, per così dire, un onere a carico dello Stato a fare sì che il diniego sia consapevole o, da un altro punto di vista, a evitare che l’omissione dell’assenso avvenga per ignoranza della norma. È un meccanismo previsto per soddisfare l’interesse dello Stato a favorire e a garantire l’instaurarsi del processo di integrazione. Se il genitore, poi, dovesse dissentire, al soggetto è comunque garantita, sulla base degli stessi presupposti, la possibilità di diventare cittadino italiano richiedendolo entro due anni dal compimento della maggiore età.

 Al comma 2 si presta invece attenzione ai minori che, seppure non nati in Italia, vi risiedano legalmente e compiano in Italia il proprio percorso formativo. È previsto che un minore diventi cittadino italiano, su istanza del genitore (o del soggetto stesso se compie la maggiore età durante gli studi), se ha completato un percorso d’istruzione scolastica o di formazione professionale nel nostro Paese.

 I commi da 3 a6 contengono la disciplina di attuazione e le misure transitorie.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Tra Sodoma e Camorra.

sabato, 17 settembre 2011

 

Ricatti e rifiuti,affari e prostituzione. Denaro e corruzione.

Tra Tarantini e Lavitola, Laboccetta e Cosentino, Mora e Fede ,papy-girls e responsabili, la compagnia di giro del centrodestra moderato (sic) italiano rappresenta un oltraggio alla dignità degli italiani.

Berlusconi e i suoi stanno distruggendo l’Italia e la sua immagine.

E’ incredibile constatare come le uniche voci coraggiose e di dissenso da questa cupio dissolvi della nazione all’interno del Pdl siano quelle,coraggiose, di Pisanu e Pecorella mentre i nostri’ ex camerati duri e puri’, a iniziare dai giovani di Atreju appaiono come delle pecorelle mansuete,allineate e coperte.

Per non parlare degli altri duri e puri della Lega,tutti zitti e in fila per due.

Per questo la destra repubblicana e legalitaria di Fli non può che lavorare per mandare all’opposizione dovunque il centrodestra decadente e corrotto che pretende di continuare a governare l’Italia e le sue Città. Costruendo politica,classi dirigenti e alleanze all’altezza del traguardo.

Per questo essere patrioti repubblicani significherà sempre più scombinare tutti i progetti di restaurazione di questo centro destra:con coraggio,caparbietà e

lungimiranza essere davvero futuristi. E dimostrare di avere colto il senso profondo e la ribellione radicale di quel dito puntato da Gianfranco Fini contro l’illegalità e l’ingiustizia sociale e politica.

Chi oggi condivide questa marcia e questa difficile costruzione conservi sempre la consapevolezza,o la acquisti,del progetto politico al quale ha coraggiosamente aderito:non la costruzione del partitino moderato alleato e utile al centrodestra ma inedito e futurista lievito dell’Italia profonda e dell’Italia migliore.

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IMMIGRATI. GRANATA: SI’ A IUS SOLI TEMPERATO, NO A PROPOSTA CGIL

venerdì, 9 settembre 2011
 

“E’ mille volte piu’ italiano un ragazzino nato in Italia da genitori stranieri che un uomo politico potente che attraverso la concussione e la corruzione ruba al proprio Paese. Lancio una provocazione intellettuale, ma non troppo: in alcuni casi bisognerebbe pensare alla revoca della cittadinanza”.
Lo ha detto Fabio Granata, deputato di Futuro e Liberta’, durante il dibattito ‘Italiani senza cittadinanza’ in corso a Mirabello alla festa nazionale di Fli.
Rispetto al referendum proposto dalla Cgil per una legge sulla cittadinanza ispirata al modello dello ‘ius soli’ (e’ italiano chi nasce in Italia), Granata ha commentato: “La proposta di Fli, che abbiamo lanciato con una proposta di legge di iniziativa popolare, sulla falsariga del ddl Sarubbi-Granata, prevede lo ius soli temperato: e’ italiano chi nasce da genitori residenti da almeno cinque anni in Italia o compie nel nostro paese un intero ciclo di studi. La proposta della CGIL e’ invece pericolosa, creerebbe un inaccettabile turismo di partoriente per la cittadinanza, rischiamo di assistere a viaggi di carrette del mare che portano donne incinte disperate, che sfidano la morte pur di dare ai propri figli un passaporto europeo”.

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Granata avverte Fini: “Senza coraggio siamo finiti”

martedì, 6 settembre 2011

 

intervista da:  Il Fatto Quotidiano del 6 settembre 2011

Uno dei fedelissimi del presidente della  Camera prende le distanze da Futuro e libertà. “Manca lo spirito fondativo di un anno fa – dice – . Il partito oggi è solo al 3%”. Però conferma: “Mai con il Pdl”

La verità è che siamo a metà strada. Siamo a metà di quel deserto che Fini ci ha chiesto di attraversare”, sospira Fabio Granata. E forse, qualcuno dei finiani di ferro, inizia ad avere il fiatone. Certo non lui, non il “falco” per antonomasia, acclamato dalla base di Fli per le sue posizioni “bianche” o “nere”, mai grigie. Meno apprezzato dai compagni di viaggio, per lo stesso motivo. Dal primo settembre è tornata la Festa Tricolore di Mirabello, dove l’anno scorso il presidente della Camera aveva definitivamente sancito lo strappo da Silvio Berlusconi. Entusiasmo, gioia, orgoglio, fiducia e speranza tra i suoi. A loro aveva chiesto di essere “granitici”. Passato un anno, la roccia si è sgretolata. E chi è rimasto continua a litigare, su tutto.

Onorevole, ora vi siete divisi anche sull’appoggio al referendum contro il Porcellum.
C’è una questione aperta sul metodo. Alcuni di noi pensano che il quesito possa non risolvere il problema. Però a maggioranza abbiamo deciso l’appoggio al comitato.

Qualche divisione c’è stata.
Senta, la nostra gente chiede due cose: di scegliere la forma di governo e di eleggere il proprio deputato. Basta con le deleghe in bianco alle liste dei partiti, anche se non ci conviene.

Altra questione: il Molise. Tra voi c’è chi vuole appoggiare il presidente uscente, Iorio, del Pdl.
Qui è vero, siamo divisi sul territorio: una metà è pronta a sostenere la giunta uscente, mentre l’altra è orientata su Frattura, uomo del centrosinistra (con passato in Forza Italia). Credo che Iorio abbia promesso qualche posto in lista.

La discussione non è solo a livello locale.
Bè sì, è un fatto d’immagine. Sta di fatto che gli ultimi sondaggi ci danno al 3,3 proprio perché non siamo stati in grado di coltivare quello slancio iniziale, nato dalla rottura con Berlusconi.

Quindi?
Non possiamo appoggiare Iorio, sia perché è il candidato del Pdl, sia perché inquisito.

Chi lo sostiene a livello nazionale?
C’è stata una spaccatura.

Bocchino chi appoggia?
Iorio.

Mentre chi è d’accordo con lei?
La Perina, Raisi, Croppi, Della Vedova e altri. La maggioranza.

In questo momento politico, cosa teme?
Siamo stati determinanti per la rottura del sistema berlusconiano e non vogliamo ritrovarci sotto le macerie proprio nel momento in cui sta crollando.

Come potete evitarlo?
Dobbiamo interpretare un ruolo vicino a una certa posizione culturale. Quindi legalitaria, repubblicana e costituzionale. Più una capacità di esprimere innovazione e coerenza aggrappati al filo rosso di quella frattura politica.

Al contrario, sono più frequenti le oscillazioni…
Lo so. E le dirò di più: il problema non è Berlusconi, ma il berlusconismo. Il problema sono La Russa e Bondi. Cosentino e Dell’Utri. Il problema è la questione morale.

Alfano è un interlocutore?
No! E come? È stato il ministro portatore di tutti gli interessi, di tutte le leggi ad personam, principale esecutore degli ordini di un certo berlusconismo. Con lui non possiamo parlare. Eppoi ha anche ricandidato Berlusconi. Tolto lui, sopravviverà quello che ha costruito, e qualcuno al nostro interno deve rendersi conto di questo.

Lei sembra molto lontano dal Bocchino di questi tempi.
Ribadisco: oggi siamo al minimo storico, al 3,3%, mentre a novembre dello sorso anno eravamo all’8,5. Questo è un fatto. Come è un fatto che vinciamo dove ci presentiamo all’opposizione del Pdl. È accaduto in Sicilia e in Sardegna. Lì abbiamo intercettato anche un voto di sinistra e abbiamo sfiorato il 9%.

Lei parla a nuora-Bocchino perché intenda suocera-Fini?
Il presidente deve fare un passo avanti: ben venga il suo tour per il Paese, previsto subito dopo Mirabello. Non solo…

Cosa?
Deve arrivare un messaggio più chiaro.

Ce lo dica…
Se la scelta del Terzo polo è strategica, deve essere ovunque e al primo turno.

Rispetto a un anno fa, cosa avete perso?
Siamo nel cuore della traversata del deserto.

Siete stanchi?
No, ma non dobbiamo perdere il senso e la direzione di marcia.

E qual è?
Costruire un’Italia diversa dal berlusconismo, altrimenti ci dissolviamo.

E poi?
Tornare alla forza, all’intuizione che ha avuto Fini nel creare un soggetto identitario attraverso argomenti chiave. Senza questi, anche lui cade nel gradimento.

Quali argomenti?
Legalità, difesa dei diritti civili, cittadinanza per i figli di immigrati, contro gli sprechi della politica. E anche il voto sull’Ici alla Chiesa mi lascia perplesso. Noi dobbiamo separare ciò che è di Cesare, da ciò che è di Dio.

Sarà contenta l’Udc…
Bè, in certe cose ci possiamo anche dividere.

Ancora?
Senta, noi dobbiamo ritrovare lo spirito di un anno fa, altrimenti è finita.

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PROCESSO LUNGO: GRANATA, NORME VERGOGNOSE

giovedì, 28 luglio 2011

 

Le norme proposte sul processo lungo sono vergognose e rappresentano un altro tassello di ‘dialogo’ con cricche e organizzazioni criminali. 

Caro Alfano, altro che partito degli onesti: state distruggendo lo Stato di diritto e devastando il processo penale. Le mafie, le cricche, le massonerie deviate ringraziano e il nuovo Guardasigilli dovrebbe dimettersi prima ancora di insediarsi’.

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Intervista di Fabio Granata a l’Espresso.repubblica.it

martedì, 12 luglio 2011

Granata: “Fini e Di Pietro, futuri alleati”

Fabio Granata

“Gianfranco e Tonino sarebbero perfetti per costruire insieme il nuovo partito della nazione e della legalità. Non staremo mai più con il Pdl. Urso e Ronchi? Due infiltrati, meno male che se ne sono andati”. Parla Fabio Granata, ‘falco’ di Futuro e libertà

 
Granata, Gianfranco Fini deve fare un altro partito?
Dio ce ne scampi e liberi, dobbiamo ancora fare questo. A parte le battute, la provocazione di Filippo Rossi è comprensibile, ma i nodi che si sono sciolti in questi giorni con l’allontanamento di Urso, Ronchi e Scalia, le uniche tre persone che realmente non credevano a questo progetto e tra l’altro solo per motivi di organigrammi, rende più chiaro lo scenario.

Non mi dica che va tutto bene.
Non va tutto bene. Le criticità sono tantissime. Bisogna recuperare lo spirito delle origini e avere il coraggio di definirci più sull’identità culturale e politica che sulle alleanze. Del resto trasformare un grande movimento di opinione che ha in Fini un punto di riferimento in un partito organizzato è un’operazione difficilissima e che richiede tempo. Soprattutto quando costruita su una identità che vuole superare le categorie del 900.

Cosa intende per “spirito delle origini”?
Lo spirito irriverente, innovativo, riformista di Bastia Umbra. Posso dirlo? Più riformista e innovativo che moderato. Non si può giocare questa partita sul fronte del moderatismo. Se il moderato in Italia è rappresentato da La Russa e Gasparri, allora è un termine che va profondamente rivisto.

Bisogna eliminare, come scrive il Futurista, “i feudi, i padroni, i signori delle tessere”?
E’ qualcosa che si dovrà fare, ma non credo abbia la dimensione e la gravità della denuncia di Rossi, che pure ha una funzione di stimolo. Ci sono situazioni locali che ci preoccupano, come la Liguria, ma da qui a parlare di “signori delle tessere” ce ne passa. Bisogna vigilare. A Rossi chiedo ironicamente, quale tipo di investimento sarebbe quello sulle tessere di un partito come Fli? Mi sembra una cosa paradossale. Ben vengano coloro i quali fanno le tessere, l’importante è che passino il nostro codice etico.
Un mea culpa?
Abbiamo perso molti consensi votando la riforma Gelmini. In quella fase avevamo un grande consenso soprattutto tra i giovani, che non hanno apprezzato. E poi c’è stata sicuramente qualche contraddizione interna. Ronchi e Urso sono stati per mesi nel partito solo per logorarlo dall’interno, quasi avessero il mandato da Berlusconi per farlo.

Avevano o no questo mandato?
A mio avviso ce lo avevano, anche perché se ne sono andati senza portarsi dietro neppure un consigliere di quartiere. Si doveva dare l’idea, attraverso il depauperamento del numero dei parlamentari, dell’affievolirsi del progetto.

Urso e Ronchi infiltrati di Berlusconi.
Sono persone che rappresentano malamente se stessi. Persone che hanno avuto un ruolo soltanto perché concesso da Fini. La nostra opinione pubblica è disgustata da quanto hanno fatto, e c’è un generale e diffuso festeggiamento in tutti i circoli di Fli perché se ne sono andati.

Come vede il futuro del partito?
Il terreno del conflitto si è spostato dal Parlamento alla società. Sel, per esempio, è al 9% senza avere gruppi parlamentari. Noi stiamo lanciando due leggi di iniziativa popolare, con raccolta di firme, sull’abolizione delle province e sulla cittadinanza per ragazzi nati in Italia da genitori non italiani regolarmente residenti. Io sono fiducioso: il progetto di una destra legalitaria, attenta ai diritti civili e degli immigrati e che ha consentito di far crollare il moloch berlusconiano, ripagherà in maniera adeguata quando ci saranno le elezioni politiche.

Eppure i sondaggi non prevedono da tempo risultati a due cifre…
All’inizio c’era una grande suggestione legata all’atto di rivolta di Fini contro l’illegalità diffusa e contro l’appiattimento sulla Lega, i grandi temi all’ordine del giorno e su cui il Pdl è morto. Ma la possibilità di costruire il progetto di Futuro e Libertà è legato fortemente a quella di avere Fini in campo a mani libere, non più da presidente della Camera ma da leader politico.

Gli elettori sembrano non capire se stiate al centro, con Casini e Rutelli, o a destra.
Il terzo polo per noi non è un’operazione neo-centrista o democristiana. Si tratta di rompere questo bipolarismo ipocrita e rifare il partito della Nazione. Al suo interno noi giochiamo il ruolo della destra, così come Casini rappresenta il centro e Rutelli l’ala riformista.

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FLI SICILIA, GRANATA: ”La defezione di Scalia dispiace umanamente ma politicamente è ininfluente e contribuisce anzi a far chiarezza”

lunedì, 11 luglio 2011

 

 

 FLI deciderà domani a Roma in un vertice tra Bocchino, Briguglio e Granata con i parlamentari nazionali e regionali e i massimi dirigenti l’assetto commissariale per governare il partito e preparare il Congresso Regionale che si terra’ entro l’anno.

“Umanamente sono dispiaciuto della defezione di Pippo Scalia dal nostro progetto- commenta l’on.Fabio Granata- :evidentemente le marce nel deserto non gli si addicevano e le sirene del berlusconismo hanno prevalso. Ma il nostro progetto politico di costruzione di una Destra legalitaria,repubblicana, costituzionale ed europea al fianco di Gianfranco Fini va avanti, forte degli ultimi risultati siciliani e della ininfluenza politica sostanziale dell’abbandono di Scalia”.

“Infatti dai deputati regionali a quelli nazionali,dai consiglieri comunali e provinciali ai responsabili dei Circoli nessuno lo ha seguito e tutti hanno confermato fedeltà a Fini e a Fli.Si può dire anzi che e’stata fatta chiarezza”.

“Da domani- concluide Granata- con gli alleati del Terzo Polo potremo costruire la definitiva sconfitta del berlusconismo partendo proprio dalla Sicilia”.

 

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CITTADINANZA: GRANATA, PETIZIONE FLI PER LA VERA GENERAZIONE ITALIA

giovedì, 7 luglio 2011
 

 Il coordinatore nazionale delle iniziative esterne di FLI, Fabio Granata, annuncia la decisione di lanciare, parallelamente alla proposta di legge di iniziativa popolare sull’abolizione delle province, quella sulla cittadinanza ai giovani immigrati di seconda generazione, attraverso l’applicazione dello ius soli temperato.
In linea con le battaglie di questi anni, FLI chiedera’ agli italiani il sostegno alla proposta di riconoscimento di cittadinanza ai giovani nati in Italia da genitori immigrati regolarmente residenti nel nostro paese. E’ un segno di civilta’ e di riconoscimento di piena partecipazione alla vita della nazione per tanti giovani italiani per nascita e per cultura: la vera generazione Italia.

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GRANATA AL RIFORMISTA: “La nomina di Alfano è solamente il maquillage della disperazione”. L’esponente di Fli esclude categoricamente qualsiasi ritorno al passato, tanto meno nella «casa dei moderati» proposta da Alfano: “Si rivolgano soprattutto all’Udc e a Casini”.

martedì, 7 giugno 2011

FABIO GRANATA intrevistato da Francesco Persili per il Riformista-

7 giugno 2011

«Siamo nati per cambiare l’Italia, non per fare alleanze retrospettive col Pdl»: Fabio Granata, tra i falchi di Futuro e Libertà, non crede alla «rifondazione pidiellina» di Scajola, né alla muova casa dei moderati» del neo segretario azzurro Angelino Alfa-no: «Si tratta di un’operazione di facciata, una mossa dettata dalla disperazione. Se Alfano gestirà il partito così come ha gestito la giustizia, agirà solo in nome e per conto di Berlusconi. Non vedo nessun elemento di novità».

Esclude, dunque, che Fli possa tornare a dialogare con il Pdl?

Non ho mai percepito nelle ultime dichiarazioni di Scajola e Alfano un riferimento a Fli, hanno parlato soprattutto di Casini e dell’Udc. Questa apertura è stata colta all’interno del nostro partito solo da chi soffre di nostalgia per il Pdl. Noi stiamo lavorando per radicare il nuovo Polo nella prospettiva di un’uscita dal bipolarismo fallimentare e per aprire la nuova fase della Terza Repubblica.

Pensa che sia stato un errore sciogliere An?

Con i se e con i ma, in politica, come nella vita, non si va lontano. Fini si rese conto che buona parte del gruppo dirigente era già berlusconizzato e ha provato a giocare la partita in campo aperto per vedere se le idee e i valori della destra europea potessero trovare spazio nel Pdl.

Nessuna nostalgia?

Non abbiamo nostalgie né verso un progetto nato morto come quello del Pdl, né per future case comuni, anche perché se, poi, l’invito viene da Scajola, è abbastanza inopportuno. A differenza sua, siamo abituati a stare all’interno di case di cui conosciamo la proprietà.

Lo sbocco per il Terzo Polo è l’alleanza con il Pd?

È troppo presto per dirlo, non è ancora il tempo delle alleanze ma di politiche di identità e radicamento sul territorio. A seconda dello scenario politico e della legge elettorale che si proporrà prima delle prossime elezioni, poi, decideremo con gli alleati del nuovo Polo. Con il centrosinistra si possono fare insieme le riforme: dalla legge elettorale alla Costituzione, che non è un tabù, e si può modificare, a partire dal superamento del bicameralismo perfetto con un Senato delle regioni.

Ritiene che l’alleanza tra moderati e progressisti sia già un fatto politico nell’elettorato?

Condivido profondamente l’analisi che fa Bersani sull’unione degli elettorati, come è stato dimostrato dai ballottaggi a Milano e Napoli, e, soprattutto, in tema referendario.

Ronchi ha detto che voterà quattro no. Teme rotture all’interno di Fli?

Sulle questioni più importanti, dai ballottaggi ai referendum, Ronchi e, in parte, Urso si trovano sempre in disaccordo, la posizione di Fli, invece, lascia libertà di coscienza ma invita a votare. Voterà quattro sì? Si, anche ai referendum sull’acqua. La liberalizzazione così come viene concepita è solo la privatizzazione di un bene pubblico, anche la Chiesa ha questa posizione. Ronchi mi ha accusato di portare indietro Fli di 20 anni e di trascinarla sulle posizioni di Di Pietro. Lui, e pochi altri, invece, vogliono portare indietro Fli di un solo anno, dentro il Pdl.Solo che nessuno di noi ci sta.

Non crede al rilancio del Pdl?

Non credo, il Pdl è fallito, è il partito del predellino, è uno strumento del berlusconismo, bisogna andare oltre. Se uno ci crede, resta con Fli oppure si può accomodare con Alfano e Scajola a cercare di ricostruire il Pdl. Un’esperienza chiusa, che non ci riguarda.

Nemmeno se Berlusconi dovesse fare un passo indietro?

Lo escludo. Il Pdl è un partito personale, il suo progetto è strettamente connesso a Berlusconi. In uno scenario di scomposizione del quadro politico, si apre una nuova fase. La Lega ha posizioni incompatibili con il processo di evoluzione della destra che si deve muovere, invece, nella prospettiva ambiziosa del partito della Nazione e del patriottismo repubblicano.

Auspica, invece, un passo avanti di Montezemolo?

Montezemolo è uomo di qualità che ha fatto cose importanti per l’Italia ma ritengo che la politica debba mantenere una sua specificità. Si apre una fase nuova, in cui credo che i gruppi dirigenti debbano dimostrare autonomia dal mondo delle imprese. Il nuovo Polo, ad esempio, ha al suo interno leader che possono dare un valido contributo per riformare l’Italia.

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