Articoli marcati con tag ‘Gianfranco Fini’

L’appello del falco: ‘Presidente, recuperi anche me!’

giovedì, 19 agosto 2010

Caro Presidente Berlusconi,

ho letto della sua volontà di recupero, sotto la sua ala magnanima e protettrice, dei ‘finiani moderati’…  a parte che lei (ed è la sua parte, mi creda, che maggiormente apprezzo) non è mai stato moderato in niente e riconoscendo in questo qualcosa che ci accomuna profondamente, so per certo che i moderati non le stanno simpatici neanche un po’.

E allora, mi ascolti, recuperi i falchi. Mi recuperi!!!

In fondo basta poco: inizi convincendosi che Dell’utri (con annessi eroi) Cosentino e famiglia, Verdini e commensali non le sono esattamente di grande utilità lungo il difficile percorso di costruzione di una grande forza europea e modernizzatrice.

Mi ascolti. Li faccia dimettere e li reimpieghi in altre delle sue molteplici attività: hanno capacità e relazioni, seppur pericolosissime, utili a quasivoglia impresa, tranne alla più nobile: quella politica.

Poi ci proponga una riforma della giustizia che velocizzi i processi, senza farli andare in prescrizione, dando giustizia sia alle vittime che agli innocenti e dia risorse ingenti e nuove professionalità e strumenti alle Procure e alle forze dell’ordine, magari smettendo di insultare le prime e trovando i soldi per gli straordinari alle seconde.

Metta definitivamente da parte scudi, lodi e leggi ad personam: vada, invece, alla fine del suo mandato, a difendere davanti ai giudici il suo onore e la sua sacrosanta volontà di rivendicazione della sua trasparenza.

Il 19 luglio, poi, lasci stare il Premio Aznavour e venga con noi in Via D’Amelio a ribadire all’Italia chi sono gli eroi, senza se e senza ma!

Inoltre applichi alla politica del suo Governo il suo indiscutibile amore per la bellezza italiana, espellendo senza bisogno di probiviri, chiunque proponga condoni e sanatorie, avviando la più grande azione di ripristino della bellezza e del paesaggio di tutti i tempi, bloccando cemento, pale eoliche e speculazioni edilizie, con buona pace di cricche e mafie.

Non le chiedo, pur non essendo moderato, di sostituire i triumviri con Bocchino, Briguglio e Granata poiché con questa operazione perderebbe molte colombe finiane e non sarebbe un buon consiglio, ma almeno sostituisca gli attuali attraverso un sorteggio tra tutti i parlamentari del Pdl: se esclude gli ex An (che, oggettivamente, potrebbero aggravare la situazione) non potrà che rilanciare il partito, chiunque venga sorteggiato.

Oppure, con decisionismo schimttiano nomini Fabrizio Cicchitto: è leale senza essere servile, è uno dei pochi ad aver letto qualche migliaio di libri, è ironico e, mi perdoni Presidente, è anche romanista come me (quindi abituato anche alle sconfitte)!

Sostituisca poi, la prego, Capezzone… lo mandi al Grande Fratello e metta al suo posto Mara Carfagna: bella, onesta, di buona famiglia, intelligente.

Due ultime richieste: richiami Kakà e Sheva e ridia il Milan a Leonardo, riconquistando così, oltre il falco padre,la falchetta Andrea, milanista che non gliele ha mai perdonate.

Infine, vada a trovare Gianfranco Fini (dopo aver spostato Feltri a dirigere Chi, dove farà cose egregie) e gli chieda scusa per tutto, iniziando a pensare che in politica la discussione, il confronto, la trasparenza, la legalità non sono il demonio ma l’unico metodo per far diventare un grosso partito, un grande partito per “far bene cose di interesse comune”.

Presidente, in attesa della sua risposta, ho il dovere però di sottolinearle l’unico rischio della mia piattaforma: ‘ritrovarci’ con un Pdl fatto da 34 deputati e 10 senatori. Sono i rischi dell’audacia!

Contro tutti i moderati e i moderatismi, hasta la Victoria Presidente.

Fabio Granata (falco)

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Un futuro da ricordare

lunedì, 16 agosto 2010

“Pensiero meridiano è quel pensiero che si inizia a sentir dentro laddove inizia il mare, quando la riva interrompe gli integralismi della terra, quando si scopre che il confine non è un luogo dove il mondo finisce, ma quello dove i diversi si toccano e la partita del rapporto con l’altro diventa difficile e vera”.

Questa straordinaria metafora, tratta da Pensiero Meridiano di Franco Cassano, può rappresentare uno spunto di grande rilevanza nella costruzione di un nuovo profilo culturale e politico della Destra italiana.

Quella Destra che, per dirla con Montanelli, c’era prima di Berlusconi e ci sarà dopo di lui.

Parlare di Destra Politica è indispensabile anche per chi, come me, ritiene che le vecchie categorie del 900 abbiano perso senso e capacità di “spiegare il mondo”: indispensabile per evitare strumentalizzazioni da parte di chi ci dipinge come “di sinistra” o addirittura comunisti e sopratutto per sgombrare il campo dai “distinguo” e dagli alibi  di alcuni, forse spaventati dall’essersi allontanati dalla confortevole protezione di Silvio Berlusconi.

Noi dobbiamo costruire, con gli arnesi culturali dell’attualità, una politica che non sia condizionata dall’economia ma che ne guidi i processi, che non assecondi sempre e comunque gli istinti retrivi del popolo ma sappia indirizzarli al bene comune. Una politica attenta alla coesione sociale della Nazione e alla sostenibilità dello sviluppo, alla tutela del patrimonio culturale e alla difesa del paesaggio e delle nostre belle città.

Una politica che sappia fare un passo avanti nel contrasto a tutte le mafie e cricche, sostenendo le procure, i magistrati, le forze dell’ordine con parole adeguate, atti legislativi, strumenti e risorse e non si accontenti dell’autoreferenziale elencazione, dal forte sapore di propaganda, di arresti e confische poste in essere dalle stesse Procure continuamente oltraggiate, vilipese, guardate con sospetto e mai sostenute.

Una politica che sappia declinare una difesa dell’identità e dell’unità nazionale che sia anche “pensiero meridiano”, attenzione ai territori, esaltazione delle differenze e specificità del palinsesto complesso, variegato e bellissimo della nostra Italia.

Le categorie politiche del 900, basate sulla contrapposizione radicale di “destra e sinistra” hanno esaurito la loro funzione. Siamo in una fase di trasformazioni e di passaggi.

Si tratta di porre le basi di un progetto ambizioso che sappia affrontare le sfide della modernità senza rifuggiarsi nel passato delle radici, guardando al futuro che certo è vitale solo se è consapevole della sua storia e delle sue tradizioni, vitali solo perché continuamente rinnovate.

Al di là e oltre le imprese realizzate nei secoli passati, la consapevolezza dell’eccellenza italiana può essere strategicamente coltivata da una nuova forza politica per un grande disegno di Rinascita nazionale, oltre le angustie e le miserie del presente.

“Ci sono esperienze che con l’aumento della velocità si deteriorano profondamente o addirittura scompaiono, dall’amore e la cura per l’altro alla riflessione, dall’educazione alla convivialità, a tutte quelle attività che, per esistere, hanno bisogno di respirare un tempo largo, di disporre dell’ossigeno della durata…”

A Settembre, su queste coordinate, costruiremo, attorno a Gianfranco Fini, il profilo di una forza politica modernissima ma intrisa di Memoria Storica.

Culturalmente consapevole ma popolare.

Una forza in grado di progetti lungimiranti e all’altezza del Modello Italiano.

Un Modello, per nostra fortuna, ben distinto e distante dal berlusconismo privo di anima, dall’affarismo privo di progetto e dal rancoroso “tribalismo” della Lega.

Un Modello per la nostra Italia.

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Tutto iniziò in via D’Amelio

martedì, 10 agosto 2010

“L’eroe è Paolo Borsellino. Mangano è un cittadino condannato per mafia, certamente non è un eroe”.

Queste parole di Gianfranco Fini, pronunciate in via D’Amelio davanti al popolo delle ‘agende rosse’ hanno rappresentato l’inizio dello scontro politico più aspro degli ultimi anni.

E’ oramai evidente che lotta alle mafie, legalità, questione morale rappresentano argomenti off limits nel Pdl, se utilizzati fuori dalla propaganda autoreferenziale del Governo.

Lo diventano ancor più se posti a fondamento di una grande esigenza di verità e giustizia sulle mafie e sul rapporto mafia/politica/economia.

In questa logica aver stigmatizzato la mancata concessione della massima protezione a Spatuzza per una discutibile e contrastata decisione della Commissione presieduta da Alfredo Mantovano suonò come provocazione inaccettabile, nonostante quattro Procure attestassero l’attendibilità piena del pentito considerato fondamentale per arrivare a ricostruire l’attentato di via D’Amelio dopo la colossale opera di depistaggio portata avanti attraverso la finta ricostruzione di Scarantino. A verbale di quella decisione certamente è riscontrabile la contrarietà dei magistrati e Mantovano, successivamente raggiunto dalla sentita solidarietà di tutte le colombe in servizio permanente effettivo, porta con sé la responsabilità e il peso di quella decisione.

Oggi che, di fronte ad una ciclopica questione morale che investe la classe politica e di governo, tutte le attenzioni sono concentrate sulla vendita di un appartamento da un partito a privati, noi non perdiamo d’occhio gli obiettivi e le questioni vere.

Noi che eravamo a via D’Amelio accanto a Fini e che lì siamo idealmente rimasti a contrastare affari, complotti e una visione della politica legata al servilismo e agli affari, quando non condizionata dal potere mafioso.

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Legalità e patriottismo repubblicano: questo è il cammino

giovedì, 5 agosto 2010

E’ vero: in molti ieri avremmo istintivamente e convintamente votata la sfiducia a Caliendo.

Ma ci sono passaggi della vita politica dove bisogna far prevalere la lungimiranza e la prospettiva e, come dice una mia amica, contare fino a cento.

Ieri non abbiamo voluto dare alibi a chi ci ha deferito ai probiviri per eccesso di legalità e di antimafia.

A chi, con un documento vergognoso e stalinista ha cacciato Gianfranco Fini dal Pdl, ritenendo che il partito nel quale avevamo fatto confluire la storia antica e nobile della destra italiana resa moderna e radicata grazie al coraggio e alla modernità del suo leader, fosse semplicemente una delle sue tante aziende.

Non abbiamo dato a Silvio Berlusconi la possibilità di poter indossare i panni della vittima e chiedere elezioni subito, facendo prevalere la logica del tanto peggio tanto meglio. Tanti italiani che in questi mesi ci hanno seguito con speranza ed entusiasmo devono sapere e credere che la battaglia per costruire un Italia diversa va avanti e ha mosso solo i primi passi.

E, tra tante critiche che accettiamo, li invitiamo a non dimenticare mai ciò che in questi giorni, formidabili, abbiamo determinato, imponendo finalmente all’opinione pubblica l’idea di una destra attenta ai valori della legalità e testimone di patriottismo repubblicano: lo abbiamo fatto a Palermo insieme a Gianfranco Fini in Via d’Amelio, in Parlamento modificando radicalmente, e sostanzialmente fermando, la sciagurata legge sulle intercettazioni telefoniche e ambientali.

Lo abbiamo fatto imponendo le dimissioni di Brancher, di Scajola e di Cosentino e reclamando quelle di Verdini. Lo abbiamo fatto sostenendo l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine contro tutte le mafie militari ma anche economiche e politiche.

Alla ripresa ci batteremo per l’immediata approvazione di un rigorosissimo ddl anticorruzione e diremo un netto no ad altre leggi ad personam. In Parlamento porteremo i nomi delle decine di inquisiti candidati ed eletti nei Consigli Regionali, Provinciali e Comunali, inchiodando i partiti alle loro responsabilità.

Per questo, senza presunzione ma con lucida consapevolezza, chiediamo agli italiani, di destra e di sinistra e a tutta quella gente per bene che reclama una nuova politica, di non metterci in croce per un voto. Da oggi in Parlamento, grazie alla nostra iniziativa, si è creata una vasta area parlamentare, maggioritaria, che sui temi della legalità e del contrasto alle mafie e su quelli della difesa dei valori repubblicani, non permetterà più strappi e deviazioni.

A settembre ne vedremo delle belle…

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Incompatibili

venerdì, 30 luglio 2010

All’inizio fu Giuliano Urbani: nel suo stile sobrio e elegante, a chi gli chiedeva come avrebbe potuto giudicare Fabio Granata da probiviro, replicava sottolineando una profonda incompatibilità culturale nei confronti del Pdl.

Ieri il documento partorito dall’ufficio politico del partito di Silvio Berlusconi ha utilizzato lo stesso concetto per sottolineare le “colpe” di Gianfranco Fini oltre che per motivare (si fa per dire…) il mio deferimento insieme a quello di Italo Bocchino e Carmelo Briguglio.

Se la mente corre agli ultimi mesi riesce con facilità ad individuare questa incompatibilità.

Siamo incompatibili con un partito che esprime piena e convinta solidarietà a chi, condannato in appello per associazione mafiosa, come prima dichiarazione, proclama l’eroismo di un capomafia palermitano.

Siamo incompatibili con un Ministro che non riesce a darsi pace sui motivi misteriosi per i quali, qualcuno alle sue spalle, gli ha acquistato un appartamento.

Siamo incompatibili con un partito che ritiene di poter lasciare come coordinatore regionale in Campania un suo dirigente colpito da mandato di cattura per associazione camorristica e che, dopo essere stato costretto, a causa di una ennesima e gravissima inchiesta giudiziaria, dalla nostra azione intransigente a rassegnare le dimissioni, da Sottosegretario all’Economia, riceve la piena e convinta solidarietà del partito stesso.

Siamo certamente incompatibili con un partito nel quale un coordinatore nazionale ritiene normale, al di là degli aspetti giudiziari, incontrare regolarmente personaggi fuoriusciti dalle ombre piu oscure della Prima Repubblica, faccendieri e magistrati infedeli, per costruire, in febbrile collaborazione  con alcuni dei personaggi prima citati, dossier vergognosi contro dirigenti dello stesso partito, pressioni nei confronti degli organi giurisdizionali e affari.

Per questa nostra incompatibilità in Parlamento si apre oggi una nuova pagina della storia repubblicana attraverso la formazione di gruppi parlamentari che si sentono ancora fortemente incompatibili con una visione proprietaria della politica e ne hanno invece una legata al bene comune, alla legalità repubblicana, al rispetto dei diritti civili, alla coesione sociale e al grande patrimonio dell’Unità nazionale.

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Avanti verso la verità sulle stragi

giovedì, 22 luglio 2010

Il Giornale lo ha attaccato senza troppi complimenti, accusandolo di usare e strumentalizzare le inchieste sulle stragi per combattere la sua battaglia politica dentro il Pdl e contro Forza Italia. Fabio Granata, il finiano più eclettico e meno ortodosso, l’uomo del presidente della Camera in commissione antimafia, risponde rilanciando: “Queste sono vere e proprie miserie. Chi le scrive non solo mente e prova ad infangarmi, ma si allontana dalla verità”.

Leggi l’intervista a Fabio Granata pubblicata su Il Fatto Quotidiano di oggi

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Espelleteci tutti

mercoledì, 14 luglio 2010

Conoscete Mauro La Mantia? Io lo conosco da 16 anni. Lo ricordo adolescente, con il megafono, alla prima fiaccolata per Paolo Borsellino. Ne ho poi seguito le lotte studentesche e universitarie, la crescita politica fatta di sacrificio e militanza, fino al meritato riconoscimento del coordinamento dei nostri giovani in Sicilia, protagonista insieme a Carolina e tanti altri ragazzi siciliani di quella trama di lotte e memorie che ancora oggi ricorda ai palermitani che è meglio un giorno da Borsellino che cento da Ciancimino. Mauro non appartiene a Generazione Italia. Non è ”finiano”… ma è bastata un parola di condanna e indignazione contro il nuovo processo di beatificazione del mafioso Mangano dal pulpito di una condanna a 7 anni per associazione mafiosa a farlo mettere in croce.

Personalmente ero un po’ diffidente, lo confesso, verso Giulia Bongiorno. Per me, cresciuto nella temperie di quelle lotte e di quell’impegno, essere stata l’avvocato di Giulio Andreotti rappresentava elemento di perplessità. Poi via via ne ho apprezzato la straordinaria preparazione giuridica affiancata ad una sensibilità politica invidiabile.

Giulia non era cresciuta certamente con qualche forma di sudditanza verso la magistratura ma una conduzione improntata alla legalità repubblicana della Commissione Giustizia della Camera è stato elemento sufficiente a farla etichettare come “una pericolosa giustizialista” da eliminare.

Italo Bocchino lo ricordo dalla stagione del Fuan. Ho sempre avuto molta simpatia nei suoi confronti anche, e forse, perché portatore di una antropologia e di una cultura politica molto diversa dalla mia. Italo ha sempre rappresentato una visione moderata e conservatrice della destra italiana, brillante braccio destro di Pinuccio Tatarella, ministro dell’armonia, ai nostri occhi di militanti della sinistra interna era quasi un democristiano. Da quando, con la sua sagacia comunicativa, reclama legalità e trasparenza ai vertici del Pdl, è diventato tout court un pericolosissimo megafono delle Procure.

Beppe Pisanu, grande allievo di Aldo Moro e straordinario Ministro degli Interni del precedente Governo Berlusconi, ha osato far ridiventare la Commissione parlamentare Antimafia, Commissione parlamentare Antimafia e cioè un organismo che si occupa e preoccupa del rapporto mafia politica e… apriti cielo.

Quando poi temerariamente ha rilanciato la volontà politica di verità e giustizia sulle stragi del 92 e sulla trattativa Stato-mafia, è diventato seduta stante un torbido congiurato portatore di un progetto di ribaltamento della volontà popolare.

Angela Napoli, sapiente ed equilibrata parlamentare calabrese, era molto stimata per la sua competenza su scuola e pubblica istruzione, ma non appena si è schierata senza se e senza ma contro tutte le mafie e ha iniziato a denunciare l’infiltrazione mafiosa nella politica calabrese, è stata catalogata come pericolosa nemica del centrodestra.

Di Flavia Perina e dei miei amici siciliani Briguglio, Lo Presti e Scalia ho quasi pudore a parlarne, poiché oramai definitivamente ascritti alla categoria dei sovversivi o peggio.

Per il rispetto e l’affetto che ne ho, e per non offendere l’intelligenza di chi legge, ritengo inutile parlare di Gianfranco Fini e dei motivi che ne hanno causato la “caduta in disgrazia” agli occhi di Berlusconi e soprattutto dei berluschini e dei tanti che da lui hanno avuto tutto ma, sulla via di Damasco, hanno avuto un illuminazione e ne hanno finalmente scoperto la pericolosissima indole deviazionista e di sinistra, atea e forse massonica.

Per i vertici del Pdl, la questione morale non esiste e il problema gravissimo e non più eludibile siamo diventati noi piuttosto che il quadro torbido di affari, logge, dossieraggi e associazioni a delinquere semplici, segrete o mafiose che emerge.

Noi che  parliamo delle inchieste e non chi delle inchieste è assoluto protagonista, in un girone dantesco che oscilla tra banda del buco e Romanzo Criminale.

Allora, se siamo a questo, provate ad espellerci. Espelleteci tutti: per antimafia e difesa della legalità.

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Generazione Italia: da Palermo rilanciamo la sfida su legalità, identità culturale e politiche giovanili.

mercoledì, 23 giugno 2010
Immagine anteprima YouTube

Conferenza stampa di presentazione
Venerdì 25 giugno – ore 11 – Hotel Villa Igiea – Palermo

Finalmente Generazione Italia inizia il suo percorso siciliano, da Palermo e da un luogo simbolo di una certa idea della Sicilia legato all’epopea dei Florio.

In poco più di un mese sono nati spontaneamente decine di Circoli e centinaia di amministratori locali hanno aderito a quella che possiamo definire una autentica “Comunità di difesa dell’Identità e della legalità minacciata”.

Insieme a Gianfranco Fini daremo un contributo fondamentale per rilanciare in Sicilia battaglie politiche fondamentali per tutelare e rappresentare istanze di legalità e sviluppo sostenibile, guardando sopratutto alle giovani generazioni che devono essere protagoniste di una fase nuova della vita dell’Isola.

Cultura, merito, sviluppo sostenibile, coesione sociale: questo il nostro manifesto per una Sicilia che possa ridiventare “la Sicilia”.

Tornare alle nostre radici per rilanciare non folclore ma stratificazione culturale, non vuoto orgoglio ma consapevolezza.

Una Sicilia antica ma modernissima: aperta al Mondo ma ancora in grado di “pensare Greco”.

La faccia al Sole della nostra Isola!

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Qualche parola su queste ore difficili

giovedì, 10 giugno 2010

Qualche parola sul mio blog per accompagnare questo editoriale di Filippo Rossi poiché rispecchia in modo intelligente il nostro stato d’animo di queste ore. So bene che molti manifestano delusione poiché, al di là dei contenuti del provvedimento, auspicavano una rottura definitiva all’interno del Pdl. La vicenda è più complessa e deve tener conto del quadro politico ed economico dell’Italia e del senso di responsabilità che Fini, e noi che gli stiamo più vicini, deve sempre manifestare.
Mi sembra però ingeneroso non capire gli sforzi di miglioramento del testo in molti suoi punti
, dimenticarsi tutte le battaglie fatte a viso aperto dall’inizio di questa legislatura in difesa dei diritti civili e della legalità e, soprattutto, dare per scontato che ci sia stato un accordo o, peggio, un passo indietro nostro rispetto a temi fondamentali.
Consapevoli del momento difficile siamo certi che faremo rientrare molte delusioni, soprattutto quelle in buona fede e non strumentali.

Fabio Granata

Intercettazioni, inutile nascondere la delusione
di Filippo Rossi per FareFuturo Web Magazine

Lettera aperta ai delusi.

E sì, perché questa storia delle intercettazioni, inutile negarlo, non va giù a molti. E, anche questa volta, non è affatto questione di destra e sinistra. Anche questa volta, la gabbia del bipolarismo italiano non riesce a interpretare una società molto, molto più complessa. Una società che di fronte a una “legge simbolo”, una “legge manifesto”, non può che dividersi senza seguire le dicotomie standardizzate di un bipolarismo annoiato. Ed è per questo che, allora, chi si trova in mezzo al guado, chi cerca di combattere una battaglia per una nuova politica all’interno di uno schieramento, non può che deludere, non può che deludere in primo luogo se stesso.

Perché si poteva fare di più e di meglio. Perché si ha la brutta sensazione di fare la foglia di fico di una decisione che non piace. Perché – come ha detto Fabio Granata ieri – sulla lotta alla mafia ci sarebbe ancora da cambiare. E sulle sanzioni agli editori, e sulle intercettazioni ambientali, e sui limiti temporali. Tanto è cambiato: è vero. Ma tanto forse poteva ancora cambiare. Ed è inutile nasconderla, questa delusione. Inutile nasconderla questa insofferenza verso se stessi. Verso un ruolo difficile, di persone che vogliono mettere in campo tutta la propria capacità di moderazione, di dialogo, di compromesso per fare qualcosa di buono per il proprio paese dalla posizione in cui si trovano.

È meglio urlarla con tutto il fiato in gola, questa nostra delusione. Questa nostra insofferenza. Non per modificare quello che non si ha la forza di modificare, ma per mettere ancora una volta sul piatto di un dibattito, culturale prima che politico, l’anomalia pericolosa di un’Italia che non riesce, non sa ragionare nel merito. Che deve sempre tifare e alzare stendardi di parte. Che fa politica come i ragazzi della via Pal.

C’è chi ha detto che questa legge sulle intercettazioni è uno spartiacque per la democrazia italiana: di qua la dittatura, di là la democrazia. È un’evidente esagerazione, però una cosa è certa: questa legge poteva essere molto, molto migliore. Poteva limitare le esagerazioni di una pratica spiona senza limitare la libertà d’informazione. Poteva. L’elenco è lungo. Date le condizioni, questo era il massimo che si poteva ottenere. Forse. E quel forse, inutile negarlo, pesa come un macigno. Un macigno che ancora schiaccia a terra la politica italiana.

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Il Senatur pensi a se stesso. Gianfranco non ha mai tradito

lunedì, 17 maggio 2010

Casini fa già parte della famiglia Ppe. Un suo coinvolgimento nella compagine di maggioranza e di governo non potrebbe che essere positivo.

Leggi tutta l’intervista pubblicata oggi, 17 maggio, da La Repubblica

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