Articoli marcati con tag ‘Giovanni Falcone’

Giovanni vive

sabato, 21 maggio 2011

“Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.”

Con questo grande striscione saremo lunedì davanti al Palazzo di Giustizia di Roma con i giovani di Generazione Futuro, a testimoniare l’identità di una destra che onora i magistrati caduti, che contrasta tutte le Mafie, che non offende le Procure ma che si schiera con decisione a fianco delle Magistrature e delle Forze dell’ordine baluardo insostituibile di legalità.

Una Destra repubblicana, legalitaria, costituzionale ed europea che dalle sue organizzazioni giovanili ai gruppi parlamentari sarà sempre coerente e all’altezza della Memoria di sangue e di battaglie contro tutte le Mafie che il nome di Giovanni Falcone rappresenta.

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Noi, professionisti dell’Antimafia

sabato, 24 luglio 2010

In questi caldi giorni d’estate, caratterizzati da aspre polemiche sulla questione morale e sulle tragiche vicende del ’92 è risuonata spesso l’accusa di professionismo dell’antimafia, lanciata sia nei confronti di alcuni magistrati che nelle polemiche interne agli schieramenti politici.

Anche nel Pdl si è fatto spesso ricorso a queste espressione per sottolineare negativamente la predisposizione di alcuni di noi a rimuovere la cultura delle garanzie e le presunzioni di innocenza costituzionalmente garantite, attraverso la sottolineatura  delle responsabilità di pezzi delle istituzioni e della politica nella vergognosa e ciclopica opera di depistaggio e di occultamento della verità sulle stragi di mafia nella cornice delle trattative tra apparati dello stato e cosa nostra.

Professionisti dell’Antimafia: sono certo che chi utilizza questa espressione non ha né la conoscenza né la memoria storica per ricordarne le origini.

Cita Sciascia come  creatore della metafora, ma dimentica di sottolineare o, in alcuni casi  ignora, che Sciascia utilizzò questa espressione nei confronti di Paolo Borsellino poiché il grande scrittore siciliano in una prima fase non aveva compreso la portata rivoluzionaria delle metodologie d’indagine e processuali che lui e Giovanni Falcone avevano introdotto nell’azione di contrasto a cosa nostra. Sciascia si pentì amaramente di questa polemica.

Oggi, nel dilagare di una questione morale che coinvolge pezzi della politica e delle istituzioni e che costringe il Presidente Napolitano ad un rigorosissimo richiamo ai partiti ed ai corpi istituzionali per fare pulizia al proprio interno, e mentre l’azione irriducibile dei magistrati di Palermo, Caltanissetta e Firenze ricostruisce le dinamiche criminali che portarono alle stagione delle stragi e che furono attraversate da inconfessabili trattative tra la mafia e pezzi dello Stato, ecco che il nemico principale  siamo diventati noi: i “nuovi professionisti dell’Antimafia”.

Le vicende giudiziarie che riguardano Cosentino, la condanna di Dell’Utri, l’esaltazione di Mangano come eroe nazionale, l’inquietante vicenda della cosiddetta P3 che vede unite figure torbide provenienti dal passato quali Flavio Carboni, allo stesso tavolo con magistrati infedeli, faccendieri, pezzi della politica hanno lasciato perfettamente indifferenti alcuni dirigenti del Pdl che invece dimostrano tutta la loro diuturna preoccupazione, in alcuni casi vera e propria indignazione, verso coloro i quali si appellano alla legalità repubblicana e sostengono l’azione dei magistrati per ottenere verità e giustizia sulle stragi del ’92.

E’ la stessa logica secondo la quale a Casal di Principe il problema non sono i Casalesi, ma Saviano, in Italia non sono le mafie che fatturano 120 miliardi di euro l’anno, ma le opere letterario-cinematografiche che ne parlano.

Allo stesso modo nel Pdl a minare la credibilità del partito agli occhi dell’opinione pubblica e della gente comune, alla prese con una grave crisi economica e sociale non sono le cricche, le consorterie, le logge che parlano di affari, denaro, potere e dossier: il vero problema siamo noi, i professionisti dell’antimafia.

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Paolo Borsellino e il diritto alla parola

venerdì, 16 luglio 2010

Come ogni anno, lunedì a Palermo celebreremo l’anniversario della strage di Via D’Amelio con una grande fiaccolata che attraverserà silenziosamente la città fino a raggiungere il luogo dell’attentato.

Lì saranno deposte migliaia di fiammelle e sommessamente si leverà un antico canto di battaglia per onorare Paolo e gli altri caduti, ricordando che “il domani appartiene a noi”.

La fiaccolata riporta alla mente un’altra, immensa, fiaccolata che attraversò Palermo nei giorni tragici tra il 23 maggio e il 19 luglio 92. Tra Capaci e Via D’Amelio.

Era Paolo Borsellino ad aprire quella fiaccolata, lo sguardo lucido, triste ma fermo e dietro una marea di palermitani che si erano stretti attorno alle avanguardie di quella bellissima epopea della legalità.

Erano i giorni nei quali un potere occulto e criminale, dopo aver eliminato Falcone, doveva abbattere l’ultimo ostacolo a quella ignobile trattativa finalizzata a salvaguardare la vita e il potere di vecchi e nuovi referenti politici ed economici di Cosa Nostra.

Fu proprio al termine di quella straordinaria manifestazione che Paolo Borsellino prese la parola. Un silenzio surreale sembrava avvolgerlo. iniziò a parlare  per “ricordare Giovanni e i Giuda che lo avevano tradito”.

Paolo concluse quella magnifica “orazione civile” con parole fortissime e sprezzanti, tra gli applausi e le lacrime della folla, verso chi “aveva perduto per sempre il diritto alla parola”.

Dopo 18 anni e come ogni 19 luglio, ci ritroveremo ancora una volta per onorare queste Memorie.

Ci saranno i ragazzi con le magliette “meglio un giorno da Borsellino che cento da Ciancimino”, gli striscioni, i tricolori e tanti visi nuovi e antichi, ragazzi, ragazze e tanta gente normale.

Tutti insieme per partecipare e ricordare.

Sarebbe bello non dover scorgere, tra tante facce amiche, qualche presenza stonata: tutti coloro che sui temi della verità e giustizia sulle stragi e sul rapporto mafia politica non hanno assunto comportamenti rigorosi e coerenti. Chi ha appassionatamente solidarizzato con condannati per mafia esaltatori di mafiosi eroici o con chi resta attaccato alla poltrona nonostante i mandati di cattura per associazione camorristica.

Chi, da posti di responsabilità politica, non perde occasione per attaccare la magistratura compresa quella che, irriducibilmente, cerca ancora verità e giustizia su quelle stragi e pretende di individuarne esecutori e soprattutto mandanti.

In una parola, ci piacerebbe che stessero lontani dalla nostra fiaccolata e da tutte le commemorazioni in programma tutti quelli che, per dirla con Paolo Borsellino, hanno perduto per sempre “il diritto alla parola”.

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Bravo Pisanu. La battaglia per ottenere verità e giustizia va avanti.

mercoledì, 30 giugno 2010

Oggi è stata una giornata importante in Commissione Parlamentare Antimafia, grazie alla relazione di Beppe Pisanu.

Il Presidente ha infatti rilanciato con sapiente tempistica e profondità di analisi, la tesi che le stragi del ’92 non sono solo di mafia ma coinvolgono mandanti dotati di strategia politica e che le stesse coinvolgono settori deviati dello Stato. Importante e straordinaria la documentata ipotesi della trattativa anche alla luce della revoca di centinaia di misure di 41 bis nei confronti dei vertici di Cosa Nostra in concomitanza con la cattura di Riina e con la fine della strategia stragista.

La Commissione Parlamentare Antimafia tra qualche giorno andrà a Palermo a dimostrazione che sulle stragi e sulle responsabilità delle stesse non è stata posta alcuna pietra tombale, come qualcuno si augurava.

Noi vogliamo verità e giustizia su quella stagione e sui responsabili della trattativa con la mafia e finché non si accerterà chi ha voluto la morte di Paolo Borsellino, nessuno potrà costruire in Italia un futuro degno di questo nome.

E chi, in Parlamento, rappresenta il popolo italiano e vuole esserne degno non definisca mai più eroe un volgare e sanguinario capomafia.

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Festa della Repubblica. Verità e giustizia per le stragi del ‘92

mercoledì, 2 giugno 2010

La celebrazione della Festa della Repubblica cade quest’anno in un delicato contesto politico nel quale alcuni tragici avvenimenti della nostra storia recente iniziano ad essere interpretati in una luce diversa. La nostra adesione convinta ai valori costituzionali e repubblicani non può che renderci ancora più determinati nella richiesta di verità e giustizia sulle stragi del ‘92 e sulla zona grigia che fa sempre più da sfondo sinistro e inquietante alla ricostruzione dei fatti e all’accertamento dei mandanti, degli esecutori e degli interessi che le stragi hanno in qualche modo tutelato e salvaguardato.

Di fronte alla gravità delle questioni in campo, una forza politica non può non assumersi le propri responsabilità di garante di ogni sforzo e strumento per il raggiungimento della verità ed in questa prospettiva ci sembra grave e radicalmente non condivisibile la proposta di allargare ancor più la copertura, attraverso il segreto di stato, di episodi della nostra storia nazionale. Questa ipotesi ci sembra anzi  un clamoroso errore politico ed ancora più grave se si prova a farlo in questi giorni, caratterizzati dalla riapertura drammatica di questioni legare alle stragi e al ruolo dei servizi segreti in alcune loro componenti deviate. Questa consapevolezza ci porta a batterci, proprio in nome di quel concetto di patriottismo repubblicano, che sarebbe piaciuto moltissimo a Paolo Borsellino, per difendere tutti gli strumenti giuridici, processuali e politici per accertare la verità e per non disarmare le indagini delicatissime in corso.

Per questo chiediamo che la Commissione Parlamentare Antimafia dedichi energie e risorse alle stragi del ‘92 e che la politica ponga in essere atti legislativi coerenti e buone pratiche, senza protagonismi, veleni e scontri ideologici.

Ci troviamo di fronte ad uno scenario complesso e gravissimo con pieno coinvolgimento di pezzi deviati dello Stato: bisogna evitare il festival del luogo comune che non fa fare un centimetro di passo avanti alle indagini e invece assicurare alle stesse piena copertura politica, strumenti completi e sostegno ai magistrati direttamente responsabili delle inchieste. Iniziamo a fornire alle Procure competenti, a Lari e ai suoi collaboratori, uomini e mezzi adeguati a rianalizzare la documentazione processuale sull’Addaura e sulle stragi tenuta nel più completo abbandono e senza alcuna precauzione. Coordiniamo l’azione di Copasir e Antimafia e sopratutto riscriviamo parti fondamentali di alcune leggi in discussione, astenendoci da proposte che sembrano percorrere direzioni opposte alla sete di verità degli italiani.

Solo così, e non con i ricordi postumi, le ipotesi generiche o peggio gli insulti reciproci, faremo avvertire ai cittadini  e ai familiari di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che lo Stato fa sul serio e non si ferma di fronte ad alcun santuario. Per queste ragioni non faremo un passo indietro dall’impegno tendente a consolidare strumenti pieni e completi d’indagine, a partire dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, per tutti i reati di mafia e corruzione e per tutti i molteplici reati da sempre ad essi collegati.

Mafie, racket, usura, traffico dei rifiuti, corruzione rappresentano le metastasi della Repubblica. A fianco della magistratura e delle forze di polizia, la Politica faccia un passo avanti e torni, senza se e senza ma, a difendere la Repubblica e i suoi valori. Per non far perdere ogni speranza agli Italiani.

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Giovanni Falcone: memoria e futuro

domenica, 23 maggio 2010

Il 20° anniversario della strage di Capaci e del sacrificio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli uomini della scorta, rappresenta un tassello fondante ed irremovibile  della memoria storica condivisa dal popolo italiano nel difficile percorso di riaffermazione della legalità repubblicana.

Falcone ha rappresentato una certa idea della magistratura, avanzata ed attenta, equilibrata, ma impalcabile nell’affermazione dell’autorità dello stato e della difesa del bene comune.

Nel suo nome, in quello di Paolo Borsellino e di tutti i caduti nel contrasto alle mafie, è nata una Sicilia diversa, attenta ai valori della legalità e della dignità civile.

Per questo, oggi, l’unico modo per ricordarlo, fuori dalla retorica delle commemorazioni, è rappresentato da un forte richiamo alla coerenza delle azioni politiche e degli atti legislativi.

“Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.”

Per questo, l’Italia di oggi deve ricordare, senza se e senza ma, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

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