Articoli marcati con tag ‘Italia’

Caro Gianfranco, comunque grazie

lunedì, 13 dicembre 2010

Caro Gianfranco, a 24 ore dal voto di fiducia, credo sia giusto dirti grazie.

Grazie per aver scelto ciò che era giusto rispetto a ciò che era utile.

Grazie per aver ridato entusiasmo ai giovani e forza a tutti noi.

Grazie per aver alzato quel dito contro la prepotenza e la prevaricazione.

Grazie per essere venuto in Via D’Amelio, rivendicando la memoria di Paolo Borsellino.

Grazie per aver tollerato qualche gesto anarchico e futurista di troppo, ma sempre in nome di una certa idea dell’Italia.

Grazie sopratutto per averci ridato una Bandiera e aver aperto una prospettiva politica nuova e lungimirante.

L’Italia rappresenta una Storia unica al mondo, la più grande stratificazione culturale del pianeta, un “luogo dell’Anima” e una dimensione del vivere smagliante.

Tutto questo non poteva essere ancora mortificato a lungo da una visione della politica autoreferenziale e propagandistica, condizionata, quando non guidata, da interessi particolari, cricche, mafie e uomini privi di scrupolo.

Oggi, comunque vada, si chiude un’epoca e se ne apre un’altra: per questo gli italiani, e sopratutto i giovani devono e dovranno esserti riconoscenti.

A noi, che più da vicino abbiamo con te condiviso questa stagione esaltante e drammatica, hai ridato consapevolezza, lotta, passione e furore. Di tutto questo ti ringraziamo.

Lungimirante e coraggioso, hai rimesso in movimento la speranza.

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Manifesto per l’Italia

lunedì, 15 novembre 2010

Da Perugia è partita una nuova stagione per la politica in Italia.
Questo il testo del Manifesto per l’Italia che il presidente Gianfranco Fini e tutti i dirigenti e gli aderenti a Futuro e Libertà hanno idealmente condiviso e sottoscritto.

Noi amiamo l’Italia, la nostra Patria e la vogliamo orgogliosa e consapevole, unita nelle sue differenze, civile e generosa, tollerante ed accogliente; una Nazione di cittadini liberi, che credono nell’etica della responsabilità.

Noi vogliamo un’Italia in cui i cittadini che fanno il loro dovere godano di diritti certi, garantiti da uno Stato più efficiente e meno invadente, senza burocrazia e clientele.

Un’Italia protagonista e competitiva nel mondo, aperta al mercato e alla concorrenza.

Un’Italia intransigente contro la corruzione e contro tutte le mafie, che promuova la legalità, l’etica pubblica e il senso civico.

Un’Italia del merito, senza privilegi, caste e rendite di posizione, dove tutti abbiano uguali opportunità e vengano premiati i più capaci.

Un’Italia solidale, attenta ai più deboli e agli anziani, fondata sulla sussidiarietà, che valorizzi l’associazionismo e il volontariato.

Un’Italia rispettosa della dignità di ogni persona, cosciente della funzione educativa e sociale della famiglia, garante dei diritti civili di ognuno.

Un’Italia che difenda e valorizzi l’ambiente, il paesaggio, le bellezze naturali, il suo straordinario patrimonio culturale e storico.

Un’Italia che rimetta in moto lo sviluppo economico puntando sulle imprese, sui giovani e sulle donne, sull’economia verde, sullo sviluppo della rete, un’Italia che produca più ricchezza e garantisca una maggiore qualità della vita.

Un’Italia che investa nella cultura, nella formazione e nella ricerca, nella scuola e nell’università: un’Italia che promuova l’innovazione, le infrastrutture immateriali e dove arte, cinema, musica e teatro siano motore della crescita.

Un’Italia severa con chi vìola le leggi, attenta alla sicurezza dei cittadini; un’Italia con un fisco equo, che sanzioni l’abusivismo e l’evasione fiscale, che combatta parassiti e furbi e premi la dignità del lavoro.

Un’Italia in cui la politica non sia solo scontro e propaganda, ma si ispiri a valori e programmi per garantire l’interesse nazionale e il bene comune.

Un’Italia che abbia un futuro di libertà.

La nostra Italia.

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A Perugia dovremo assumerci, dinanzi all’Italia, le nostre responsabilità

martedì, 2 novembre 2010

Proponiamo di seguito un articolo dell’Onorevole Carmelo Briguglio, pubblicato sul sito di Generazione Italia.

Faccio una premessa: se siamo usciti dal Pdl e abbiamo deciso di dare vita a Futuro e Libertà è perchè ci siamo lasciati dietro le spalle, personalmente senza remore e senza rancore, un “partito personale” dove solo discutere o criticare era considerato un atto di lesa maestà.

Il fermo-immagine di Fini col dito puntato su un Berlusconi in posa padronale nella direzione Pdl del 22 aprile scorso, è eloquente e vale più di cento discorsi. E ancor più vale il dossieraggio al quale Gianfranco Fini è riuscito politicamente a sopravvivere. Giorni nei quali, sia detto con franchezza, da parte di alcuni amici filogovernativi tout court, sarebbe stato giusto aspettarsi qualche parola in più. Sotto i colpi e le intimidazioni dei giornali presidenziali, ho visto più di una volta il coraggio e la dignità sopraffatti da piccoli e grandi timori e opportunismi.

Per questo, la nuova area politica, culturale e di opinione che a Perugia nascerà intorno a Fini, non può non avere nel suo dna un principio fondamentale che è quello della discussione libera, aperta, leale. Senza finzioni, senza personalismi e nel rispetto di tutti e di tutte le posizioni.

(continua…)

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Un futuro da ricordare

lunedì, 16 agosto 2010

“Pensiero meridiano è quel pensiero che si inizia a sentir dentro laddove inizia il mare, quando la riva interrompe gli integralismi della terra, quando si scopre che il confine non è un luogo dove il mondo finisce, ma quello dove i diversi si toccano e la partita del rapporto con l’altro diventa difficile e vera”.

Questa straordinaria metafora, tratta da Pensiero Meridiano di Franco Cassano, può rappresentare uno spunto di grande rilevanza nella costruzione di un nuovo profilo culturale e politico della Destra italiana.

Quella Destra che, per dirla con Montanelli, c’era prima di Berlusconi e ci sarà dopo di lui.

Parlare di Destra Politica è indispensabile anche per chi, come me, ritiene che le vecchie categorie del 900 abbiano perso senso e capacità di “spiegare il mondo”: indispensabile per evitare strumentalizzazioni da parte di chi ci dipinge come “di sinistra” o addirittura comunisti e sopratutto per sgombrare il campo dai “distinguo” e dagli alibi  di alcuni, forse spaventati dall’essersi allontanati dalla confortevole protezione di Silvio Berlusconi.

Noi dobbiamo costruire, con gli arnesi culturali dell’attualità, una politica che non sia condizionata dall’economia ma che ne guidi i processi, che non assecondi sempre e comunque gli istinti retrivi del popolo ma sappia indirizzarli al bene comune. Una politica attenta alla coesione sociale della Nazione e alla sostenibilità dello sviluppo, alla tutela del patrimonio culturale e alla difesa del paesaggio e delle nostre belle città.

Una politica che sappia fare un passo avanti nel contrasto a tutte le mafie e cricche, sostenendo le procure, i magistrati, le forze dell’ordine con parole adeguate, atti legislativi, strumenti e risorse e non si accontenti dell’autoreferenziale elencazione, dal forte sapore di propaganda, di arresti e confische poste in essere dalle stesse Procure continuamente oltraggiate, vilipese, guardate con sospetto e mai sostenute.

Una politica che sappia declinare una difesa dell’identità e dell’unità nazionale che sia anche “pensiero meridiano”, attenzione ai territori, esaltazione delle differenze e specificità del palinsesto complesso, variegato e bellissimo della nostra Italia.

Le categorie politiche del 900, basate sulla contrapposizione radicale di “destra e sinistra” hanno esaurito la loro funzione. Siamo in una fase di trasformazioni e di passaggi.

Si tratta di porre le basi di un progetto ambizioso che sappia affrontare le sfide della modernità senza rifuggiarsi nel passato delle radici, guardando al futuro che certo è vitale solo se è consapevole della sua storia e delle sue tradizioni, vitali solo perché continuamente rinnovate.

Al di là e oltre le imprese realizzate nei secoli passati, la consapevolezza dell’eccellenza italiana può essere strategicamente coltivata da una nuova forza politica per un grande disegno di Rinascita nazionale, oltre le angustie e le miserie del presente.

“Ci sono esperienze che con l’aumento della velocità si deteriorano profondamente o addirittura scompaiono, dall’amore e la cura per l’altro alla riflessione, dall’educazione alla convivialità, a tutte quelle attività che, per esistere, hanno bisogno di respirare un tempo largo, di disporre dell’ossigeno della durata…”

A Settembre, su queste coordinate, costruiremo, attorno a Gianfranco Fini, il profilo di una forza politica modernissima ma intrisa di Memoria Storica.

Culturalmente consapevole ma popolare.

Una forza in grado di progetti lungimiranti e all’altezza del Modello Italiano.

Un Modello, per nostra fortuna, ben distinto e distante dal berlusconismo privo di anima, dall’affarismo privo di progetto e dal rancoroso “tribalismo” della Lega.

Un Modello per la nostra Italia.

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L’onore e la bandiera

martedì, 6 luglio 2010

E’ inutile negarlo: la passione civile che in questi giorni attraversa prepotentemente la nostra comunità umana e politica su questioni e valori fondamentali e non negoziabili, ha determinato in noi il fermo convincimento e la volontà lucida di dover giocare la partita fino in fondo.

Le stragi del 92, per molti della mia generazione, hanno segnato uno spartiacque troppo forte nelle ragioni di fondo della militanza politica per potere comprendere le retoriche garantiste e le argomentazioni ipocrite di chi ne parla con fastidio e preoccupazione e vorrebbe seppellirne la memoria senza avvertire il dovere morale di rendere giustizia ai martiri e dare verità agli italiani.

Fu la nostra Comunità, 18 anni fa, a riempire i muri di Palermo con migliaia di manifesti e striscioni: “Meglio un giorno da Borsellino che cento da Ciancimino”. E poi ancora nella mente le urla di rabbia ai funerali contro un potere politico percepito come vigliacco e colluso. Il grido di rabbia che saliva prepotente dai nostri cuori.

Fummo noi a giurare su quei corpi che non erano caduti invano. Quei semi sono gli stessi che oggi fioriscono nell’indignazione dei nostri giovani dirigenti palermitani nei confronti di chi continua a chiamare eroe un comune e volgare mafioso e di chi, ogni giorno, attacca e cerca di delegittimare il movimento antimafia e la magistratura.

Questi sentimenti sono gli stessi che animano oggi molti italiani, sempre più consapevoli di avere classi dirigenti non sempre orientate al bene comune e davanti ai quali si delinea uno scenario politico di degrado e di delegittimazione di fondamentali valori di legalità.

Per questo le nostre rigorose posizioni a difesa e salvaguardia di strumenti indispensabili al contrasto alle mafie non sono, né possono essere, “oggetto di trattativa”.

Lo diciamo con fermezza a coloro i quali, da destra, avendo rimosso questi valori e ammainato queste bandiere, fanno a gara con i Capezzone e i Quagliarello a chi è più garantista e a coloro i quali, da sinistra, credono di poterci utilizzare o ci trattano, nella migliore delle ipotesi, da poveri illusi che saranno spazzati via o che saranno zittiti per qualche posto in più in qualche vuoto organigramma.

Saranno le cronache politiche e parlamentari di questi giorni a dare risposte definitive agli uni e agli altri e a tutti coloro i quali hanno definitivamente perduto il diritto di parola su questi temi.

Il patrimonio politico, morale e culturale della destra italiana non può che essere speso in difesa di questi valori. Per l’onore della nostra comunità politica, per la bandiera della legalità repubblicana.

E per una “certa idea dell’Italia” che portava nel cuore Paolo Borsellino.

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Qualche parola su queste ore difficili

giovedì, 10 giugno 2010

Qualche parola sul mio blog per accompagnare questo editoriale di Filippo Rossi poiché rispecchia in modo intelligente il nostro stato d’animo di queste ore. So bene che molti manifestano delusione poiché, al di là dei contenuti del provvedimento, auspicavano una rottura definitiva all’interno del Pdl. La vicenda è più complessa e deve tener conto del quadro politico ed economico dell’Italia e del senso di responsabilità che Fini, e noi che gli stiamo più vicini, deve sempre manifestare.
Mi sembra però ingeneroso non capire gli sforzi di miglioramento del testo in molti suoi punti
, dimenticarsi tutte le battaglie fatte a viso aperto dall’inizio di questa legislatura in difesa dei diritti civili e della legalità e, soprattutto, dare per scontato che ci sia stato un accordo o, peggio, un passo indietro nostro rispetto a temi fondamentali.
Consapevoli del momento difficile siamo certi che faremo rientrare molte delusioni, soprattutto quelle in buona fede e non strumentali.

Fabio Granata

Intercettazioni, inutile nascondere la delusione
di Filippo Rossi per FareFuturo Web Magazine

Lettera aperta ai delusi.

E sì, perché questa storia delle intercettazioni, inutile negarlo, non va giù a molti. E, anche questa volta, non è affatto questione di destra e sinistra. Anche questa volta, la gabbia del bipolarismo italiano non riesce a interpretare una società molto, molto più complessa. Una società che di fronte a una “legge simbolo”, una “legge manifesto”, non può che dividersi senza seguire le dicotomie standardizzate di un bipolarismo annoiato. Ed è per questo che, allora, chi si trova in mezzo al guado, chi cerca di combattere una battaglia per una nuova politica all’interno di uno schieramento, non può che deludere, non può che deludere in primo luogo se stesso.

Perché si poteva fare di più e di meglio. Perché si ha la brutta sensazione di fare la foglia di fico di una decisione che non piace. Perché – come ha detto Fabio Granata ieri – sulla lotta alla mafia ci sarebbe ancora da cambiare. E sulle sanzioni agli editori, e sulle intercettazioni ambientali, e sui limiti temporali. Tanto è cambiato: è vero. Ma tanto forse poteva ancora cambiare. Ed è inutile nasconderla, questa delusione. Inutile nasconderla questa insofferenza verso se stessi. Verso un ruolo difficile, di persone che vogliono mettere in campo tutta la propria capacità di moderazione, di dialogo, di compromesso per fare qualcosa di buono per il proprio paese dalla posizione in cui si trovano.

È meglio urlarla con tutto il fiato in gola, questa nostra delusione. Questa nostra insofferenza. Non per modificare quello che non si ha la forza di modificare, ma per mettere ancora una volta sul piatto di un dibattito, culturale prima che politico, l’anomalia pericolosa di un’Italia che non riesce, non sa ragionare nel merito. Che deve sempre tifare e alzare stendardi di parte. Che fa politica come i ragazzi della via Pal.

C’è chi ha detto che questa legge sulle intercettazioni è uno spartiacque per la democrazia italiana: di qua la dittatura, di là la democrazia. È un’evidente esagerazione, però una cosa è certa: questa legge poteva essere molto, molto migliore. Poteva limitare le esagerazioni di una pratica spiona senza limitare la libertà d’informazione. Poteva. L’elenco è lungo. Date le condizioni, questo era il massimo che si poteva ottenere. Forse. E quel forse, inutile negarlo, pesa come un macigno. Un macigno che ancora schiaccia a terra la politica italiana.

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Crisi politica e sociale, Italia prima di ogni cosa

giovedì, 27 maggio 2010

La difficile fase politica e sociale che attraversa l’Italia chiama all’impegno e alla condivisione i cittadini e la classe dirigente. La nostra nazione rappresenta la più straordinaria stratificazione storico/culturale del pianeta e i venti della crisi mondiale possono determinare paradossalmente una nostra grande opportunità.

I grandi popoli, le storie antiche, da una grande crisi colgono sempre opportunità uniche per fare “punto e a capo”: la politica faccia un passo avanti e sul nostro patrimonio materiale e immateriale tragga la forza per avviare un percorso di superamento del declino nazionale, di sconfitta delle mafie, di rilancio della meritocrazia, di superamento degli alibi autoassolutori, di definitivo isolamento dei ladri, dei corrotti e dei nemici del popolo.

Coesione sociale e identità nazionale possono rappresentare nuovamente punti di riferimento degli italiani. Sta a noi essere all’altezza del compito.

Essere Generazione Italia significa questo: nè corrente, nè partito. Idee, volontà, sacrificio, passione per l’Italia.

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Alberto Giaquinto e i ragazzi di Acca Larentia: morti non per un partito ma per l’Italia

domenica, 10 gennaio 2010

bandiera_italiana

Sono passati tanti anni e, come diceva una bella canzone,”ti risvegli una mattina e ti chiedi cosa è stato,ritornare nei pensieri alle cose del passato, a quel fazzoletto nero che conservi in un cassetto…”

Tanti giovani della destra d’alternativa al sistema caddero vittime, in quel periodo maledetto, della violenza politica che dilaniava l’Italia e incendiava le giovani generazioni: Alberto, Franco, Francesco, Stefano.

Non furono i primi, nè purtroppo gli ultimi. Oggi voglio ricordarli, rendendo onore alla loro Memoria, così come a quella di tutti gli altri giovani dell’epoca, miei coetanei di destra e di sinistra che si immolarono sull’altare della passione politica e di quella che, all’epoca chiamavamo “la rivoluzione”.

Oggi solo l’impegno per un’Italia migliore e più giusta, può rendere Onore, oltre ogni retorica, a quelle giovani vite che incendiarono, in quei lontani mesi di Gennaio i nostri cuori e le strade di Roma. Consapevoli, oggi più di ieri, che non morirono per un partito ma per una “certa Idea dell’Italia”: un’Italia rinnovata e nuovamente esempio di giustizia, qualità della vita, creatività e cultura.

Per una “rivoluzione”, appunto.

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Facciamo del 2010 l’anno della svolta e della Rinascita Siciliana

sabato, 26 dicembre 2009

I primi 9 anni del 2000 hanno registrato segnali fortissimi di una nuova consapevolezza culturale diffusa in Sicilia. Risultati importantissimi nel contrasto alla Mafia, recuperi monumentali, architettonici e paesaggistici straordinari, il completamento di una importante rete di collegamenti stradali e portuali. Nonostante questo restiamo ancorati alla parte più in difficoltà della Nazione.

Per questo, nel 2010 dobbiamo produrre uno sforzo straordinario che non può essere delegato esclusivamente all’azione del Governo Regionale, ma deve caratterizzarsi con un coinvolgimento corale dei comuni, delle province, delle Università, delle imprese, dei Parlamentari e, soprattutto, dei siciliani in modo tale da fare ‘sistema’, non per rivendicare nuovi fondi, ma per reindirizzare lo sviluppo e governare razionalmente le enormi potenzialità dei fondi comunitari.

Serve sopratutto una spinta politica e culturale che ridia senso e direzione di marcia all’Autonomia Regionale coinvolgendo i siciliani in un nuovo ‘patriottismo regionale’. E’ una scommessa che si può vincere a condizione che si dismetta la cultura della lamentazione e dell’autoflagellazione e si torni, tutti insieme, ad essere siciliani per cultura.

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