Articoli marcati con tag ‘legalità’

Diventerà bellissima.

giovedì, 19 gennaio 2012

 

Oggi, 19 gennaio, come tutti gli anni, ricordiamo il compleanno di Paolo Borsellino. Una figura di altissimo profilo morale e legale, nonché umano. Lo facciamo con i nostri circoli romani e i nostri giovani. Già, perché l’insegnamento di Borsellino deve servire da guida per le nuove generazioni che rappresentano il futuro del nostro paese. Non un mito da commemorare, bensì un modello vero, di impegno costante e fattivo, a cui aspirare nella lotta contro la criminalità organizzata, contro tutte le ingiustizie sociali e legali, per arrivare ad uno Stato e una società finalmente liberi da ogni condizionamento illegale e omertoso.
Ricordiamo Paolo per rivendicarne l’eredità spirituale, culturale e, perché no, politica. Lo facciamo per dire ancora oggi: «Meglio un giorno da Borsellino che cento da Ciancimino». Nel ricordarlo, in suo nome e per onorarne il sacrificio, la destra repubblicana e legalitaria che rappresentiamo deve dare un contributo ancora più forte e coerente di passione e impegno per liberare l’Italia da cricche, affaristi e mafie.
Borsellino si è sacrificato per una certa idea dell’Italia, mai perdendo la speranza nel cambiamento e nei giovani. Pochi giorni prima di morire, in merito all’impegno della lotta alla mafia dopo l’uccisione del suo amico e collega Giovanni Falcone, Paolo Borsellino rispose: «Tutti noi abbiamo il dovere morale di continuare a farlo senza lasciarci condizionare…dalla sensazione che, o financo, vorrei dire, dalla certezza, che tutto questo può costarci caro».
Noi dobbiamo esserne all’altezza chiudendo definitivamente una fase politica e liberando l’Italia. Solo questo darà senso alla nostra azione e anche alle nostre coraggiose rotture e nuove aperture. Nella consapevolezza che l’Italia, come amava dire Paolo della sua amata Sicilia, «diventerà bellissima» solo annientando tutte le mafie e cacciando tutti i suoi complici dal Parlamento e dalle istituzioni.
Tutto questo per sottolineare anche che Fli è l’unico movimento politico erede di quel messaggio spirituale e culturale fondato sulla legalità e la coerenza e soprattutto sul rifiuto di ogni compromesso.
La difficile fase politica e sociale che attraversa l’Italia vogliamo affrontarla con occhi lucidi e tenendo ben alta la bandiera della legalità e della dignità: quella che molti altri hanno definitivamente ammainato.
Questo il nostro compito. Questo il nostro difficile cammino.
Auguri Paolo.

Si informano i blogger che non sarà possibile commentare il presente post. Tale limitazione  vuole solo essere una autentica  forma di rispetto per onorare al meglio il ricordo del giudice Borsellino, evitando qualsiasi commento al riguardo. Si ringraziano i lettori.  

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Giovanni vive

sabato, 21 maggio 2011

“Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.”

Con questo grande striscione saremo lunedì davanti al Palazzo di Giustizia di Roma con i giovani di Generazione Futuro, a testimoniare l’identità di una destra che onora i magistrati caduti, che contrasta tutte le Mafie, che non offende le Procure ma che si schiera con decisione a fianco delle Magistrature e delle Forze dell’ordine baluardo insostituibile di legalità.

Una Destra repubblicana, legalitaria, costituzionale ed europea che dalle sue organizzazioni giovanili ai gruppi parlamentari sarà sempre coerente e all’altezza della Memoria di sangue e di battaglie contro tutte le Mafie che il nome di Giovanni Falcone rappresenta.

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In piazza con il Tricolore, per una legalità Repubblicana

lunedì, 14 marzo 2011

“Sì, vado in piazza, la manifestazione l’abbiamo organizzata anche noi. Ci saranno anche Flavia Perina, Angela Napoli, Filippo Rossi”. Fabio Granata, oggi sfilerà a difesa della Costituzione con bel po’ di popolo della sinistra. Ogni sigla, il marchio dell’antiberlusconismo doc: Articolo 21, Libertà e Giustizia, Tavolo della pace, Emergency, e pure l’Anpi.

Granata, nessun imbarazzo per uno di destra?
Assolutamente no. E lo dico da uomo di destra. La Costituzione rappresenta il tessuto connettivo della nazione, un patrimonio immateriale simboleggiato dalla bandiera, un insieme di valori che sono la precondizione della politica e dello stare assieme. È giusto che questi valori siano condivisi.

Da destra e sinistra.
Sì. Guardi, a qualcuno fa comodo strumentalizzare la manifestazione per parlare di santa alleanza. Allora sgombriamo il campo: quell’ipotesi non è attuale, visto che la situazione è cambiata. Noi vogliamo costruire la destra repubblicana, costituzionale, legalitaria ed europea che non si riconosce più nel berlusconismo.

Sarà tramontata la santa alleanza, ma se la Costituzione va difesa qualcuno la offende.
La offende chi alimenta lo scontro istituzionale, chi attacca la magistratura, chi non riconosce l’unità nazionale, i suoi simboli, la sua festa, chi asseconda questi segnali inquietanti di disfacimento.

Cioè Berlusconi e la Lega. E la giustizia?
Appunto, la manovra è chiara: è diventata una priorità per coprire gli scandali e il processo di Milano. E per non far discutere il paese delle vere priorità, dallo sfascio della scuola a quello della cultura. Diciamo che della riforma non se ne sentiva il bisogno.

Questo è già un voto contrario.
Discuteremo, ma emerge una volontà punitiva su alcuni punti, dall’obbligatorietà dell’azione penale alla riforma della polizia giudiziaria. Si tratta di norme che non possono non vederci contrari. E poi Berlusconi lo ha detto chiaramente che vuole i pm col cappello in mano di fronte ai giudici. Questo per uno di destra è inaccettabile. Domando, a chi si professa di destra: Paolo Borsellino doveva bussare col cappello in mano, essere sottomesso? Per non parlare, sempre a proposito di destra, delle frasi su tangentopoli.

Parliamone.
Cosa ne pensano Ignazio La Russa e i leghisti della difesa dei ladri? Lo so anche io che quel processo storico ebbe eccessi. Ma ci fu una questione morale gigantesca, che non si può rimuovere ora all’insegna del qualunquismo, dell’impunità, della vergognosa operazione Montecarlo che mira a far passare il messaggio «tutti sono uguali e tutti rubano alla stessa maniera», come cantava De Gregori.

Mi pare che non si è dimesso da falco.
No, non mi sono dimesso. E non perché io sia un Pierino fondamentalista. Ma perché anche se siamo in una fase diversa rispetto a qualche tempo fa, io non rinnego quello che abbiamo fatto. Senza radici non c’è futuro e le nostre radici sono lo scontro nel Pdl sulla legalità, quando Fini con un gesto ha messo in discussione una vita politica. Quello spirito resta: noi siamo nati nel conflitto col berlusconismo.

E sui valori siete più vicini alla sinistra.
Sui temi di fondo di difesa delle regole c’è più assonanza col centrosinistra, anche se siamo alternativi. Tuttavia è evidente che c’è un rispetto reciproco, che non viene contemplato da chi considera la politica l’abbattimento del nemico di turno.

Mai alleanze a sinistra?
Noi siamo impegnati a costruire la destra. Al momento del voto vedremo con questa legge elettorale che fare.

Le colombe Urso e Ronchi oggi fanno una corrente.
Dico due cose, senza polemiche. Primo: il pluralismo è una ricchezza, ed è un bene discutere. Secondo: fino a Milano tutti questi distinguo non ci sono stati né sulla sfiducia né sulla prospettiva. E aggiungo: al congresso non si è manifestato un solo dissenso. Mi auguro che non prevalga l’insoddisfazione da organigramma.

Dica la verità, sta costruendo la sinistra del terzo polo…
Non scherziamo. Sono d’accordo con Adornato ad andare oltre il Novecento. Scriva piuttosto che nel terzo polo sto benissimo, con i nuovi compagni di viaggio si parla meglio che con alcuni dei nostri.

Intervista pubblica su Il Fatto Quotidiano sabato 12 marzo.

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Patriottismo Repubblicano, oltre la destra e la sinistra

lunedì, 7 marzo 2011

Ieri a Roma sullo sfondo del palcoscenico dell’Adriano, accanto al nostro bel simbolo, si notava la riproduzione ossessiva di uno slogan, “il vero centrodestra”, diventato una sorta di “coperta di Linus” per futuristi in crisi di identità…

Con franchezza vorrei dire che sono veramente stanco, e per certi versi nauseato, da tutta una serie di “perimetri e steccati” costruiti attorno a Gianfranco Fini per limitarne lo straordinario potenziale di rappresentanza della nuova Italia e di una politica nuova.

Affermare che veniamo da Destra è scontato, ma a dare forza al nostro progetto c’è molto di più e di più complesso.

In un passaggio epocale nel quale le categorie politiche del ’900 non riescono più a spiegare il mondo, la nostra grande ambizione è quella di rappresentare e costruire il movimento del Patriottismo Repubblicano e costituzionale.

Gli strascichi di qualche piccola ambizione personale frustrata rischia invece di determinare una dinamica nella quale, dopo la zavorra rappresentata da alcuni personaggi poi regolarmente approdati alle aree di responsabilità e coesione nazionale, dovremmo adesso sorbirci quella di un diuturno richiamo alla perimetrazione rigida e inesorabile nel centrodestra.

In questa logica ci si rifugia nell’ipocrita formula del postberlusconismo, come se la “ragione sociale” della nascita del nostro progetto non fosse intimamente collegata alla deriva incarnata dal Premier e dai suoi uomini.

Fini e Futuro e Libertà hanno rappresentato una speranza per tanti italiani di destra e non di destra: per questo bisogna essere avanguardia culturale e politica ben oltre ogni posizionamento scontato.

Sui referendum, ad esempio, io rappresento un’area contraria al nucleare, favorevole alla gestione pubblica dell’acqua e contro ogni meccanismo ad personam di “legittimo impedimento”, ma non ho l’arroganza di indicare questa mia sensibilità come “linea di partito”. Quei provvedimenti furono infatti sostenuti in un altro quadro politico: ora che tutto è cambiato tutto va democraticamente ridiscusso al nostro interno.

Non dimentichiamo, infine, che Fini e alcuni di noi sono stati espulsi dal Pdl e da Berlusconi perché difendevano la legalità, l’etica pubblica e la coesione sociale e culturale della nazione in nome di una certa “idea dell’Italia”.

Il 14 dicembre la sfiducia da noi proposta e votata è stata conseguenza logica e doverosa di quel percorso: chi oggi, dall’interno di Fli e mentre si costituisce in corrente, mette in dubbio la bontà di quelle scelte, dà implicitamente ragione ai “quaquaraquà” di cui ieri parlava Gianfranco Fini. E al groviglio di interessi torbidi ai quali il nostro progetto fa paura.

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Veniamo da Destra: vogliamo una nuova Italia

lunedì, 28 febbraio 2011

In questa convulsa stagione della politica italiana, mentre con entusiasmo e buona volontà iniziamo a costruire, coordinare e radicare su tutto il territorio nazionale il progetto di Futuro e Libertà, l’accusa, o l’alibi dei pochi che ritornano sotto l’ala protettrice di Berlusconi, ricorrente nei nostri confronti è quella di aver “tradito la Destra e i suoi valori”.

Sia che provenga da Berlusconi che dalla sua corte di camerieri, questa accusa è ridicola nella forma e falsa nella sostanza.

Al di là della nostra ambizione di voler costruire il grande movimento del patriottismo repubblicano e dell’identità nazionale minacciata, è fuori discussione che le nostre radici sono “di destra”, così come lo sono le nostre storie personali.

Noi veniamo da lontano e l’anticomunismo lo abbiamo praticato in epoche diverse e ben più difficili, quando il comunismo esisteva e governava oltre la metà del pianeta e condizionava e ispirava gran parte delle aspirazioni e delle idealità dei giovani italiani.

Noi eravamo già in trincea allora, minoranza volenterosa e coraggiosa, mentre altri costruivano palazzi o pensavano ai propri affari e ai propri interessi. Per questo è semplicemente ridicolo che chi muove quotidianamente queste accuse, sostenga poi un Premier che rappresenta oramai antropologicamente la negazione dei valori e dei simboli della Destra: dalla legalità alla scuola pubblica, dall’etica repubblicana all’unità e dignità nazionale.

Noi crediamo nella bandiera e nell’Italia così come crediamo nella necessita di dare voce e rappresentanza a quella moltitudine di donne e uomini che non si riconoscono nell’attuale bipolarismo e che attendono un nuovo “racconto” e una politica nuova.

Il nostro compito, difficile e affascinante, è tutto qui: costruire un movimento di rappresentanza della nuova Italia, orgogliosa e consapevole della propria storia e della propria bandiera, della scuola pubblica voluta da Giovanni Gentile e del nostro straordinario paesaggio culturale.

Una “certa idea” dell’Italia dignitosa, fiera e innovativa. La nostra Italia.

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Un progetto per l’Italia

giovedì, 3 febbraio 2011

Il voto contrario e determinante di Futuro e Libertà sul federalismo municipale proposto dal Governo, rappresenta un importante preludio al nostro congresso milanese, così come il nostro pieno sostegno attraverso il voto parlamentare all’azione della magistratura nei confronti del premier su ipotesi di reato molto gravi e che hanno determinato reazioni internazionali imbarazzanti e lo sdegno della stragrande maggioranza degli italiani.

Noi vogliamo dare voce e rappresentanza organizzata ad una grande area politica che guarda ai giovani, alle donne e ai cittadini in nome dei valori del patriottismo repubblicano e legalitario.

A Milano chiameremo gli italiani e le italiane all’impegno attraverso nuove forme di cittadinanza attiva, all’altezza della straordinaria storia nazionale: un progetto moderno, ma dalle radici profonde, di rappresentanza degli interessi nazionali, oltre il crepuscolo del berlusconismo e il grigiore dei giorni che viviamo.

Legalità, identità e unità nazionale, giustizia sociale, solidarietà e innovazione per riaffermare una “certa idea dell’Italia”: quella che ci rende orgogliosi e consapevoli. In una parola, quella che ci rende felici di essere italiani.

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Appello per una grande manifestazione unitaria di “orgoglio costituzionale”

lunedì, 31 gennaio 2011

di Fabio Granata e Giuseppe Giulietti

Nelle prossime ore ci saranno diverse iniziative ispirate da una comune passione per la legalità repubblicana e dall’avversione verso il tentativo in atto di stravolgere le costituzione e di liquidare il ruolo e la funzione dei poteri di controllo: giustizia, informazione, parlamento.

Parteciperemo alle iniziative già convocate, ma adesso è davvero giunto il momento di promuovere una grande iniziativa unitaria, capace di unire quanti si riconoscono nella Costituzione, superando qualsiasi gelosia di parte, di partito, di schieramento.

Quello che serve è una manifestazione che abbia il tricolore come unica bandiera, l’inno di Italia come colonna sonora, e la carta costituzionale come segno di riconoscimento di identità individuale e collettiva. Quello che serve è una grande generosità umana e politica e la volontà di anteporre l’interesse generale ad ogni interesse particolare.

Modi, forme, tempi dell’iniziativa saranno ovviamente decisi insieme e per questo è già stato convocato il direttivo di articolo 21 aperto alla partecipazione di chiunque vorrà dare il suo contributo. Da oggi sul sito della associazione sarà aperto un forum per raccogliere proposte, suggerimenti in vista dei quella che dovrà diventare una vera e propria “giornata dell’orgoglio costituzionale”

FIRMA L’APPELLO

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Piazza, bella piazza

lunedì, 20 dicembre 2010

Nei nostri ricordi giovanili e antagonisti le manifestazioni di piazza hanno sempre rappresentato un tassello di memoria indelebile e bellissimo.

E’ attraverso le bandiere alzate al sole e i canti lanciati al vento che generazioni intere hanno manifestato partecipazione politica e impegno sociale, rappresentato idee e sogni, alimentato passione e militanza e speranza di cambiamento, al di là della “barricata” più o meno istintivamente, o consapevolmente, scelta.

Forse per questo oggi ascoltare alcune parole oscene e demenziali che teorizzano arresti preventivi e deportazioni cautelative del dissenso indigna e fa crescere in modo esponenziale il nostro disgusto verso questa caricatura di una destra dalla bava alla bocca e capace di forza e autorità solo e sempre verso obiettivi sbagliati.

Mai ho sentito tanti fieri teorici del nuovo corso “legge e ordine” accennare un vagito di dissenso sul salvataggio dalla galera e dalle inchieste di molti dirigenti di partito o di parlamentari collusi con mafie e cricche.

Mai, in nome della legalità, abbiamo percepito, da alcuni ex “compagni di partito”, un qualche piccolo accenno di dubbio o perplessità su proposte legislative vergognose che, senza la nostra vigilanza attiva in Parlamento e la nostra azione politica, sarebbero diventate leggi della Repubblica, devastando il sistema giudiziario italiano, oltre quello investigativo.

In questo declino della nazione e in questa crisi etica, economica e culturale i giovani, gli studenti, il mondo della cultura, in forma diversa, hanno lanciato un grido d’allarme e di profondo dissenso verso un potere che sembra sempre più assumere le sembianze di un regime.

Noi vogliamo ascoltare con attenzione e rispetto queste voci e cercare di interpretarle politicamente.

E sopratutto non intendiamo criminalizzare una intera generazione, magari per poter far dimenticare la corruzione e la devastazione morale dilagante in questo “crepuscolo del berlusconismo”.

Oggi come ieri, noi ribelli di un tempo, sappiamo che “La Patria è di chi si batte”.

E di chi vuole mettersi in gioco per cambiare le cose, oltre e contro il potere e il condizionamento del denaro e la corruzione dei comportamenti.

Oggi, come ieri, siamo 10.000 volte più vicini a chi protesta e “vuole cambiare il mondo” rispetto a chi acclama Scilipoti o Catia Polidori per manifestare tutto il suo smisurato servilismo verso i grandi corruttori della politica e della vita pubblica italiana.

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Dopo l’Adriano e Perugia, apriamo una nuova stagione

domenica, 31 ottobre 2010

Lo straordinario discorso di Gianfranco Fini all’Adriano ha aperto di fatto, alla vigilia dell’appuntamento di Perugia, una nuova e impegnativa fase nella giovane vita del nostro progetto politico.

Se Fini ha ragione, e ha certamente ragione, a dire che l’Italia è ferma e in profondo declino e che il Governo non è più all’altezza della situazione, dopo Perugia è doveroso e inevitabile immaginare di aprire una fase nuova, nella quale sarà inevitabile e coerente con le nostre posizioni, ritirare la nostra delegazione dal Governo, assicurando soltanto l’appoggio esterno all’esecutivo, al solo fine di affrontare le emergenze reali del paese e le parti condivise del programma.

Su legalità, regole, giustizia non siamo più disposti a cedere di un solo millimetro al cupio dissolvi che sembra caratterizzare l’azione politica di Berlusconi e del Pdl.

Attraverso il ritiro della nostra delegazione appariremo certamente più coerenti sia agli occhi dell’opinione pubblica sia della straordinaria, e nuova, base militante che sopratutto attraverso Generazione Italia, abbiamo aggregato ed entusiasmato e che adesso attende coerenza e segni inequivocabili di rinnovamento nei metodi e negli uomini.

Serve per questo distinguerci con più forza dall’attuale centrodestra e sopratutto non commettere errori nella organizzazione territoriale.

Dobbiamo avere una grande capacità di ascolto della base e di coloro i quali dall’inizio ci hanno sostenuto. In Toscana come in Abruzzo, in Sicilia come in Piemonte non consentiamo il crescere di malumori o polemiche per l’eccessiva apertura verso soggetti e posizioni politiche non in linea con i grandiosi propositi di innovazione e legalità che ci siamo dati.

E’ quella la nostra forza e la nostra garanzia per la prospettiva. Legalità, innovazione, coerenza per costruire una nuova Italia.

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Legalità e cultura: il “perimetro politico” del patriottismo repubblicano

lunedì, 25 ottobre 2010

La proposta di Gianfranco Fini di raddoppiare la tassazione sulle rendite finanziarie per reperire fondi per la scuola, la ricerca e l’Università insieme allo stop netto alla reiterabilità del lodo Alfano (parziale apertura alla mia posizione di contrasto al Lodo) e a proposte inaccettabili di riforma della giustizia che si concretizzano in un tentativo di stravolgere l’indipendenza della magistratura e la titolarità dell’azione penale sono stati “segnali” politici fondamentali per poter, con decisione, andare avanti nel nostro ambizioso progetto politico.

La presentazione a Milano del Manifesto d’ottobre, sottoscritto da centinaia di accademici, intellettuali e operatori culturali, in concomitanza del mio incontro torinese con Giancarlo Caselli per parlare di legalità, rappresentano tasselli importanti di una volontà politica precisa di disegnare il perimetro politico della nostra nuova avventura lungo le coordinate rigorose della difesa della legalità e della cultura.

Si tratta di due facce della medesima medaglia, per contrastare il declino della Nazione, declino che si manifesta sia nell’imperversare delle mafie sia nel disinteresse verso il patrimonio e le politiche culturali.

Nel nostro Patriottismo Repubblicano le architravi restano l’articolo 5 della Costituzione sulla indivisibilità della nazione, l’articolo 9 sulla Ricerca e la tutela delle arti e del patrimonio paesaggistico e culturale e gli articoli che garantiscono l’indipendenza della Magistratura dal potere politico.

C’è stata una risposta dura e orgogliosa della nostra base a segnali che andavano in direzioni assolutamente sbagliate: le parole di Fini spazzano via il campo da ogni equivoco.

A Perugia e Milano possiamo nuovamente guardare con fiducia e convinzione e tornare a credere nella nascita del movimento della legalità, della cittadinanza consapevole e dell’etica repubblicana.

Oltre le vecchie categorie politiche e i soliti riflessi condizionati, per provare a costruire un’Italia migliore, oltre l’attuale intollerabile declino e al triste risveglio (per chi ci aveva creduto) dal sogno berlusconiano.

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