Articoli marcati con tag ‘legalità’

Legalità e patriottismo repubblicano: un progetto per l’Italia

giovedì, 30 settembre 2010

Dopo una estate di veleni e dossier, ieri in Parlamento ho espresso un No simbolico di solidarietà a Gianfranco Fini, contro una visione arrogante e prepotente della politica.

Una visione aziendale e ‘proprietaria’, emanazione diretta e non più tollerabile del berlusconismo.

Il mio voto contrario alla fiducia a Berlusconi non mette in discussione la mia piena condivisione della linea portata avanti da Fli, linea che ho contribuito a determinare, per contrastare pericolosi disegni egemonici sul Parlamento, caratterizzati dalla compravendita di deputati, operazione grave ma pateticamente fallita.

In questi mesi in Parlamento e nel paese abbiamo ridato fiato e speranza ad un nuovo racconto della politica che andasse oltre schematismi mentali e culturali striminziti e oramai insignificanti, parlando nuovamente all’Italia di valori e progetti, diritti e opportunità.

Dobbiamo essere soddisfatti per esser diventati protagonisti di una fase politica nuova che adesso però va caratterizzata da una azione legislativa coerente e attenta alla coesione sociale della nazione, alla legalità, ai diritti civili, ai giovani.

In questo scenario Generazione Italia è lo strumento imprescindibile per la creazione di una rete movimentista e flessibile in grado di rappresentare l’anima di questo nuovo e ambizioso progetto politico.

Al di là quindi del valore simbolico e politico del mio No alla fiducia, Fli ieri ha espresso l’unica posizione in grado di darle centralità parlamentare, aprendo una nuova stagione della politica italiana.

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Legalità e voto segreto

mercoledì, 22 settembre 2010

Il voto sulla autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni nei confronti di Cosentino ha fatto emergere con forza alcune questioni.

Il nostro gruppo parlamentare, ed è l’aspetto di maggior rilievo politico, si è espresso ufficialmente in modo politicamente coerente con le battaglie condotte in questi mesi su legalità e intercettazioni, nonostante l’esistenza al nostro interno di qualche sensibilità diversa su questi importanti temi.

E’ un grande segnale politico che contribuirà a far crescere in Parlamento e nel paese la cultura della legalità.

D’altra parte la richiesta da parte del Pdl del voto segreto è stato l’unico strumento praticabile per ottenere il diniego da parte del Parlamento alla doverosa autorizzazione, indispensabile per accertare i fatti, gravissimi, oggetti del procedimento penale. Purtroppo alcune forze politiche, Pdl e Lega, hanno ancora una volta, ostacolato, e non attraverso un voto alla luce del sole, l’accertamento della verità in relazione ai gravissimi fatti contestati.

Una cosa e certa: continueremo in Parlamento e nel paese a difendere i valori di legalità nei quali crediamo, contro tutte le cricche e le mafie.

Ma anche contro chi, solo attraverso il voto segreto, continua a frenare quella sete di verità e giustizia della stragrande maggioranza degli italiani di destra e di sinistra.

Su questi valori ci ritroveremo sabato a Pollica insieme a Roberto Saviano, Walter Veltroni e Gianfranco Fini: a testimoniare l’esistenza di una politica, e di un’Italia, diversa e distante anni luce da quella dei sistemi criminali e delle mafie.

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Caro Gianfranco, senza se e senza ma contro cricche, prepotenti e ascari.

lunedì, 20 settembre 2010

Caro Gianfranco,

il distacco con il quale hai evitato di commentare la sceneggiata taorminese di Silvio Berlusconi, lo capisco profondamente ma devo confessarti di non condividerlo fino in fondo.

La volgarità delle parole di Storace e la gravità di quelle di Donna Assunta, in una cornice da taverna da parte dei tanti “nuovi ascari” della fiamma accorsi, merita, infatti, più di una riflessione da parte nostra.

Ancora una volta il disprezzo ostentato nei nostri confronti da uno come Storace, indagato per la mala gestione della sanità laziale e da te miracolato con la nomina a Ministro e le parole durissime di chi abbiamo contribuito a far eleggere Presidente del Consiglio suonano allucinanti mentre ancora alcuni dei nostri utilizzano toni melliflui e dorotei sui nostri rapporti con il Pdl e sulla priorità assoluta di offrire uno scudo giudiziario al Premier.

Allora, Gianfranco, voglio dirti con chiarezza e affetto: non ci sto a sposare ancora la tesi della congiura giudiziaria contro Berlusconi.

E mentre con i dossier e i giornali di famiglia continua e si fa ancora più grave il metodo Boffo nei tuoi e, in prospettiva, nei nostri confronti, non sopporto più le sofferte riflessioni e le trovate giuridiche di qualche amico al fine di provare a garantire impunità nei confronto di chi, potendo, ci cancellerebbe dalla scena politica.

Non ci sto a sopportare con rassegnazione attacchi e lezioni di moralità politica nei nostri confronti dai difensori di alcune delle figure più torbide della storia repubblicana e da chi cerca di mettere insieme, con ogni mezzo, deputati disposti a tutto.

Gianfranco, tu sai bene, ed è il tuo più grande insegnamento, che per costruire una grande forza nazionale, legalitaria, Repubblicana e Costituzionale, dobbiamo far si che i mezzi siano all’altezza dei fini: allora va bene il sostegno al programma votato dagli elettori, ma riempiamo immediatamente di contenuto politico il senso delle “mani libere su tutto il resto” che abbiamo rivendicato.

Serve immediatamente una rigorosa norma anticorruzione, e non è più rinviabile la concessione di diritti pieni di cittadinanza a tanti bambini e ragazzi nati in Italia da genitori regolarmente qui residenti e che si sentono, e sono, “nuovi italiani”. Allo stesso tempo non è più rinviabile una rigorosa iniziativa politica e parlamentare sulla libertà d’informazione e sul conflitto d’interesse.

Eppoi occorre porre rimedio con il reperimento di adeguate risorse, agli enormi problemi della scuola pubblica, della ricerca e dell’Università se vogliamo costruire percorsi di superamento del declino nazionale, come attenzione e sostegno non potranno mancare a misure straordinarie adeguate per le forze dell’ordine e per la magistratura.

Essenziali poi nuove politiche culturali e ambientali, al fine di salvaguardare e rilanciare il più grande patrimonio, e la più grande risorsa dell’Italia.

Lo spazio politico che possiamo aprire, restando fedeli alle nostre radici ma con “capacità dinamica” di interpretare una “certa idea dell’Italia” è enorme, come enorme è la stima che gli italiani onesti hanno nei tuoi confronti.

Serve però liberarsi subito da tatticismi eccessivi e moderatismi privi di progetto e andare finalmente in campo aperto a parlare all’Italia profonda in modo semplice e coerente.

Solo così varrà la pena di percorrere questa nuova avventura politica.

Con l’ambizione di poter costruire un’Italia diversa e liberata da cricche, prepotenti e ascari.

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Il cuore oltre l’ostacolo

lunedì, 6 settembre 2010

Che bella domenica di idee, passione e impegno quella trascorsa con Gianfranco Fini e la nostra comunità umana e politica!

A Mirabello non è nato un nuovo partito: è successo qualcosa di molto più importante e straordinario. Un grande leader ha ridato senso alla militanza e all’impegno fatto di valori, battaglie, idee, progetto.

E’ nato molto più di in partito: si è rimessa in movimento la Politica, quella che deve saper parlare alle speranze, al cuore e alla ragione.

La Politica: non propaganda o sondaggi ma indicazione lungimirante di cambiamento e di futuro.

La Politica e non la noiosa e autoreferenziale elencazione delle “magnifiche sorti e progressive” del centrodestra italiano.

La Politica come “far bene cose di interesse comune” sui grandi temi che determinano il declino o la rinascita di una Nazione: legalità, etica della responsabilità, giovani, lavoro, coesione sociale, cittadinanza, unità nazionale.

Questa la risposta, coraggiosa e potente, a chi pensava di condizionarci o dividerci con le minacce o con le finte aperture.

Continuiamo così il nostro percorso difficile ma necessario per arrestare il declino e ridare voce alla speranza. E’ uno smagliante messaggio di speranza quello che parte da Mirabello.

Adesso spetta a noi, ma anche a tutti coloro i quali in questi mesi difficili ci hanno esortato a non cedere e ad andare avanti, riuscire a costruire cambiamento e innovazione, legalità e sviluppo.

Noi, con Fini, abbiamo buttato il cuore oltre l’ostacolo: adesso inizia il difficile, e il bello, di questa impresa.

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Futuro e Libertà incontra i vertici della Procura di Reggio Calabria: “Veniamo a portare solidarietà ed a raccogliere le vere priorità sulla Giustizia in Italia”

domenica, 29 agosto 2010

Italo Bocchino, Fabio Granata, Nino Lo Presti ed Angela Napoli, incontreranno lunedì alle 12, a Reggio Calabria, i vertici della locale Procura della Repubblica, dopo i gravissimi atti intimidatori subiti da parte della Ndrangheta.

Il capogruppo alla Camera Bocchino, il Vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Granata, il capogruppo in Commissoone Giustizia, Lo Presti, e la parlamentare antimafia calabrese, Angela Napoli, incontreranno il dott. Pignatone e il dott. Di Landro, portando la solidarietà del loro gruppo Parlamentare e della Commissione Nazionale Antimafia.

“Da Reggio Calabria parte un tour nelle Procure Italiane maggiormente impegnate nella lotta alle mafie, per portare la solidarietà e il sostegno della Politica e del nostro gruppo Parlamentare alle Procure maggiormente esposte e per raccogliere indicazioni e suggerimenti per una riforma della Giustizia che tenga conto delle vere emergenze e delle vere priorità del sistema giudiziario italiano”, hanno dichiarato Granata, Bocchino, Lo Presti e Napoli.

Il contrasto alle mafie rappresenta il primo punto all’odg della nostra agenda parlamentare. Servono risorse, personale e pieno sostegno politico per potenziare l’azione di contrasto alle organizzazioni criminali e alle loro connessioni con un parte della politica e della economia. Quella zona grigia che rappresenta la vera anima e la vera forza delle mafie e che va individuata e debellata senza se e senza ma.”

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Partito che verrà…

venerdì, 27 agosto 2010

In questi torridi giorni di fine estate, c’è qualcosa di paradossale e stucchevole nelle parole di chi quotidianamente ci ricorda che “la nascita di un nuovo partito” sarebbe un tradimento dell’elettorato e qualcosa di insopportabile nelle melliflue rassicurazioni di qualche amico che ascrive, addirittura nella categoria della fantapolitica, la nascita di un nuovo soggetto attorno a Gianfranco Fini.

Agli uni e agli altri vorrei, ‘pacatamente e moderatamente’, replicare che non siamo stati noi ad espellere dal Pdl il suo cofondatore né io, Bocchino e Briguglio ad aver chiesto di essere cacciati per eccesso di legalità e antimafia. Non siamo stati noi a organizzare cricche e comitati d’affare con uomini privi di scrupoli e magistrati, funzionari infedeli, né siamo stati noi ad attaccare sistematicamente le Procure più esposte nelle indagini sui sistemi criminali. Non siamo  stati noi a delegare alla Lega le politiche di integrazione e a Tremonti quelle economiche con buona pace dei valori di solidarietà, nuova cittadinanza, coesione sociale caratterizzanti tutto i partiti conservatori europei.

Per questo, e prima ancora per aver denunciato una ciclopica questione morale e per aver rivendicato il diritto al dissenso, siamo stati messi alla porta. E per questo con ogni mezzo si è cercato di distruggere e delegittimare Fini senza la cui spinta propulsiva non esisterebbe destra di Governo, ne esisterebbero tanti piccoli uomini e donne che allo snodo più difficile ne hanno preso le distanze.

Nonostante questo, nelle parole ferme, chiare e leali di Gianfranco Fini dall’hotel Minerva c’è stata una chiara scelta di campo di sostegno al Governo e al programma nell’interesse superiore dell’Italia e nel rispetto della volontà popolare, ma il “metodo Boffo” è continuato e si sono moltiplicate le provocazioni e gli attacchi nei nostri confronti, mentre Verdini e Cosentino restano al loro posto e ombre pesanti si addensano in molte inchieste su alti vertici del Pdl.

Da Settembre, al di là di ogni speculazione e polemica, la nostra area politica e culturale si radicherà ulteriormente attraverso l’organizzazione territoriale di Generazione Italia e l’azione dei gruppi parlamentari di Futuro e Libertà.

Rappresenteremo una declinazione coerente e lungimirante di una forza politica europea e legalitaria, attenta ai valori spirituali e alla supremazia della politica sull’economia e della legge sugli interessi particolari, rispettosi degli altri poteri costituzionali ad iniziare dalla magistratura e leali verso gli avversari. Attorno a Gianfranco Fini sosterremo il programma di governo voluto dalla maggioranza degli elettori ma non cederemo a nessun compromesso sui provvedimenti che riguardano il sistema della giustizia e la difesa dello Stato di diritto e della legalità. Lo faremo da forza modernizzatrice, europea e legalitaria.

E inizieremo ad aggregare gli italiani che ci stanno a vivere la Libertà, oltre ogni retorica vuota, come energia vitale e nazionale.

A ricostruire un progetto fatto di solidarietà e amicizia, condivisione e consapevolezza culturale, un progetto che sappia tornare a parlare a chi ha voltato le spalle e non ha più creduto nella politica.

Su questo percorso ci ritroveremo al fianco dei non garantiti e degli indifesi e di chi lavora e si alza presto la mattina e non ha padroni, se non la propria coscienza.

E dei tanti giovani che non si sono stancati di credere nel merito, nella solidarietà, nella legalità. Lo faremo in nome di una certa idea dell’Italia: solidale, colta, accogliente, consapevole.

E lo faremo contro tutti i prepotenti, i ciarlatani e i parassiti, irriducibilmente convinti che l’Italia meriti un’altra politica fatta di sogni, speranza e progetto contro il fango e le sceneggiate di questa estate da dimenticare.

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Legalità e patriottismo repubblicano: questo è il cammino

giovedì, 5 agosto 2010

E’ vero: in molti ieri avremmo istintivamente e convintamente votata la sfiducia a Caliendo.

Ma ci sono passaggi della vita politica dove bisogna far prevalere la lungimiranza e la prospettiva e, come dice una mia amica, contare fino a cento.

Ieri non abbiamo voluto dare alibi a chi ci ha deferito ai probiviri per eccesso di legalità e di antimafia.

A chi, con un documento vergognoso e stalinista ha cacciato Gianfranco Fini dal Pdl, ritenendo che il partito nel quale avevamo fatto confluire la storia antica e nobile della destra italiana resa moderna e radicata grazie al coraggio e alla modernità del suo leader, fosse semplicemente una delle sue tante aziende.

Non abbiamo dato a Silvio Berlusconi la possibilità di poter indossare i panni della vittima e chiedere elezioni subito, facendo prevalere la logica del tanto peggio tanto meglio. Tanti italiani che in questi mesi ci hanno seguito con speranza ed entusiasmo devono sapere e credere che la battaglia per costruire un Italia diversa va avanti e ha mosso solo i primi passi.

E, tra tante critiche che accettiamo, li invitiamo a non dimenticare mai ciò che in questi giorni, formidabili, abbiamo determinato, imponendo finalmente all’opinione pubblica l’idea di una destra attenta ai valori della legalità e testimone di patriottismo repubblicano: lo abbiamo fatto a Palermo insieme a Gianfranco Fini in Via d’Amelio, in Parlamento modificando radicalmente, e sostanzialmente fermando, la sciagurata legge sulle intercettazioni telefoniche e ambientali.

Lo abbiamo fatto imponendo le dimissioni di Brancher, di Scajola e di Cosentino e reclamando quelle di Verdini. Lo abbiamo fatto sostenendo l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine contro tutte le mafie militari ma anche economiche e politiche.

Alla ripresa ci batteremo per l’immediata approvazione di un rigorosissimo ddl anticorruzione e diremo un netto no ad altre leggi ad personam. In Parlamento porteremo i nomi delle decine di inquisiti candidati ed eletti nei Consigli Regionali, Provinciali e Comunali, inchiodando i partiti alle loro responsabilità.

Per questo, senza presunzione ma con lucida consapevolezza, chiediamo agli italiani, di destra e di sinistra e a tutta quella gente per bene che reclama una nuova politica, di non metterci in croce per un voto. Da oggi in Parlamento, grazie alla nostra iniziativa, si è creata una vasta area parlamentare, maggioritaria, che sui temi della legalità e del contrasto alle mafie e su quelli della difesa dei valori repubblicani, non permetterà più strappi e deviazioni.

A settembre ne vedremo delle belle…

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Incompatibili

venerdì, 30 luglio 2010

All’inizio fu Giuliano Urbani: nel suo stile sobrio e elegante, a chi gli chiedeva come avrebbe potuto giudicare Fabio Granata da probiviro, replicava sottolineando una profonda incompatibilità culturale nei confronti del Pdl.

Ieri il documento partorito dall’ufficio politico del partito di Silvio Berlusconi ha utilizzato lo stesso concetto per sottolineare le “colpe” di Gianfranco Fini oltre che per motivare (si fa per dire…) il mio deferimento insieme a quello di Italo Bocchino e Carmelo Briguglio.

Se la mente corre agli ultimi mesi riesce con facilità ad individuare questa incompatibilità.

Siamo incompatibili con un partito che esprime piena e convinta solidarietà a chi, condannato in appello per associazione mafiosa, come prima dichiarazione, proclama l’eroismo di un capomafia palermitano.

Siamo incompatibili con un Ministro che non riesce a darsi pace sui motivi misteriosi per i quali, qualcuno alle sue spalle, gli ha acquistato un appartamento.

Siamo incompatibili con un partito che ritiene di poter lasciare come coordinatore regionale in Campania un suo dirigente colpito da mandato di cattura per associazione camorristica e che, dopo essere stato costretto, a causa di una ennesima e gravissima inchiesta giudiziaria, dalla nostra azione intransigente a rassegnare le dimissioni, da Sottosegretario all’Economia, riceve la piena e convinta solidarietà del partito stesso.

Siamo certamente incompatibili con un partito nel quale un coordinatore nazionale ritiene normale, al di là degli aspetti giudiziari, incontrare regolarmente personaggi fuoriusciti dalle ombre piu oscure della Prima Repubblica, faccendieri e magistrati infedeli, per costruire, in febbrile collaborazione  con alcuni dei personaggi prima citati, dossier vergognosi contro dirigenti dello stesso partito, pressioni nei confronti degli organi giurisdizionali e affari.

Per questa nostra incompatibilità in Parlamento si apre oggi una nuova pagina della storia repubblicana attraverso la formazione di gruppi parlamentari che si sentono ancora fortemente incompatibili con una visione proprietaria della politica e ne hanno invece una legata al bene comune, alla legalità repubblicana, al rispetto dei diritti civili, alla coesione sociale e al grande patrimonio dell’Unità nazionale.

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Noi, professionisti dell’Antimafia

sabato, 24 luglio 2010

In questi caldi giorni d’estate, caratterizzati da aspre polemiche sulla questione morale e sulle tragiche vicende del ’92 è risuonata spesso l’accusa di professionismo dell’antimafia, lanciata sia nei confronti di alcuni magistrati che nelle polemiche interne agli schieramenti politici.

Anche nel Pdl si è fatto spesso ricorso a queste espressione per sottolineare negativamente la predisposizione di alcuni di noi a rimuovere la cultura delle garanzie e le presunzioni di innocenza costituzionalmente garantite, attraverso la sottolineatura  delle responsabilità di pezzi delle istituzioni e della politica nella vergognosa e ciclopica opera di depistaggio e di occultamento della verità sulle stragi di mafia nella cornice delle trattative tra apparati dello stato e cosa nostra.

Professionisti dell’Antimafia: sono certo che chi utilizza questa espressione non ha né la conoscenza né la memoria storica per ricordarne le origini.

Cita Sciascia come  creatore della metafora, ma dimentica di sottolineare o, in alcuni casi  ignora, che Sciascia utilizzò questa espressione nei confronti di Paolo Borsellino poiché il grande scrittore siciliano in una prima fase non aveva compreso la portata rivoluzionaria delle metodologie d’indagine e processuali che lui e Giovanni Falcone avevano introdotto nell’azione di contrasto a cosa nostra. Sciascia si pentì amaramente di questa polemica.

Oggi, nel dilagare di una questione morale che coinvolge pezzi della politica e delle istituzioni e che costringe il Presidente Napolitano ad un rigorosissimo richiamo ai partiti ed ai corpi istituzionali per fare pulizia al proprio interno, e mentre l’azione irriducibile dei magistrati di Palermo, Caltanissetta e Firenze ricostruisce le dinamiche criminali che portarono alle stagione delle stragi e che furono attraversate da inconfessabili trattative tra la mafia e pezzi dello Stato, ecco che il nemico principale  siamo diventati noi: i “nuovi professionisti dell’Antimafia”.

Le vicende giudiziarie che riguardano Cosentino, la condanna di Dell’Utri, l’esaltazione di Mangano come eroe nazionale, l’inquietante vicenda della cosiddetta P3 che vede unite figure torbide provenienti dal passato quali Flavio Carboni, allo stesso tavolo con magistrati infedeli, faccendieri, pezzi della politica hanno lasciato perfettamente indifferenti alcuni dirigenti del Pdl che invece dimostrano tutta la loro diuturna preoccupazione, in alcuni casi vera e propria indignazione, verso coloro i quali si appellano alla legalità repubblicana e sostengono l’azione dei magistrati per ottenere verità e giustizia sulle stragi del ’92.

E’ la stessa logica secondo la quale a Casal di Principe il problema non sono i Casalesi, ma Saviano, in Italia non sono le mafie che fatturano 120 miliardi di euro l’anno, ma le opere letterario-cinematografiche che ne parlano.

Allo stesso modo nel Pdl a minare la credibilità del partito agli occhi dell’opinione pubblica e della gente comune, alla prese con una grave crisi economica e sociale non sono le cricche, le consorterie, le logge che parlano di affari, denaro, potere e dossier: il vero problema siamo noi, i professionisti dell’antimafia.

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Paolo Borsellino e il diritto alla parola

venerdì, 16 luglio 2010

Come ogni anno, lunedì a Palermo celebreremo l’anniversario della strage di Via D’Amelio con una grande fiaccolata che attraverserà silenziosamente la città fino a raggiungere il luogo dell’attentato.

Lì saranno deposte migliaia di fiammelle e sommessamente si leverà un antico canto di battaglia per onorare Paolo e gli altri caduti, ricordando che “il domani appartiene a noi”.

La fiaccolata riporta alla mente un’altra, immensa, fiaccolata che attraversò Palermo nei giorni tragici tra il 23 maggio e il 19 luglio 92. Tra Capaci e Via D’Amelio.

Era Paolo Borsellino ad aprire quella fiaccolata, lo sguardo lucido, triste ma fermo e dietro una marea di palermitani che si erano stretti attorno alle avanguardie di quella bellissima epopea della legalità.

Erano i giorni nei quali un potere occulto e criminale, dopo aver eliminato Falcone, doveva abbattere l’ultimo ostacolo a quella ignobile trattativa finalizzata a salvaguardare la vita e il potere di vecchi e nuovi referenti politici ed economici di Cosa Nostra.

Fu proprio al termine di quella straordinaria manifestazione che Paolo Borsellino prese la parola. Un silenzio surreale sembrava avvolgerlo. iniziò a parlare  per “ricordare Giovanni e i Giuda che lo avevano tradito”.

Paolo concluse quella magnifica “orazione civile” con parole fortissime e sprezzanti, tra gli applausi e le lacrime della folla, verso chi “aveva perduto per sempre il diritto alla parola”.

Dopo 18 anni e come ogni 19 luglio, ci ritroveremo ancora una volta per onorare queste Memorie.

Ci saranno i ragazzi con le magliette “meglio un giorno da Borsellino che cento da Ciancimino”, gli striscioni, i tricolori e tanti visi nuovi e antichi, ragazzi, ragazze e tanta gente normale.

Tutti insieme per partecipare e ricordare.

Sarebbe bello non dover scorgere, tra tante facce amiche, qualche presenza stonata: tutti coloro che sui temi della verità e giustizia sulle stragi e sul rapporto mafia politica non hanno assunto comportamenti rigorosi e coerenti. Chi ha appassionatamente solidarizzato con condannati per mafia esaltatori di mafiosi eroici o con chi resta attaccato alla poltrona nonostante i mandati di cattura per associazione camorristica.

Chi, da posti di responsabilità politica, non perde occasione per attaccare la magistratura compresa quella che, irriducibilmente, cerca ancora verità e giustizia su quelle stragi e pretende di individuarne esecutori e soprattutto mandanti.

In una parola, ci piacerebbe che stessero lontani dalla nostra fiaccolata e da tutte le commemorazioni in programma tutti quelli che, per dirla con Paolo Borsellino, hanno perduto per sempre “il diritto alla parola”.

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