Articoli marcati con tag ‘magistratura’

Un progetto per l’Italia

giovedì, 3 febbraio 2011

Il voto contrario e determinante di Futuro e Libertà sul federalismo municipale proposto dal Governo, rappresenta un importante preludio al nostro congresso milanese, così come il nostro pieno sostegno attraverso il voto parlamentare all’azione della magistratura nei confronti del premier su ipotesi di reato molto gravi e che hanno determinato reazioni internazionali imbarazzanti e lo sdegno della stragrande maggioranza degli italiani.

Noi vogliamo dare voce e rappresentanza organizzata ad una grande area politica che guarda ai giovani, alle donne e ai cittadini in nome dei valori del patriottismo repubblicano e legalitario.

A Milano chiameremo gli italiani e le italiane all’impegno attraverso nuove forme di cittadinanza attiva, all’altezza della straordinaria storia nazionale: un progetto moderno, ma dalle radici profonde, di rappresentanza degli interessi nazionali, oltre il crepuscolo del berlusconismo e il grigiore dei giorni che viviamo.

Legalità, identità e unità nazionale, giustizia sociale, solidarietà e innovazione per riaffermare una “certa idea dell’Italia”: quella che ci rende orgogliosi e consapevoli. In una parola, quella che ci rende felici di essere italiani.

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Legalità e cultura: il “perimetro politico” del patriottismo repubblicano

lunedì, 25 ottobre 2010

La proposta di Gianfranco Fini di raddoppiare la tassazione sulle rendite finanziarie per reperire fondi per la scuola, la ricerca e l’Università insieme allo stop netto alla reiterabilità del lodo Alfano (parziale apertura alla mia posizione di contrasto al Lodo) e a proposte inaccettabili di riforma della giustizia che si concretizzano in un tentativo di stravolgere l’indipendenza della magistratura e la titolarità dell’azione penale sono stati “segnali” politici fondamentali per poter, con decisione, andare avanti nel nostro ambizioso progetto politico.

La presentazione a Milano del Manifesto d’ottobre, sottoscritto da centinaia di accademici, intellettuali e operatori culturali, in concomitanza del mio incontro torinese con Giancarlo Caselli per parlare di legalità, rappresentano tasselli importanti di una volontà politica precisa di disegnare il perimetro politico della nostra nuova avventura lungo le coordinate rigorose della difesa della legalità e della cultura.

Si tratta di due facce della medesima medaglia, per contrastare il declino della Nazione, declino che si manifesta sia nell’imperversare delle mafie sia nel disinteresse verso il patrimonio e le politiche culturali.

Nel nostro Patriottismo Repubblicano le architravi restano l’articolo 5 della Costituzione sulla indivisibilità della nazione, l’articolo 9 sulla Ricerca e la tutela delle arti e del patrimonio paesaggistico e culturale e gli articoli che garantiscono l’indipendenza della Magistratura dal potere politico.

C’è stata una risposta dura e orgogliosa della nostra base a segnali che andavano in direzioni assolutamente sbagliate: le parole di Fini spazzano via il campo da ogni equivoco.

A Perugia e Milano possiamo nuovamente guardare con fiducia e convinzione e tornare a credere nella nascita del movimento della legalità, della cittadinanza consapevole e dell’etica repubblicana.

Oltre le vecchie categorie politiche e i soliti riflessi condizionati, per provare a costruire un’Italia migliore, oltre l’attuale intollerabile declino e al triste risveglio (per chi ci aveva creduto) dal sogno berlusconiano.

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Caro Gianfranco, senza se e senza ma contro cricche, prepotenti e ascari.

lunedì, 20 settembre 2010

Caro Gianfranco,

il distacco con il quale hai evitato di commentare la sceneggiata taorminese di Silvio Berlusconi, lo capisco profondamente ma devo confessarti di non condividerlo fino in fondo.

La volgarità delle parole di Storace e la gravità di quelle di Donna Assunta, in una cornice da taverna da parte dei tanti “nuovi ascari” della fiamma accorsi, merita, infatti, più di una riflessione da parte nostra.

Ancora una volta il disprezzo ostentato nei nostri confronti da uno come Storace, indagato per la mala gestione della sanità laziale e da te miracolato con la nomina a Ministro e le parole durissime di chi abbiamo contribuito a far eleggere Presidente del Consiglio suonano allucinanti mentre ancora alcuni dei nostri utilizzano toni melliflui e dorotei sui nostri rapporti con il Pdl e sulla priorità assoluta di offrire uno scudo giudiziario al Premier.

Allora, Gianfranco, voglio dirti con chiarezza e affetto: non ci sto a sposare ancora la tesi della congiura giudiziaria contro Berlusconi.

E mentre con i dossier e i giornali di famiglia continua e si fa ancora più grave il metodo Boffo nei tuoi e, in prospettiva, nei nostri confronti, non sopporto più le sofferte riflessioni e le trovate giuridiche di qualche amico al fine di provare a garantire impunità nei confronto di chi, potendo, ci cancellerebbe dalla scena politica.

Non ci sto a sopportare con rassegnazione attacchi e lezioni di moralità politica nei nostri confronti dai difensori di alcune delle figure più torbide della storia repubblicana e da chi cerca di mettere insieme, con ogni mezzo, deputati disposti a tutto.

Gianfranco, tu sai bene, ed è il tuo più grande insegnamento, che per costruire una grande forza nazionale, legalitaria, Repubblicana e Costituzionale, dobbiamo far si che i mezzi siano all’altezza dei fini: allora va bene il sostegno al programma votato dagli elettori, ma riempiamo immediatamente di contenuto politico il senso delle “mani libere su tutto il resto” che abbiamo rivendicato.

Serve immediatamente una rigorosa norma anticorruzione, e non è più rinviabile la concessione di diritti pieni di cittadinanza a tanti bambini e ragazzi nati in Italia da genitori regolarmente qui residenti e che si sentono, e sono, “nuovi italiani”. Allo stesso tempo non è più rinviabile una rigorosa iniziativa politica e parlamentare sulla libertà d’informazione e sul conflitto d’interesse.

Eppoi occorre porre rimedio con il reperimento di adeguate risorse, agli enormi problemi della scuola pubblica, della ricerca e dell’Università se vogliamo costruire percorsi di superamento del declino nazionale, come attenzione e sostegno non potranno mancare a misure straordinarie adeguate per le forze dell’ordine e per la magistratura.

Essenziali poi nuove politiche culturali e ambientali, al fine di salvaguardare e rilanciare il più grande patrimonio, e la più grande risorsa dell’Italia.

Lo spazio politico che possiamo aprire, restando fedeli alle nostre radici ma con “capacità dinamica” di interpretare una “certa idea dell’Italia” è enorme, come enorme è la stima che gli italiani onesti hanno nei tuoi confronti.

Serve però liberarsi subito da tatticismi eccessivi e moderatismi privi di progetto e andare finalmente in campo aperto a parlare all’Italia profonda in modo semplice e coerente.

Solo così varrà la pena di percorrere questa nuova avventura politica.

Con l’ambizione di poter costruire un’Italia diversa e liberata da cricche, prepotenti e ascari.

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Tra Fini e Supergiudici. Menomale che Silvio c’è…

sabato, 11 settembre 2010

Chissà come si saranno sentiti i magistrati italiani, soprattutto quelli delle Procure di frontiera nel contrasto alle mafie, nell’apprendere, dalla viva voce del Presidente del Consiglio impegnato in un conclave internazionale, che i giudici italiani sono addirittura dotati di poteri illimitati e che, attraverso questi, mettono a rischio la governabilità dell’Italia.

Chissà cosa avranno pensato alla Procura di Reggio Calabria, impegnata nell’attacco frontale allo strapotere della Ndrangheta, dopo 3 attentati subiti in 3 mesi.

Certamente avranno pensato di essersi clamorosamente sbagliati e di non essersi accorti che l’informatizzazione di tutti i dati delle indagini coordinati e intrecciati con quelli delle altre Procure italiane sulle loro delicatissime indagini sia oramai una realtà modernissima e operativa della quale, distratti dal contrasto alla governabilità, non si erano accorti, cosi come non avevano percezione del fatto evidente che di risorse economiche per il funzionamento degli uffici, per la benzina delle blindate o anche per le fotocopie degli atti ne avevano disponibilità illimitata, così come per gli straordinari degli agenti di polizia.

Distratti dai loro superpoteri non si erano resi conto che nelle sedi decentrate c’era una eccessiva presenza di personale motivato e professionalmente adeguato.

Così come sarà rimasto altrettanto sorpreso Sergio Lari a Caltanissetta, il magistrato che aveva raccolto gli atti del primo processo sulla strage di via d’Amelio da un garage infestato da topi attraverso la coraggiosa iniziativa dell’unico agente di Pg di cui disponeva e che, su queste solide e incoraggianti basi, aveva iniziato da zero le nuove indagini sulle stragi, scoprendo una colossale opera di depistaggio di pezzi deviati dello Stato, grazie anche ai riscontri oggettivi dati da un pentito importantissimo, Spatuzza.

A dimostrazione dell’illimitato potere delle 4 Procure competenti sulle stragi il programma di protezione che tutelasse la piena attendibilità del teste e la sua enorme importanza per ricostruire la verità veniva coraggiosamente bocciato dal sottosegretario Mantovano che, giudicando inattendibile Spatuzza, si guadagnava l’encomio solenne di Berlusconi e dei difensori della governabilità in servizio permanente effettivo.

E poi, cosa avranno pensato i Procuratori della Repubblica di Palermo, Ingroia in testa, che irriducibilmente dal ’92 cercano verità e giustizia sulle stragi e non si sono mai fermati davanti a nessun potere o governo, in una storia fatta di servizi, piste deviate, sangue, sparizioni di prove, intrighi e veleni?

Presi com’erano a rendere l’Italia ingovernabile, hanno dimenticato i superpoteri di cui sono dotati e non si sono serviti di uomini, mezzi, sostegno politico, collaborazione che il Governo ha sempre loro generosamente assicurato.

Stessa storia per chi ha osato pensare che Verdino, Cosentino, Dell’Utri, Carboni e uno stuolo di magistrati e funzionari infedeli si riunissero per condizionare organi istituzionali o pianificare affari: attraverso i superpoteri anche questi giudici hanno condizionato l’azione di governo di siffatti statisti, bloccando la lungimirante visione del credito agevolato di Verdini e la sensibilità ambientalista e progressista sulle energie alternative di Dell’Utri, Carboni e Cosentino.

Ha ragione Berlusconi: in Italia i problemi sono creati dai giudici, sia al Governo che agli italiani.

Le cricche, la questione morale, le mafie, le verità negate, le logge coperte, le estorsioni alle imprese, l’usura, il bussiness sui rifiuti e sull’energia? Tutte invenzioni dei finiani, dei comunisti e delle toghe rosse.

Ma menomale che Silvio c’è…

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Per Dell’Utri rispettiamo la sentenza e, fino alla Cassazione, la presunzione di innocenza, ma Mangano non è un eroe

martedì, 29 giugno 2010

La condanna di Marcello Dell’Utri farà certamente discutere e determinerà polemiche infinite tra le forze politiche e all’interno delle stesse. A caldo ci preme dire che, nel rispetto pieno della presunzione d’innocenza fino alla Cassazione, non ci sono piaciute le dichiarazioni del senatore Dell’Utri su Mangano. Quest’ultimo infatti non è certamente un eroe ma un mafioso conclamato. A Palermo in quegli anni ben altri sono stati gli eroi, ad iniziare da Paolo Borsellino e da chi ha dato la vita per una Italia libera dalle Mafie.

La sentenza ha un dispositivo molto complesso e attendiamo di leggere le motivazioni. Certamente quello che ha giudicato Dell’Utri non era un collegio di toghe rosse ma era composto da magistrati moderati e ritenuti garantisti.

Nel prendere atto della condanna ribadiamo fiducia nella magistratura e confidiamo che le inchieste portate avanti dalle Procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze riescano ad accertare la verità su esecutori e mandanti delle stragi che hanno insanguinato l’Italia.

E’ scontato ribadire che chiunque viene condannato per mafia non può continuare a svolgere ruolo politico e crediamo che su queste vicende, come su altre altrettanto gravi, il più grande partito italiano debba avviare una riflessione seria che senza demonizzazioni ponga il tema del contrasto alle mafie e della selezione dei gruppi dirigenti in maniera definitivamente seria. Iniziando dall’approvazione del ddl anticorruzione, con la incandidabilità assoluta per chi è condannato in via definitiva, con la salvaguardia di strumenti indispensabili per il contrasto alle mafie ad iniziare dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, con un linguaggio e una politica di sostegno alle procure più esposte ma anche con l’approvazione di un codice etico che nel pdl eviti la persistenza in ruoli politici o la ricandidabilità per chi è condannato o rinviato a giudizio per reati di mafia.

Sono elementi indispensabili per costruire una nuova politica e una nuova Italia.

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Giovanni Falcone: memoria e futuro

domenica, 23 maggio 2010

Il 20° anniversario della strage di Capaci e del sacrificio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli uomini della scorta, rappresenta un tassello fondante ed irremovibile  della memoria storica condivisa dal popolo italiano nel difficile percorso di riaffermazione della legalità repubblicana.

Falcone ha rappresentato una certa idea della magistratura, avanzata ed attenta, equilibrata, ma impalcabile nell’affermazione dell’autorità dello stato e della difesa del bene comune.

Nel suo nome, in quello di Paolo Borsellino e di tutti i caduti nel contrasto alle mafie, è nata una Sicilia diversa, attenta ai valori della legalità e della dignità civile.

Per questo, oggi, l’unico modo per ricordarlo, fuori dalla retorica delle commemorazioni, è rappresentato da un forte richiamo alla coerenza delle azioni politiche e degli atti legislativi.

“Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.”

Per questo, l’Italia di oggi deve ricordare, senza se e senza ma, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

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Questione morale: coerenza e rigore

venerdì, 14 maggio 2010

Il quadro che si sta delineando sui rapporti tra pezzi della politica e dell’impresa affaristica fa emergere l’esistenza di una grave questione morale che non può essere affrontata con la autoreferenziale e scontata tesi del complotto dei giudici e delle liste di proscrizione.

La maggioranza inasprisca e approvi il ddl anticorruzione e ascolti il grido d’allarme dei magistrati sulle intercettazioni, ampliando questo fondamentale strumento di indagine a tutta una serie di reati quasi sempre ‘spia’ di reati molto più gravi. In una parola il Pdl dimostri senso dello Stato e sensibilità politica affrontando con rigore e lucidità i temi vitali del contrasto alla corruzione, alle mafie, al malaffare.

In Italia le Mafie fatturano 130 miliardi annui e si infiltrano sull’intero territorio nazionale riciclando enormi somme e uccidendo il mercato e l’impresa pulita. Oltre gli arresti, le confische e i sequestri vanno affrontati questi nodi con decisione e coerenza attraverso una selezione rigorosa del personale politico e della classe dirigente.

Fini ha posto da tempo questi temi: sia ascoltato dal Premier.

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Solo parole, sfuma la teoria del complotto

sabato, 5 dicembre 2009

Pubblichiamo l’intervista rilasciata da Fabio Granata a Valter Delle Donne e pubblicata sul Secolo d’Italia di oggi, 5 dicembre 2009.

“Le dichiarazioni del pentito Spatuzza dovranno essere vagliate dai magistrati, ma mi sembrano generiche e “de relato”. Da qui a gridare al complotto ce ne corre e sarebbe pericoloso farlo mettendo nello stesso calderone tutte le inchieste di mafia”. Fabio Granata, deputato Pdl e vicepresidente della commissione Antimafia, ha appena terminato di ascoltare in diretta radiofonica la deposizione dall’aula bunker di Torino.

Onorevole Granata ci sono elementi di novità nella deposizione del killer di Brancaccio?
No, mi pare che Spatuzza abbia ripetuto quanto ampiamente preannunciato. Si tratta di dichiarazioni che dovranno essere passate al vaglio dei magistrati, sulla base di riscontri rigorosi, anche se, almeno in questa sede mi sembrano dichiarazioni generiche e de relato. Il coinvolgimento, oltre che di Marcello Dell’Utri del nome di Silvio Berlusconi accresce l’esigenza che il riscontro sia immediato.

(continua…)

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