“Futuro e Libertà ricorda le vittime del terrorismo, i magistrati caduti e la figura di Peppino Impastato, un giovane italiano, militante comunista, caduto per mano della mafia di cui rispettiamo le lotte e la memoria. E’ questa l’idea dell’Italia che ci piace e che difendiamo”. Lo dichiara in una nota il vice presidente della Commissione Parlamentare antimafia Fabio Granata.
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GIORNATA MEMORIA. GRANATA(FLI): PEPPINO IMPASTATO ESEMPIO DA SEGUIRE PER I GIOVANI ITALIANI
lunedì, 9 maggio 2011Paolo Borsellino e il diritto alla parola
venerdì, 16 luglio 2010
Come ogni anno, lunedì a Palermo celebreremo l’anniversario della strage di Via D’Amelio con una grande fiaccolata che attraverserà silenziosamente la città fino a raggiungere il luogo dell’attentato.
Lì saranno deposte migliaia di fiammelle e sommessamente si leverà un antico canto di battaglia per onorare Paolo e gli altri caduti, ricordando che “il domani appartiene a noi”.
La fiaccolata riporta alla mente un’altra, immensa, fiaccolata che attraversò Palermo nei giorni tragici tra il 23 maggio e il 19 luglio 92. Tra Capaci e Via D’Amelio.
Era Paolo Borsellino ad aprire quella fiaccolata, lo sguardo lucido, triste ma fermo e dietro una marea di palermitani che si erano stretti attorno alle avanguardie di quella bellissima epopea della legalità.
Erano i giorni nei quali un potere occulto e criminale, dopo aver eliminato Falcone, doveva abbattere l’ultimo ostacolo a quella ignobile trattativa finalizzata a salvaguardare la vita e il potere di vecchi e nuovi referenti politici ed economici di Cosa Nostra.
Fu proprio al termine di quella straordinaria manifestazione che Paolo Borsellino prese la parola. Un silenzio surreale sembrava avvolgerlo. iniziò a parlare per “ricordare Giovanni e i Giuda che lo avevano tradito”.
Paolo concluse quella magnifica “orazione civile” con parole fortissime e sprezzanti, tra gli applausi e le lacrime della folla, verso chi “aveva perduto per sempre il diritto alla parola”.
Dopo 18 anni e come ogni 19 luglio, ci ritroveremo ancora una volta per onorare queste Memorie.
Ci saranno i ragazzi con le magliette “meglio un giorno da Borsellino che cento da Ciancimino”, gli striscioni, i tricolori e tanti visi nuovi e antichi, ragazzi, ragazze e tanta gente normale.
Tutti insieme per partecipare e ricordare.
Sarebbe bello non dover scorgere, tra tante facce amiche, qualche presenza stonata: tutti coloro che sui temi della verità e giustizia sulle stragi e sul rapporto mafia politica non hanno assunto comportamenti rigorosi e coerenti. Chi ha appassionatamente solidarizzato con condannati per mafia esaltatori di mafiosi eroici o con chi resta attaccato alla poltrona nonostante i mandati di cattura per associazione camorristica.
Chi, da posti di responsabilità politica, non perde occasione per attaccare la magistratura compresa quella che, irriducibilmente, cerca ancora verità e giustizia su quelle stragi e pretende di individuarne esecutori e soprattutto mandanti.
In una parola, ci piacerebbe che stessero lontani dalla nostra fiaccolata e da tutte le commemorazioni in programma tutti quelli che, per dirla con Paolo Borsellino, hanno perduto per sempre “il diritto alla parola”.
Alberto Giaquinto e i ragazzi di Acca Larentia: morti non per un partito ma per l’Italia
domenica, 10 gennaio 2010
Sono passati tanti anni e, come diceva una bella canzone,”ti risvegli una mattina e ti chiedi cosa è stato,ritornare nei pensieri alle cose del passato, a quel fazzoletto nero che conservi in un cassetto…”
Tanti giovani della destra d’alternativa al sistema caddero vittime, in quel periodo maledetto, della violenza politica che dilaniava l’Italia e incendiava le giovani generazioni: Alberto, Franco, Francesco, Stefano.
Non furono i primi, nè purtroppo gli ultimi. Oggi voglio ricordarli, rendendo onore alla loro Memoria, così come a quella di tutti gli altri giovani dell’epoca, miei coetanei di destra e di sinistra che si immolarono sull’altare della passione politica e di quella che, all’epoca chiamavamo “la rivoluzione”.
Oggi solo l’impegno per un’Italia migliore e più giusta, può rendere Onore, oltre ogni retorica, a quelle giovani vite che incendiarono, in quei lontani mesi di Gennaio i nostri cuori e le strade di Roma. Consapevoli, oggi più di ieri, che non morirono per un partito ma per una “certa Idea dell’Italia”: un’Italia rinnovata e nuovamente esempio di giustizia, qualità della vita, creatività e cultura.
Per una “rivoluzione”, appunto.
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