Articoli marcati con tag ‘Paolo Borsellino’

Per Paolo, ribellatevi.

domenica, 17 luglio 2011

Nel diciannovesimo anniversario del martirio di Paolo Borsellino e’giusto rivolgere un appello ai tanti giovani di Destra, cresciuti in politica in nome dei valori di legalità e patriottismo e che oggi si ritrovano a militare nello stesso partito di Cosentino, Cesaro, Papa, Milanese e sopratutto a sostenere un Governo che ha tra i suoi membri Saverio Romano.

Io conosco molti di questi ragazzi,ad iniziare dai dirigenti giovanili palermitani,e conosco la loro onesta’ intellettuale e la loro cultura della legalità. Per questo sento di avere il dovere di rivolgere loro un appello: ribellatevi ragazzi.

Pretendete che nessuno dei vostri parlamentari possa essere salvato dalla galera attraverso il Parlamento,pretendete che chi e’toccato da contiguità con l’associazione mafiosa faccia un passo indietro,chiedete le immediate dimissioni di Romano.

Ribellatevi in nome di quei valori di Patria e legalità da sempre bandiere della Destra italiana.

Ribellatevi per non riscoprirvi amaramente   un giorno tra coloro i quali,per aver accettato il puzzo del compromesso morale,non potranno Piu’ respirare la fresca aria di Liberta’.

E, per dirla con Paolo, avranno perso per sempre il diritto alla parola…

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19 gennaio: diventerà bellissima

mercoledì, 19 gennaio 2011

Oggi è il compleanno di Paolo Borsellino, eroe italiano.

Nel ricordarlo, in suo nome e per onorarne il sacrificio, la Destra repubblicana e legalitaria che rappresentiamo deve dare un contributo ancora più forte e coerente di passione e impegno per liberare l’Italia da cricche, affaristi e mafie.

Soprattutto liberarla dalla decadenza vergognosa e da “basso impero” che emerge dalle cronache di questi giorni.

Borsellino si è sacrificato per una certa idea dell’Italia, mai perdendo la speranza nel cambiamento e nei giovani. Noi dobbiamo esserne all’altezza chiudendo definitivamente una fase politica e liberando l’Italia.

Solo questo darà senso alla nostra azione e anche alle recenti e coraggiose rotture.

La nostra politica deve parlare di etica pubblica e senso di responsabilità e diffondere il messaggio opposto alle tristi pagine di questi giorni.

Il Sovrano che si nutre della prostituzione e del corpo di giovanissime donne e della prostituzione politica di tanti, che lo hanno illusoriamente salvato il 14 dicembre: due facce della stessa medaglia di decadenza e perdita di ogni dignità.

L’Italia merita di più e può “ridiventare bellissima”, come auspicava Paolo per la nostra Sicilia.

Questo il nostro compito. Questo il nostro difficile cammino.

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Tutto iniziò in via D’Amelio

martedì, 10 agosto 2010

“L’eroe è Paolo Borsellino. Mangano è un cittadino condannato per mafia, certamente non è un eroe”.

Queste parole di Gianfranco Fini, pronunciate in via D’Amelio davanti al popolo delle ‘agende rosse’ hanno rappresentato l’inizio dello scontro politico più aspro degli ultimi anni.

E’ oramai evidente che lotta alle mafie, legalità, questione morale rappresentano argomenti off limits nel Pdl, se utilizzati fuori dalla propaganda autoreferenziale del Governo.

Lo diventano ancor più se posti a fondamento di una grande esigenza di verità e giustizia sulle mafie e sul rapporto mafia/politica/economia.

In questa logica aver stigmatizzato la mancata concessione della massima protezione a Spatuzza per una discutibile e contrastata decisione della Commissione presieduta da Alfredo Mantovano suonò come provocazione inaccettabile, nonostante quattro Procure attestassero l’attendibilità piena del pentito considerato fondamentale per arrivare a ricostruire l’attentato di via D’Amelio dopo la colossale opera di depistaggio portata avanti attraverso la finta ricostruzione di Scarantino. A verbale di quella decisione certamente è riscontrabile la contrarietà dei magistrati e Mantovano, successivamente raggiunto dalla sentita solidarietà di tutte le colombe in servizio permanente effettivo, porta con sé la responsabilità e il peso di quella decisione.

Oggi che, di fronte ad una ciclopica questione morale che investe la classe politica e di governo, tutte le attenzioni sono concentrate sulla vendita di un appartamento da un partito a privati, noi non perdiamo d’occhio gli obiettivi e le questioni vere.

Noi che eravamo a via D’Amelio accanto a Fini e che lì siamo idealmente rimasti a contrastare affari, complotti e una visione della politica legata al servilismo e agli affari, quando non condizionata dal potere mafioso.

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Noi, professionisti dell’Antimafia

sabato, 24 luglio 2010

In questi caldi giorni d’estate, caratterizzati da aspre polemiche sulla questione morale e sulle tragiche vicende del ’92 è risuonata spesso l’accusa di professionismo dell’antimafia, lanciata sia nei confronti di alcuni magistrati che nelle polemiche interne agli schieramenti politici.

Anche nel Pdl si è fatto spesso ricorso a queste espressione per sottolineare negativamente la predisposizione di alcuni di noi a rimuovere la cultura delle garanzie e le presunzioni di innocenza costituzionalmente garantite, attraverso la sottolineatura  delle responsabilità di pezzi delle istituzioni e della politica nella vergognosa e ciclopica opera di depistaggio e di occultamento della verità sulle stragi di mafia nella cornice delle trattative tra apparati dello stato e cosa nostra.

Professionisti dell’Antimafia: sono certo che chi utilizza questa espressione non ha né la conoscenza né la memoria storica per ricordarne le origini.

Cita Sciascia come  creatore della metafora, ma dimentica di sottolineare o, in alcuni casi  ignora, che Sciascia utilizzò questa espressione nei confronti di Paolo Borsellino poiché il grande scrittore siciliano in una prima fase non aveva compreso la portata rivoluzionaria delle metodologie d’indagine e processuali che lui e Giovanni Falcone avevano introdotto nell’azione di contrasto a cosa nostra. Sciascia si pentì amaramente di questa polemica.

Oggi, nel dilagare di una questione morale che coinvolge pezzi della politica e delle istituzioni e che costringe il Presidente Napolitano ad un rigorosissimo richiamo ai partiti ed ai corpi istituzionali per fare pulizia al proprio interno, e mentre l’azione irriducibile dei magistrati di Palermo, Caltanissetta e Firenze ricostruisce le dinamiche criminali che portarono alle stagione delle stragi e che furono attraversate da inconfessabili trattative tra la mafia e pezzi dello Stato, ecco che il nemico principale  siamo diventati noi: i “nuovi professionisti dell’Antimafia”.

Le vicende giudiziarie che riguardano Cosentino, la condanna di Dell’Utri, l’esaltazione di Mangano come eroe nazionale, l’inquietante vicenda della cosiddetta P3 che vede unite figure torbide provenienti dal passato quali Flavio Carboni, allo stesso tavolo con magistrati infedeli, faccendieri, pezzi della politica hanno lasciato perfettamente indifferenti alcuni dirigenti del Pdl che invece dimostrano tutta la loro diuturna preoccupazione, in alcuni casi vera e propria indignazione, verso coloro i quali si appellano alla legalità repubblicana e sostengono l’azione dei magistrati per ottenere verità e giustizia sulle stragi del ’92.

E’ la stessa logica secondo la quale a Casal di Principe il problema non sono i Casalesi, ma Saviano, in Italia non sono le mafie che fatturano 120 miliardi di euro l’anno, ma le opere letterario-cinematografiche che ne parlano.

Allo stesso modo nel Pdl a minare la credibilità del partito agli occhi dell’opinione pubblica e della gente comune, alla prese con una grave crisi economica e sociale non sono le cricche, le consorterie, le logge che parlano di affari, denaro, potere e dossier: il vero problema siamo noi, i professionisti dell’antimafia.

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Diventerà bellissima

lunedì, 19 luglio 2010

Ancora una volta si rinnova il ricordo di Paolo Borsellino, “tassello di memoria” per la nostra Comunità.

Tanti anni trascorsi e tante vicende non hanno scalfito minimamente la piena consapevolezza del ruolo fondamentale, in un certo senso politico e culturale, che Paolo Borsellino ha giocato sulla difficile via del combattimento e del contrasto definitivo e vincente alla Mafia.

L’onda d’urto del ’92 ha cambiato la Sicilia, eppur tra mille contraddizioni, ritardi, resistenze, un pezzo di cambiamento importante è stato realizzato, specie nelle coscienze dei più giovani e nel ripudio generale che caratterizza la società siciliana nei confronti di Cosa Nostra.

Una nuova consapevolezza culturale sembra attraversare l’Isola, un riguardo verso la propria Identità, un nuovo orgoglio di appartenenza ad una grande storia caratterizzata da una stratificazione culturale unica al mondo, un nuovo orgoglio per una Terra che diventerà “bellissima”: in fondo è questo il messaggio fondamentale che Borsellino ha lasciato, un invito imperioso a fuoriuscire dai “moderatismi”, a sfidare a viso aperto la Mafia, negazione della nostra storia e della nostra identità.

La Mafia rappresenta un fenomeno, oltre che giudiziario, sociale e politico, soprattutto culturale e solo una grande radicale rivoluzione, che spazzi via ogni residuo alibi sulla nostra irredemibilità,  può determinarne una definitiva sconfitta.

Paolo Borsellino, con la sua azione e il suo sacrificio, con le sue parole, i suoi gesti e i suoi silenzi, ha svolto un ruolo Politico, richiamando i siciliani alla Dignità: nel non sottostare al ricatto mafioso, nel ripudio del compromesso morale, nella fermezza di non cedere con un solo atto al potere di Cosa Nostra, nel ripudiare i politici collusi.

Oggi, nella Sicilia del 2010, a 18 anni dal suo sacrificio, tanti giovani e tanti siciliani alzano con orgoglio quelle bandiere parlando di dignità ad un popolo che non deve più cedere in un solo atto a chi ha condizionato la nostra Terra, ne ha deturpato le città e i paesaggi, ha cercato di stravolgere i sogni e la vita della gioventù.

“Un giorno diventerà bellissima: è questo il manifesto politico” di Paolo Borsellino, la difesa della bellezza di cui si sentiva in un certo senso responsabile. Viene alla mente il richiamo ad un grande del passato, magistralmente descritto da Marguerite Yourcenar, come “responsabile” della Bellezza del Mondo: l’imperatore Adriano.

E la descrizione poetica e sublime della sua morte, che ne fa la somma Marguerite, rappresenta un omaggio adeguato a Paolo Borsellino, custode e interprete impareggiabile della Politica della Bellezza.

“Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un instante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più. Cerchiamo di entrare nella morte a occhi aperti.”

Ci piace pensare, ne siamo certi, che è ciò che ha fatto Paolo Borsellino.

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Paolo Borsellino e il diritto alla parola

venerdì, 16 luglio 2010

Come ogni anno, lunedì a Palermo celebreremo l’anniversario della strage di Via D’Amelio con una grande fiaccolata che attraverserà silenziosamente la città fino a raggiungere il luogo dell’attentato.

Lì saranno deposte migliaia di fiammelle e sommessamente si leverà un antico canto di battaglia per onorare Paolo e gli altri caduti, ricordando che “il domani appartiene a noi”.

La fiaccolata riporta alla mente un’altra, immensa, fiaccolata che attraversò Palermo nei giorni tragici tra il 23 maggio e il 19 luglio 92. Tra Capaci e Via D’Amelio.

Era Paolo Borsellino ad aprire quella fiaccolata, lo sguardo lucido, triste ma fermo e dietro una marea di palermitani che si erano stretti attorno alle avanguardie di quella bellissima epopea della legalità.

Erano i giorni nei quali un potere occulto e criminale, dopo aver eliminato Falcone, doveva abbattere l’ultimo ostacolo a quella ignobile trattativa finalizzata a salvaguardare la vita e il potere di vecchi e nuovi referenti politici ed economici di Cosa Nostra.

Fu proprio al termine di quella straordinaria manifestazione che Paolo Borsellino prese la parola. Un silenzio surreale sembrava avvolgerlo. iniziò a parlare  per “ricordare Giovanni e i Giuda che lo avevano tradito”.

Paolo concluse quella magnifica “orazione civile” con parole fortissime e sprezzanti, tra gli applausi e le lacrime della folla, verso chi “aveva perduto per sempre il diritto alla parola”.

Dopo 18 anni e come ogni 19 luglio, ci ritroveremo ancora una volta per onorare queste Memorie.

Ci saranno i ragazzi con le magliette “meglio un giorno da Borsellino che cento da Ciancimino”, gli striscioni, i tricolori e tanti visi nuovi e antichi, ragazzi, ragazze e tanta gente normale.

Tutti insieme per partecipare e ricordare.

Sarebbe bello non dover scorgere, tra tante facce amiche, qualche presenza stonata: tutti coloro che sui temi della verità e giustizia sulle stragi e sul rapporto mafia politica non hanno assunto comportamenti rigorosi e coerenti. Chi ha appassionatamente solidarizzato con condannati per mafia esaltatori di mafiosi eroici o con chi resta attaccato alla poltrona nonostante i mandati di cattura per associazione camorristica.

Chi, da posti di responsabilità politica, non perde occasione per attaccare la magistratura compresa quella che, irriducibilmente, cerca ancora verità e giustizia su quelle stragi e pretende di individuarne esecutori e soprattutto mandanti.

In una parola, ci piacerebbe che stessero lontani dalla nostra fiaccolata e da tutte le commemorazioni in programma tutti quelli che, per dirla con Paolo Borsellino, hanno perduto per sempre “il diritto alla parola”.

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L’onore e la bandiera

martedì, 6 luglio 2010

E’ inutile negarlo: la passione civile che in questi giorni attraversa prepotentemente la nostra comunità umana e politica su questioni e valori fondamentali e non negoziabili, ha determinato in noi il fermo convincimento e la volontà lucida di dover giocare la partita fino in fondo.

Le stragi del 92, per molti della mia generazione, hanno segnato uno spartiacque troppo forte nelle ragioni di fondo della militanza politica per potere comprendere le retoriche garantiste e le argomentazioni ipocrite di chi ne parla con fastidio e preoccupazione e vorrebbe seppellirne la memoria senza avvertire il dovere morale di rendere giustizia ai martiri e dare verità agli italiani.

Fu la nostra Comunità, 18 anni fa, a riempire i muri di Palermo con migliaia di manifesti e striscioni: “Meglio un giorno da Borsellino che cento da Ciancimino”. E poi ancora nella mente le urla di rabbia ai funerali contro un potere politico percepito come vigliacco e colluso. Il grido di rabbia che saliva prepotente dai nostri cuori.

Fummo noi a giurare su quei corpi che non erano caduti invano. Quei semi sono gli stessi che oggi fioriscono nell’indignazione dei nostri giovani dirigenti palermitani nei confronti di chi continua a chiamare eroe un comune e volgare mafioso e di chi, ogni giorno, attacca e cerca di delegittimare il movimento antimafia e la magistratura.

Questi sentimenti sono gli stessi che animano oggi molti italiani, sempre più consapevoli di avere classi dirigenti non sempre orientate al bene comune e davanti ai quali si delinea uno scenario politico di degrado e di delegittimazione di fondamentali valori di legalità.

Per questo le nostre rigorose posizioni a difesa e salvaguardia di strumenti indispensabili al contrasto alle mafie non sono, né possono essere, “oggetto di trattativa”.

Lo diciamo con fermezza a coloro i quali, da destra, avendo rimosso questi valori e ammainato queste bandiere, fanno a gara con i Capezzone e i Quagliarello a chi è più garantista e a coloro i quali, da sinistra, credono di poterci utilizzare o ci trattano, nella migliore delle ipotesi, da poveri illusi che saranno spazzati via o che saranno zittiti per qualche posto in più in qualche vuoto organigramma.

Saranno le cronache politiche e parlamentari di questi giorni a dare risposte definitive agli uni e agli altri e a tutti coloro i quali hanno definitivamente perduto il diritto di parola su questi temi.

Il patrimonio politico, morale e culturale della destra italiana non può che essere speso in difesa di questi valori. Per l’onore della nostra comunità politica, per la bandiera della legalità repubblicana.

E per una “certa idea dell’Italia” che portava nel cuore Paolo Borsellino.

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Bravo Pisanu. La battaglia per ottenere verità e giustizia va avanti.

mercoledì, 30 giugno 2010

Oggi è stata una giornata importante in Commissione Parlamentare Antimafia, grazie alla relazione di Beppe Pisanu.

Il Presidente ha infatti rilanciato con sapiente tempistica e profondità di analisi, la tesi che le stragi del ’92 non sono solo di mafia ma coinvolgono mandanti dotati di strategia politica e che le stesse coinvolgono settori deviati dello Stato. Importante e straordinaria la documentata ipotesi della trattativa anche alla luce della revoca di centinaia di misure di 41 bis nei confronti dei vertici di Cosa Nostra in concomitanza con la cattura di Riina e con la fine della strategia stragista.

La Commissione Parlamentare Antimafia tra qualche giorno andrà a Palermo a dimostrazione che sulle stragi e sulle responsabilità delle stesse non è stata posta alcuna pietra tombale, come qualcuno si augurava.

Noi vogliamo verità e giustizia su quella stagione e sui responsabili della trattativa con la mafia e finché non si accerterà chi ha voluto la morte di Paolo Borsellino, nessuno potrà costruire in Italia un futuro degno di questo nome.

E chi, in Parlamento, rappresenta il popolo italiano e vuole esserne degno non definisca mai più eroe un volgare e sanguinario capomafia.

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Per Dell’Utri rispettiamo la sentenza e, fino alla Cassazione, la presunzione di innocenza, ma Mangano non è un eroe

martedì, 29 giugno 2010

La condanna di Marcello Dell’Utri farà certamente discutere e determinerà polemiche infinite tra le forze politiche e all’interno delle stesse. A caldo ci preme dire che, nel rispetto pieno della presunzione d’innocenza fino alla Cassazione, non ci sono piaciute le dichiarazioni del senatore Dell’Utri su Mangano. Quest’ultimo infatti non è certamente un eroe ma un mafioso conclamato. A Palermo in quegli anni ben altri sono stati gli eroi, ad iniziare da Paolo Borsellino e da chi ha dato la vita per una Italia libera dalle Mafie.

La sentenza ha un dispositivo molto complesso e attendiamo di leggere le motivazioni. Certamente quello che ha giudicato Dell’Utri non era un collegio di toghe rosse ma era composto da magistrati moderati e ritenuti garantisti.

Nel prendere atto della condanna ribadiamo fiducia nella magistratura e confidiamo che le inchieste portate avanti dalle Procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze riescano ad accertare la verità su esecutori e mandanti delle stragi che hanno insanguinato l’Italia.

E’ scontato ribadire che chiunque viene condannato per mafia non può continuare a svolgere ruolo politico e crediamo che su queste vicende, come su altre altrettanto gravi, il più grande partito italiano debba avviare una riflessione seria che senza demonizzazioni ponga il tema del contrasto alle mafie e della selezione dei gruppi dirigenti in maniera definitivamente seria. Iniziando dall’approvazione del ddl anticorruzione, con la incandidabilità assoluta per chi è condannato in via definitiva, con la salvaguardia di strumenti indispensabili per il contrasto alle mafie ad iniziare dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, con un linguaggio e una politica di sostegno alle procure più esposte ma anche con l’approvazione di un codice etico che nel pdl eviti la persistenza in ruoli politici o la ricandidabilità per chi è condannato o rinviato a giudizio per reati di mafia.

Sono elementi indispensabili per costruire una nuova politica e una nuova Italia.

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Festa della Repubblica. Verità e giustizia per le stragi del ‘92

mercoledì, 2 giugno 2010

La celebrazione della Festa della Repubblica cade quest’anno in un delicato contesto politico nel quale alcuni tragici avvenimenti della nostra storia recente iniziano ad essere interpretati in una luce diversa. La nostra adesione convinta ai valori costituzionali e repubblicani non può che renderci ancora più determinati nella richiesta di verità e giustizia sulle stragi del ‘92 e sulla zona grigia che fa sempre più da sfondo sinistro e inquietante alla ricostruzione dei fatti e all’accertamento dei mandanti, degli esecutori e degli interessi che le stragi hanno in qualche modo tutelato e salvaguardato.

Di fronte alla gravità delle questioni in campo, una forza politica non può non assumersi le propri responsabilità di garante di ogni sforzo e strumento per il raggiungimento della verità ed in questa prospettiva ci sembra grave e radicalmente non condivisibile la proposta di allargare ancor più la copertura, attraverso il segreto di stato, di episodi della nostra storia nazionale. Questa ipotesi ci sembra anzi  un clamoroso errore politico ed ancora più grave se si prova a farlo in questi giorni, caratterizzati dalla riapertura drammatica di questioni legare alle stragi e al ruolo dei servizi segreti in alcune loro componenti deviate. Questa consapevolezza ci porta a batterci, proprio in nome di quel concetto di patriottismo repubblicano, che sarebbe piaciuto moltissimo a Paolo Borsellino, per difendere tutti gli strumenti giuridici, processuali e politici per accertare la verità e per non disarmare le indagini delicatissime in corso.

Per questo chiediamo che la Commissione Parlamentare Antimafia dedichi energie e risorse alle stragi del ‘92 e che la politica ponga in essere atti legislativi coerenti e buone pratiche, senza protagonismi, veleni e scontri ideologici.

Ci troviamo di fronte ad uno scenario complesso e gravissimo con pieno coinvolgimento di pezzi deviati dello Stato: bisogna evitare il festival del luogo comune che non fa fare un centimetro di passo avanti alle indagini e invece assicurare alle stesse piena copertura politica, strumenti completi e sostegno ai magistrati direttamente responsabili delle inchieste. Iniziamo a fornire alle Procure competenti, a Lari e ai suoi collaboratori, uomini e mezzi adeguati a rianalizzare la documentazione processuale sull’Addaura e sulle stragi tenuta nel più completo abbandono e senza alcuna precauzione. Coordiniamo l’azione di Copasir e Antimafia e sopratutto riscriviamo parti fondamentali di alcune leggi in discussione, astenendoci da proposte che sembrano percorrere direzioni opposte alla sete di verità degli italiani.

Solo così, e non con i ricordi postumi, le ipotesi generiche o peggio gli insulti reciproci, faremo avvertire ai cittadini  e ai familiari di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che lo Stato fa sul serio e non si ferma di fronte ad alcun santuario. Per queste ragioni non faremo un passo indietro dall’impegno tendente a consolidare strumenti pieni e completi d’indagine, a partire dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, per tutti i reati di mafia e corruzione e per tutti i molteplici reati da sempre ad essi collegati.

Mafie, racket, usura, traffico dei rifiuti, corruzione rappresentano le metastasi della Repubblica. A fianco della magistratura e delle forze di polizia, la Politica faccia un passo avanti e torni, senza se e senza ma, a difendere la Repubblica e i suoi valori. Per non far perdere ogni speranza agli Italiani.

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