Articoli marcati con tag ‘Pdl’

Avanti verso la verità sulle stragi

giovedì, 22 luglio 2010

Il Giornale lo ha attaccato senza troppi complimenti, accusandolo di usare e strumentalizzare le inchieste sulle stragi per combattere la sua battaglia politica dentro il Pdl e contro Forza Italia. Fabio Granata, il finiano più eclettico e meno ortodosso, l’uomo del presidente della Camera in commissione antimafia, risponde rilanciando: “Queste sono vere e proprie miserie. Chi le scrive non solo mente e prova ad infangarmi, ma si allontana dalla verità”.

Leggi l’intervista a Fabio Granata pubblicata su Il Fatto Quotidiano di oggi

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Espelleteci tutti

mercoledì, 14 luglio 2010

Conoscete Mauro La Mantia? Io lo conosco da 16 anni. Lo ricordo adolescente, con il megafono, alla prima fiaccolata per Paolo Borsellino. Ne ho poi seguito le lotte studentesche e universitarie, la crescita politica fatta di sacrificio e militanza, fino al meritato riconoscimento del coordinamento dei nostri giovani in Sicilia, protagonista insieme a Carolina e tanti altri ragazzi siciliani di quella trama di lotte e memorie che ancora oggi ricorda ai palermitani che è meglio un giorno da Borsellino che cento da Ciancimino. Mauro non appartiene a Generazione Italia. Non è ”finiano”… ma è bastata un parola di condanna e indignazione contro il nuovo processo di beatificazione del mafioso Mangano dal pulpito di una condanna a 7 anni per associazione mafiosa a farlo mettere in croce.

Personalmente ero un po’ diffidente, lo confesso, verso Giulia Bongiorno. Per me, cresciuto nella temperie di quelle lotte e di quell’impegno, essere stata l’avvocato di Giulio Andreotti rappresentava elemento di perplessità. Poi via via ne ho apprezzato la straordinaria preparazione giuridica affiancata ad una sensibilità politica invidiabile.

Giulia non era cresciuta certamente con qualche forma di sudditanza verso la magistratura ma una conduzione improntata alla legalità repubblicana della Commissione Giustizia della Camera è stato elemento sufficiente a farla etichettare come “una pericolosa giustizialista” da eliminare.

Italo Bocchino lo ricordo dalla stagione del Fuan. Ho sempre avuto molta simpatia nei suoi confronti anche, e forse, perché portatore di una antropologia e di una cultura politica molto diversa dalla mia. Italo ha sempre rappresentato una visione moderata e conservatrice della destra italiana, brillante braccio destro di Pinuccio Tatarella, ministro dell’armonia, ai nostri occhi di militanti della sinistra interna era quasi un democristiano. Da quando, con la sua sagacia comunicativa, reclama legalità e trasparenza ai vertici del Pdl, è diventato tout court un pericolosissimo megafono delle Procure.

Beppe Pisanu, grande allievo di Aldo Moro e straordinario Ministro degli Interni del precedente Governo Berlusconi, ha osato far ridiventare la Commissione parlamentare Antimafia, Commissione parlamentare Antimafia e cioè un organismo che si occupa e preoccupa del rapporto mafia politica e… apriti cielo.

Quando poi temerariamente ha rilanciato la volontà politica di verità e giustizia sulle stragi del 92 e sulla trattativa Stato-mafia, è diventato seduta stante un torbido congiurato portatore di un progetto di ribaltamento della volontà popolare.

Angela Napoli, sapiente ed equilibrata parlamentare calabrese, era molto stimata per la sua competenza su scuola e pubblica istruzione, ma non appena si è schierata senza se e senza ma contro tutte le mafie e ha iniziato a denunciare l’infiltrazione mafiosa nella politica calabrese, è stata catalogata come pericolosa nemica del centrodestra.

Di Flavia Perina e dei miei amici siciliani Briguglio, Lo Presti e Scalia ho quasi pudore a parlarne, poiché oramai definitivamente ascritti alla categoria dei sovversivi o peggio.

Per il rispetto e l’affetto che ne ho, e per non offendere l’intelligenza di chi legge, ritengo inutile parlare di Gianfranco Fini e dei motivi che ne hanno causato la “caduta in disgrazia” agli occhi di Berlusconi e soprattutto dei berluschini e dei tanti che da lui hanno avuto tutto ma, sulla via di Damasco, hanno avuto un illuminazione e ne hanno finalmente scoperto la pericolosissima indole deviazionista e di sinistra, atea e forse massonica.

Per i vertici del Pdl, la questione morale non esiste e il problema gravissimo e non più eludibile siamo diventati noi piuttosto che il quadro torbido di affari, logge, dossieraggi e associazioni a delinquere semplici, segrete o mafiose che emerge.

Noi che  parliamo delle inchieste e non chi delle inchieste è assoluto protagonista, in un girone dantesco che oscilla tra banda del buco e Romanzo Criminale.

Allora, se siamo a questo, provate ad espellerci. Espelleteci tutti: per antimafia e difesa della legalità.

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Pdl: tra bella politica e romanzo criminale.

sabato, 10 luglio 2010

Gli arresti di Flavio Carboni e compagnia bella sembrano confermare con un ulteriore gravissimo tassello l’esistenza di una ciclopica questione morale che attraversa la politica italiana e il partito nel quale abbiamo fatto confluire la storia antica, nobile e trasparente della destra italiana.

Logge coperte, intrighi, collegamenti mafiosi, personaggi che ritornano dalle pagine buie della Repubblica, ci hanno catapultato in uno scenario, un po’ vintage, da Romanzo Criminale.

Ultimamente è molto di moda tra dirigenti e ministri del Pdl esternare indignazione e sorpresa verso l’azione politica di Gianfranco Fini, il puntiglio legalitario di Giulia Bongiorno, il presenzialismo di Italo Bocchino o il mio deviazionismo giustizialista.

Il ministro Bondi è arrivato a sottolineare disappunto e profonda amarezza per “aver lavorato tanto al progetto Pdl per poi ritrovarsi nello stesso partito di Fabio Granata”.

A Bondi, come a Stefania Prestigiacomo a Fabrizio Cicchitto come a Frattini (per non parlare dei vecchi amici – si fa per dire – di AN) non ho mai sentito profferire verbo o manifestare imbarazzo alcuno verso chi sembra essere diventato protagonista stabile (almeno fin quando le intercettazioni ci consentiranno di apprenderlo..) in opache dinamiche molto di confine tra politica, affari e criminalità organizzata.

Il grande business dell’eolico selvaggio che devasta il paesaggio delle nostre isole e del sud, il riciclaggio di denaro di dubbia provenienza, il condizionamento a fini economici delle scelte politiche, il filo rosso di rapporti e ambienti confinanti con le mafie, gli attestati di eroismo a mafiosi conclamati, la presenza di pregiudicati nelle liste o nei consigli regionali e tante altre poco lusinghiere vicende, tutto senza che nei vertici del Pdl ci sia mai stata una parola di condanna o di allarme o uno sforzo per imporre regole e comportamenti all’altezza di un progetto politico che dovrebbe governare l’Italia e rilanciare la sua nobile Storia.

Io credo siano questi i problemi veri del Pdl e non la trasparente e leale azione politica del suo cofondatore. Queste le gravissime questioni sulle quali ci piacerebbe vedere all’opera il decisionismo di Silvio Berlusconi.

Tra mille critiche e scomuniche siamo stati i soli a chiedere un passo indietro a Cosentino e le dimissioni a Scaiola e Brancher, salvo poi vederci dar ragione dallo stesso Premier. I soli ad opporci all’approvazione di un testo sulle intercettazioni che avrebbe fatto a pezzi strumenti indispensabili di indagine e di contrasto a mafie e corruzione, i soli a stigmatizzare i continui tentativi di nuovi condoni edilizi, grandi regali alle mafie delle speculazioni e del cemento, i soli a riaffermare l’esigenza di verità e giustizia sulle stragi del 92.

Se il risultato è quello sotto i nostri occhi, siamo noi a doverci interrogare sulla convenienza e coerenza, dopo una vita di lotte e di impegno, di condividere una militanza politica con chi ci vede come fumo negli occhi e come nemici solo perché blocchiamo sistematicamente i disegni oscuri di pochi nell’indifferenza di molti.

Gianfranco Fini e la nostra comunità valutino con attenzione il ‘che fare’: ne va di mezzo la difesa di una identità politica antica e nobile.

E sopratutto un enorme patrimonio di sogni, lotte e speranze che non permetteremo siano infangate o neutralizzate da piccoli uomini al servizio di interessi oscuri.

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Per Dell’Utri rispettiamo la sentenza e, fino alla Cassazione, la presunzione di innocenza, ma Mangano non è un eroe

martedì, 29 giugno 2010

La condanna di Marcello Dell’Utri farà certamente discutere e determinerà polemiche infinite tra le forze politiche e all’interno delle stesse. A caldo ci preme dire che, nel rispetto pieno della presunzione d’innocenza fino alla Cassazione, non ci sono piaciute le dichiarazioni del senatore Dell’Utri su Mangano. Quest’ultimo infatti non è certamente un eroe ma un mafioso conclamato. A Palermo in quegli anni ben altri sono stati gli eroi, ad iniziare da Paolo Borsellino e da chi ha dato la vita per una Italia libera dalle Mafie.

La sentenza ha un dispositivo molto complesso e attendiamo di leggere le motivazioni. Certamente quello che ha giudicato Dell’Utri non era un collegio di toghe rosse ma era composto da magistrati moderati e ritenuti garantisti.

Nel prendere atto della condanna ribadiamo fiducia nella magistratura e confidiamo che le inchieste portate avanti dalle Procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze riescano ad accertare la verità su esecutori e mandanti delle stragi che hanno insanguinato l’Italia.

E’ scontato ribadire che chiunque viene condannato per mafia non può continuare a svolgere ruolo politico e crediamo che su queste vicende, come su altre altrettanto gravi, il più grande partito italiano debba avviare una riflessione seria che senza demonizzazioni ponga il tema del contrasto alle mafie e della selezione dei gruppi dirigenti in maniera definitivamente seria. Iniziando dall’approvazione del ddl anticorruzione, con la incandidabilità assoluta per chi è condannato in via definitiva, con la salvaguardia di strumenti indispensabili per il contrasto alle mafie ad iniziare dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, con un linguaggio e una politica di sostegno alle procure più esposte ma anche con l’approvazione di un codice etico che nel pdl eviti la persistenza in ruoli politici o la ricandidabilità per chi è condannato o rinviato a giudizio per reati di mafia.

Sono elementi indispensabili per costruire una nuova politica e una nuova Italia.

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Pieno sostegno alla proposta del PDL di riapertura ad ottobre delle scuole

martedì, 25 maggio 2010

Da Assessore Regionale alla Pubblica Istruzione in Sicilia, tra il 2002 ed il 2004, avvalendomi delle prerogative autonome statutarie, prorogai l’apertura dell’anno scolastico al 1 ottobre, anche sfidando alcune lobby interne al mondo della scuola, traendo da quella esperienza un dato assolutamente positivo rispetto all’efficacia didattica della scelta ed alle ricadute sociali ed economiche che, in via indiretta, tale esperienza ha determinato. Per tali ragioni sostengo incondizionatamente la proposta del Governo Nazionale volta ad uniformare e prorogare l’apertura del prossimo anno scolastico al 1 ottobre.

Questa scelta, oggi come allora, gode di grande sostegno popolare, e rientra in una lunga e consolidata tradizione che ha accompagnato la formazione di intere generazioni, recuperando, pur nel rispetto dell’autonomia scolastica, il rito della riapertura delle lezioni in un’unica soluzione in tutto il Paese. Le valutazioni che stanno alla base della proposta del Governo e del mio pieno sostegno, riguardano anche la ricaduta positiva rispetto all’allungamento della stagione turistica, e di conseguenza l’effetto positivo per l’intera economia nazionale, soprattutto in un momento di grave crisi strutturale quale quello che stiamo attraversando, a fronte del quale ogni decisione deve tenere in debita considerazione anche le possibili ricadute economiche con particolare cura a settori strategici quale quello del turismo.

A quanti nelle ultime ore si sono opposti alla proposta con temi spesso strumentali, voglio ricordare che la scuola non è né un luogo in cui articolare logiche lobbistiche di tutela per stanchi e logori privilegi, né un parcheggio per i bambini, ma un luogo in cui contemperare le indispensabili esigenze didattiche con la salvaguardia di un’idea complessiva di formazione dei più giovani che si completa anche attraverso esperienze di vita e ludiche altrettanto importanti e fondamentali, sia nei modi che nei tempi adeguati.

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Questione morale: coerenza e rigore

venerdì, 14 maggio 2010

Il quadro che si sta delineando sui rapporti tra pezzi della politica e dell’impresa affaristica fa emergere l’esistenza di una grave questione morale che non può essere affrontata con la autoreferenziale e scontata tesi del complotto dei giudici e delle liste di proscrizione.

La maggioranza inasprisca e approvi il ddl anticorruzione e ascolti il grido d’allarme dei magistrati sulle intercettazioni, ampliando questo fondamentale strumento di indagine a tutta una serie di reati quasi sempre ‘spia’ di reati molto più gravi. In una parola il Pdl dimostri senso dello Stato e sensibilità politica affrontando con rigore e lucidità i temi vitali del contrasto alla corruzione, alle mafie, al malaffare.

In Italia le Mafie fatturano 130 miliardi annui e si infiltrano sull’intero territorio nazionale riciclando enormi somme e uccidendo il mercato e l’impresa pulita. Oltre gli arresti, le confische e i sequestri vanno affrontati questi nodi con decisione e coerenza attraverso una selezione rigorosa del personale politico e della classe dirigente.

Fini ha posto da tempo questi temi: sia ascoltato dal Premier.

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Il Pdl si intesti la lotta alla corruzione

lunedì, 3 maggio 2010

I giornali vicini alla maggioranza continuano a sparare cannonate contro la pattuglia dei finiani. Ieri il bersaglio è stato Italo Bocchino e gli appalti Rai alla società della moglie. Loro, i finiani, rispondono alzando ancora di più il tiro. Fabio Granata, sicuramente uno dei primi nella “lista nera”, manda un messaggio preciso…

Leggi l’intervista rilasciata da Fabio Granata a La Stampa di oggi 3 maggio 2010

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Fini è di destra. Ditelo anche a Feltri

sabato, 1 maggio 2010

Ieri è stata la volta di Walter Veltroni. Anche l’ex leader del Pd ha voluto spiegare come stanno le cose sulla vicenda Fini a quelli della sua parte che avrebbero deciso di puntare sul presidente della Camera per la loro disperata ossessione antiberlusconiana. No, ha detto Veltroni, «non facciamo confusione su questo». Il riferimento va alla confusione degli ultimi giorni e che, secondo lui, ha danneggiato anche Fini, il quale – a detta del candidato premier del centrosinistra alle ultime politiche – sta dall’altra parte, è di destra, e fa la sua battaglia per affermare una linea alternativa alla deriva populista e plebiscitaria. Più o meno quello che, sempre ieri, scriveva anche Michele Serra, definendo «sciocchi» quelli che chiamano «compagno» il presidente della Camera, «non accorgendosi – annota il giornalista – che Fini è più di destra di loro». Anzi, ribatte Serra, quella di Fini è una battaglia che punta esplicitamente «alla sopravvivenza della destra».

Purtroppo – leggiamo sul Venerdì di Repubblica – l’approccio politico-culturale di Longanesi e di Montanelli «è stato sostituito (sugli stessi giornali) da un tifo sguaiato da popolino che smania per il Capo». Gli insulti contro Fini non avrebbero alcun bisogno di essere prezzolati, essendo secondo Serra l’espressione di umori e che attestano solo la “tifizzazione” della società italiana. Ragion per cui, conclude, «siamo costretti a tifare Fini, non perché siamo di sinistra, ma perché siamo italiani, e di una destra migliore avremmo bisogno». Tutti. È d’accordo anche Aldo Cazzullo, che su Sette rilancia: «Sarebbe un grave errore sottovalutare Fini, come fanno quasi tutti». Il punto, spiega, non è quanti parlamentari ha al momento ma la sua capacità attrattiva nei confronti della società civile. Come a dire, attenzione a interpretare gli ultimi eventi in termini di manovre di Palazzo e dietrologie. «Se si aprirà – conclude Cazzullo – ai giovani non garantiti, ai tartassati dal fisco, ai portatori di saperi scientifici, economici, culturali, il discorso potrebbe cambiare». Capito?

Luciano Lanna – Dal Secolo d’Italia

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La Destra Nuova di Fini modello italiano di alti valori

martedì, 27 aprile 2010

Legalità, identità culturale, coesione sociale ed economica, solidarietà nazionale, riforme e modernità, nuove politiche culturali: questi i valori sui quali Gianfranco Fini, attraverso una lunga marcia, ha condotto la nostra comunità umana e politica oltre il guado dell’interminabile dopoguerra italiano. Una legittimazione culturale e politica che ha visto Fini come motore insostituibile e coerente”.

Lo ha detto l’on.le Fabio Granata, V.Presidente Commissione Nazionale Antimafia a sostegno dell’azione politica del Presidente della Camera on. Fini.

Questo patrimonio è stato portato in dote al Pdl e nel discorso congressuale del Presidente Fini ha avuto, proprio sui temi oggi ritenuti eretici, un momento altissimo di condivisione ed entusiasmo. In questi giorni è stato amaro constatare il livello di ingratitudine nei confronti di Fini da parte di una parte di un gruppo dirigente che a lui, e alla sua lungimiranza, deve tutto”.

“Si va avanti, comunque, – conclude Granata – per rappresentare una sensibilità politica e culturale in linea con le nuove destre europee e con la nostra migliore tradizione e identità dinamica degna di quel ‘modello italiano’ che nessuno potrà relegare alla residualità politica. Per questo restiamo al fianco di Gianfranco Fini con consapevolezza e convinzione. Per una certa idea dell’Italia: solidale, moderna, consapevole culturalmente attenta alla giustizia sociale”.

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La bella politica

venerdì, 23 aprile 2010

Legalità, identità nazionale, libertà e dignità, coesione sociale, solidarietà: questo è il nostro apporto civile, politico e culturale al Pdl. Per questo progetto abbiamo fatto confluire una storia politica antica e nobile in un nuovo contenitore politico.

Ieri Fini ha rivendicato questo patrimonio ideale e culturale, con lealtà e a viso aperto, ignorando i tradimenti vergognosi e le ipocrisie. Per questo hanno tentato di fermarlo ma non possono riuscirci.

Le idee e la politica sono più forti delle minacce, delle calunnie e del potere economico. Peccato, e che tristezza, per tanti amici piegati dalla paura e dagli egoismi.

Si va avanti. Vedremo chi avrà filo più lungo e maggior volontà.

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