Articoli marcati con tag ‘politica’

Alziamo la bandiera!

venerdì, 6 maggio 2011

Tra una settimana si voterà in molte città italiane e Futuro e Libertà, a due mesi dalla sua nascita, avrà il primo riscontro elettorale seppur in una elezione legata al territorio e al dato amministrativo.

Questa è quindi una settimana molto importante nella quale moltiplicare gli sforzi e l’impegno poiché si tratta dei giorni nei quali realmente si concretizza il lavoro fatto.

Un primo importante risultato è stato comunque raggiunto: aggregare sull’intero territorio nazionale una nuova comunità umana e politica che certamente crescerà nei prossimi mesi in modo esponenziale in radicamento e organizzazione.

E’ a tutti chiaro chi ha girato l’Italia in maniera instancabile, guidando la battaglia e chi ha invece preferito organizzare piccole correnti di nostalgici di Berlusconi e del Pdl.

Noi non ci curiamo neanche di queste piccole dinamiche e non ci appassiona rispondere con polemiche a chi sembra avere come unica ‘mission’ eterodiretta quella di spaccare Futuro e Libertà e pregiudicarne il cammino.

Andiamo avanti, quindi, consapevoli della difficoltà dell’intrapresa ma anche della sua importanza per l’Italia.

A fianco di Gianfranco Fini e definitivamente contro il sistema berlusconiano, il suo fallimento consumato tra compravendite di uomini e donne e illegalità diffusa, corruzione e rapporti disinvolti con i poteri oscuri e criminali.

Andiamo avanti in difesa di ‘una certa idea dell’Italia’.

Alziamo la Bandiera allora: da italiani coraggiosi contro tutti i prepotenti e i nemici della Patria e contro tutti i nostalgici, i ‘responsabili’ e i disponibili…

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“Il dito alzato” un anno dopo

venerdì, 22 aprile 2011

A un anno esatto dalla famosa “direzione del dito alzato”, il 22 aprile 2010, che segnò la definitiva frattura tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi lancio un appello agli amici di Futuro e libertà.

In tanti dibattiti televisivi abbiamo risposto alla fatidica domanda sul “tradimento” dicendo: non siamo noi che abbiamo tradito, è Berlusconi che ci ha cacciato.

Dodici mesi dopo le nostre idee e la nostra stessa concezione della politica sono radicalmente incompatibili con tutto ciò che il Pdl ha scelto di rappresentare in questa sua fase terminale. Comunque, ce ne saremmo andati perché non riesco a immaginare la destra finiana al servizio del progetto che il premier sta portando allo scoperto in questi giorni: uno Stato ad personam dove tutto, dal primo articolo della Costituzione fino alla legge elettorale passando per il codice penale e il Parlamento, è al servizio del suo interesse politico ed economico.

E allora è arrivato anche il momento di uscire dal vittimismo inconsapevole che ci ha accompagnato fino a ora. Qualche tempo fa Peppino Caldarola ha scritto che la repressione del dissenso finiano “entrerà negli annali della destra italiana come l’esempio della sua irriformabilità”, assieme allo spettacolo dei “cosiddetti liberali che difendono le notti di Arcore”, ma assistono senza battere ciglio e senza verificare l’attuazione dei loro principi a una “caccia al finiano” senza esclusione di mezzi.

Tutti i sondaggi dimostrano che alle prossime elezioni politiche sarà il consenso che otterrà Fli con il Nuovo Polo a determinare la sua possibile sconfitta. E questa volta non sarà battuto (se lo sarà) dalle “estreme” che lo sconfissero nel 2006, dai giustizialisti o dai comunisti, ma da uno schieramento che lo contesta in nome del popolarismo europeo, del patriottismo, dell’interesse nazionale, dei valori del civismo e della legalità: per questo i finiani sono il suo incubo peggiore, e credo sia un titolo di merito.

Siamo orgogliosi di esserci chiamati fuori dalla macchina del potere berlusconiano con lo scopo dichiarato di aprire una nuova stagione per l’Italia, separando ciò che è nostro da ciò che è “suo”, secondo la magistrale descrizione il suo migliore amico, Fedele Confalonieri.

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Vinceremo, nonostante i pesi morti

venerdì, 8 aprile 2011

Riapriamo ai vostri contributi, sperando tornino ad essere inerenti gli articoli e privi di frasi volgari o offensive, nell’assoluta libertà delle opinioni espresse. Non a caso ho scelto un pezzo di Filippo Rossi molto significativo e colmo di lucida consapevolezza.
Oltre tutte le difficoltà, possiamo farcela.
Forza e Onore!
Fabio Granata

Vinceremo, nonostante i pesi morti
di Filippo Rossi

Ieri mi è arrivata una lettera da un esponente locale di Futuro e Libertà, candidato sindaco in una piccola città. Mi ha chiesto di non rivelare né nome né città e così farò. Però il contenuto, quello sì, credo sia opportuno farvelo leggere.

Perché questo nostro amico e lettore è riuscito, proprio perché in prima linea, a spiegare meglio di quanto saremmo capaci noi la difficoltà di una sfida e il danno che fanno certi atteggiamenti “conservativi” a un progetto politico che dovrebbe (o avrebbe dovuto?) essere rivoluzionario.

Ascoltiamo lo sfogo: «Faccio questa corsa a mie spese, senza nessun aiuto da parte del partito che, anzi, devo dire che mi ha creato più di un problema sul mio territorio. Abbiamo abbracciato fin dall’inizio il progetto di Generazione Italia e applaudito alle splendide parole di Fini in quel di Mirabello, ci siamo riconosciuti nelle tue parole e abbiamo interpretato la linea del partito come la volontà di innovare la politica italiana contribuendo al contempo a portare il paese oltre il berlusconismo. Eppure, dal 14 dicembre in poi, con un’accelerazione preoccupante dall’assemblea di Milano, i messaggi contraddittori si sono moltiplicati, i nostri dirigenti ci hanno letteralmente lasciati soli, noi della base, tutti presi a scannarsi sul posizionamento geografico di Fli all’interno del centrodestra… Ma non eravamo oltre la destra e la sinistra? Non eravamo futuristi?

Oggi, l’opera di Adolfo Urso e di alcuni altri dirigenti sta spaccando in due il partito, ci sta allontanando tanti simpatizzanti che non capiscono più chi siamo e cosa vogliamo. A che serve uscire dal Pdl se poi contribuiremo a rafforzare Berlusconi aiutandolo a vincere nelle amministrative? Tanti di noi si sono lasciati terra bruciata dietro e ora stiamo assistendo a questo scempio, non consumato nelle stanze di famiglia ma sui media a colpi di comunicati e intanto perdiamo colpi e simpatizzanti. Perché dovrei spendere i miei soldi, sacrificare il mio tempo e chiedere altrettanto ai candidati della mia lista per uomini che dimostrano di non avere alcun rispetto per la base creandoci solo problemi nella campagna elettorale? Abbiamo davvero realizzato Mirabello, con una lista dove c’è gente che viene dai Radicali, da Rifondazione e molti che hanno abbracciato la politica grazie a Gianfranco Fini.

Come li vado a cercare i voti tra gli scontenti del Pdl se poi appare evidente a tutti che al ballottaggio il partito mi costringerà ad apparentarmi con il Pdl? Perché uno scontento dovrebbe votare qualcuno che non ha possibilità di vincere e poi dovrà ritornare con la cenere in capo da chi lo scontento lo ha provocato? Come li vado a cercare i voti a sinistra se, a ragione, molti a sinistra pensano di non potersi fidare di me e del Fli se appare chiaro che tanto poi i loro voti li porterò al Pdl? Dopo tutta la fatica fatta io mi sento sul punto di mollare tutto, posso ribattere alla destra e alla sinistra ma davanti al fuoco amico sono disarmato e come me, credo, moltissimi altri candidati in tutta Italia. È così che mi sento, disarmato».

Ecco, ho deciso di rendere pubblica questa lunga lettera per rigirarla a chi di dovere, soprattutto a chi si riempie la bocca della parola “base” avendo in testa qualche vecchio militante, soprattutto a chi sventaglia alle agenzie comunicati per parlare di “elettorato di riferimento” senza spiegarci come fanno a conoscerlo visto che Fli dovrebbe (avrebbe dovuto?) essere un’avventura tutta nuova, un’avventura che parla alla nuova Italia. Da parte mia, posso mettere in campo quel che stiamo facendo.

Ci hanno chiuso Farefuturo webmagazine da un giorno all’altro come se fosse un cancro. Avremmo potuto arrendermi, fare altro. E invece eccoci qui. Abbiamo fondato un quotidiano online, a fine mese andremo in edicola con un settimanale. Lo facciamo perché pensiamo di fare la cosa giusta, senza pensare al piccolo cabotaggio di piccoli uomini che vivono nell’incubo di perdere pezzi di potere. Lo facciamo con il gusto dell’azzardo. Perché siamo convinti che una destra europea e patriottica non possa che essere antiberlusconiana. Saremo in pochi? Non importa. La storia ci darà ragione. Di questo ne sono convinto. Aiutiamoci a vincere. Nonostante i pesi morti.

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Fabio Granata, con Italo Bocchino e Roberto Menia, al vertice dell’organigramma nazionale di Futuro e Libertà. Auguri Fabio!

mercoledì, 23 marzo 2011

Presidente: Gianfranco Fini
Vice presidente: Italo Bocchino
Coordinatore nazionale: Roberto Menia
Coordinatore Iniziative esterne: Fabio Granata
Affari generali: Chiara Moroni
Segretario amministrativo: Nino Lo Presti

Responsabili tematici
- Enti locali: Claudio Barbaro, Vice Franco Zaffini
- Ufficio comuni: Luigi Muro
- Territorio e Adesioni: Aldo Di Biagio, Vice Francesco Proietti e Giulio La Starza
- Elettorale: Candido De Angelis
- Pari Opportunità: Maria Ida Germontani, Vice Paola Guerci
- Propaganda: Enzo Raisi
- Italiani nel Mondo: Mirko Tremaglia
- Informazione e Media: Carmelo Briguglio
- Cultura: Umberto Croppi, Vice Massimiliano Simoni
- Economia: Mario Baldassarri
- Integrazione e diritti civili: Flavia Perina
- Giustizia: Giulia Bongiorno
- Esteri: Barbara Contini, Vice Andrea Vento
- Difesa: Gianfranco Paglia
- Affari legali: Antonio Buonfiglio
- Legalità: Angela Napoli
- Scuola e Università: Giuseppe Valditara, Vice Fabio Fatuzzo
- Credito: Enrico Nan
- Impresa e Infrastrutture: Daniele Toto, Vice Alberto Arrighi e Pietro Piccinetti
- Questione meridionale: Salvatore Tatarella
- Sanità: Pierfrancesco Dauri, Vice Gianmarco Surico
- Welfare: Marco Marazza
- Agricoltura: Marco Saraceno, Vice Stefano Losurdo
- Turismo: Nino Strano
- Sport: Claudio Perruzza
- Politiche europee: Cristiana Muscardini
- Liberalizzazioni e concorrenza: Piercamillo Falasca

Generazione Futuro: Coordinatore nazionale Gianmario Mariniello

Capo Ufficio Stampa: Luigi Di Gennaro

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In piazza con il Tricolore, per una legalità Repubblicana

lunedì, 14 marzo 2011

“Sì, vado in piazza, la manifestazione l’abbiamo organizzata anche noi. Ci saranno anche Flavia Perina, Angela Napoli, Filippo Rossi”. Fabio Granata, oggi sfilerà a difesa della Costituzione con bel po’ di popolo della sinistra. Ogni sigla, il marchio dell’antiberlusconismo doc: Articolo 21, Libertà e Giustizia, Tavolo della pace, Emergency, e pure l’Anpi.

Granata, nessun imbarazzo per uno di destra?
Assolutamente no. E lo dico da uomo di destra. La Costituzione rappresenta il tessuto connettivo della nazione, un patrimonio immateriale simboleggiato dalla bandiera, un insieme di valori che sono la precondizione della politica e dello stare assieme. È giusto che questi valori siano condivisi.

Da destra e sinistra.
Sì. Guardi, a qualcuno fa comodo strumentalizzare la manifestazione per parlare di santa alleanza. Allora sgombriamo il campo: quell’ipotesi non è attuale, visto che la situazione è cambiata. Noi vogliamo costruire la destra repubblicana, costituzionale, legalitaria ed europea che non si riconosce più nel berlusconismo.

Sarà tramontata la santa alleanza, ma se la Costituzione va difesa qualcuno la offende.
La offende chi alimenta lo scontro istituzionale, chi attacca la magistratura, chi non riconosce l’unità nazionale, i suoi simboli, la sua festa, chi asseconda questi segnali inquietanti di disfacimento.

Cioè Berlusconi e la Lega. E la giustizia?
Appunto, la manovra è chiara: è diventata una priorità per coprire gli scandali e il processo di Milano. E per non far discutere il paese delle vere priorità, dallo sfascio della scuola a quello della cultura. Diciamo che della riforma non se ne sentiva il bisogno.

Questo è già un voto contrario.
Discuteremo, ma emerge una volontà punitiva su alcuni punti, dall’obbligatorietà dell’azione penale alla riforma della polizia giudiziaria. Si tratta di norme che non possono non vederci contrari. E poi Berlusconi lo ha detto chiaramente che vuole i pm col cappello in mano di fronte ai giudici. Questo per uno di destra è inaccettabile. Domando, a chi si professa di destra: Paolo Borsellino doveva bussare col cappello in mano, essere sottomesso? Per non parlare, sempre a proposito di destra, delle frasi su tangentopoli.

Parliamone.
Cosa ne pensano Ignazio La Russa e i leghisti della difesa dei ladri? Lo so anche io che quel processo storico ebbe eccessi. Ma ci fu una questione morale gigantesca, che non si può rimuovere ora all’insegna del qualunquismo, dell’impunità, della vergognosa operazione Montecarlo che mira a far passare il messaggio «tutti sono uguali e tutti rubano alla stessa maniera», come cantava De Gregori.

Mi pare che non si è dimesso da falco.
No, non mi sono dimesso. E non perché io sia un Pierino fondamentalista. Ma perché anche se siamo in una fase diversa rispetto a qualche tempo fa, io non rinnego quello che abbiamo fatto. Senza radici non c’è futuro e le nostre radici sono lo scontro nel Pdl sulla legalità, quando Fini con un gesto ha messo in discussione una vita politica. Quello spirito resta: noi siamo nati nel conflitto col berlusconismo.

E sui valori siete più vicini alla sinistra.
Sui temi di fondo di difesa delle regole c’è più assonanza col centrosinistra, anche se siamo alternativi. Tuttavia è evidente che c’è un rispetto reciproco, che non viene contemplato da chi considera la politica l’abbattimento del nemico di turno.

Mai alleanze a sinistra?
Noi siamo impegnati a costruire la destra. Al momento del voto vedremo con questa legge elettorale che fare.

Le colombe Urso e Ronchi oggi fanno una corrente.
Dico due cose, senza polemiche. Primo: il pluralismo è una ricchezza, ed è un bene discutere. Secondo: fino a Milano tutti questi distinguo non ci sono stati né sulla sfiducia né sulla prospettiva. E aggiungo: al congresso non si è manifestato un solo dissenso. Mi auguro che non prevalga l’insoddisfazione da organigramma.

Dica la verità, sta costruendo la sinistra del terzo polo…
Non scherziamo. Sono d’accordo con Adornato ad andare oltre il Novecento. Scriva piuttosto che nel terzo polo sto benissimo, con i nuovi compagni di viaggio si parla meglio che con alcuni dei nostri.

Intervista pubblica su Il Fatto Quotidiano sabato 12 marzo.

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Patrimonio culturale e patriottismo repubblicano

giovedì, 10 marzo 2011

Pompei, Istituto Luce, Accademia di Santa Cecilia: gli ultimi tre tasselli di un mosaico in disfacimento, il mosaico dello straordinario patrimonio culturale italiano.

La sciagurata politica del governo Berlusconi che ha abbassato i livelli d’intervento e sostegno pubblico sulle architravi delle politiche culturali italiane che ci hanno portato a un’iniziativa forte come la mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro Bondi, sta iniziando a dare i suoi frutti avvelenati con la chiusura minacciata e quasi certa di alcune tra le più prestigiose istituzioni della nazione quali Fondazioni liriche, sinfoniche e teatrali e le altre sopra indicate di prima grandezza nel panorama internazionale.

Questa vergognosa rimozione nei confronti di politiche adeguate alla più grande stratificazione storico culturale del pianeta, quale quella italiana, è conseguenza diretta e inevitabile di una visione della politica e di un’idea dell’Italia nella quale il patrimonio comune e la sua cura rappresentano preoccupazioni via via sempre più labili nell’azione di governo.

Tra qualche giorno festeggeremo i 150 anni dell’Unità politica dell’Italia e quella sarà un’occasione per ridestare negli italiani il senso di un patriottismo repubblicano che va oltre le categorie politiche di destra e sinistra e che affonda le sue radici nell’antichità classica, nella grandezza di Roma, nell’epopea rinascimentale e dei comuni, nell’avventuroso Novecento italiano e nel Made in Italy come idea di qualità e consapevolezza culturale, sintesi di segni e simboli antichi e allo stesso tempo modernissimi e attuali.

Non può parlarsi di Italia e di identità nazionale se non attraverso una visione dinamica e aperta di una storia antica ma che ha segnato di sé i destini dell’occidente e che ha ancora molto da offrire a un mondo globalizzato dall’egemonia del denaro e del produttivismo.

E’ proprio una componente nobilmente improduttiva e profondamente umanistica che ci rende ancora una grande potenza internazionale. Come nel seicento e nel settecento attraverso l’esperienza memorabile dei grandi viaggiatori europei che arrivavano in Italia alla ricerca dell’arcadia e delle radici stesse dell’identità dell’Europa e dell’Occidente, oggi occorre ridestare negli italiani, e non più solo nei viaggiatori, la nobiltà e l’importanza del nostro patrimonio culturale mentre restiamo sgomenti e indignati dall’inadeguatezza governativa di fronte alla vita di istituzioni che rappresentano la continuità di un eritage da spendere nel futuro.

Futuro e Libertà muove i primi e complicati passi di una storia politica controversa e apparentemente fragile ma la grande scommessa è costituita anche dalla capacità che avremo di interpretare il ruolo lucidamente indicato da Beppe Niccolai in uno dei suoi indimenticabili interventi: “Essere comunità di difesa dell’identità minacciata”.

Oggi è proprio l’identità antica e nobile dell’Italia ad essere minacciata nell’attacco volgare alla sua Unità, nella contrapposizione ai capisaldi di legalità costituiti dalla Magistratura, nell’indifferenza sulla sorte delle sue storiche istituzioni culturali, nel disprezzo dell’etica pubblica e della dignità dei comportamenti.

Oltre la destra e la sinistra sarà questo il nucleo formidabile di un nuovo patto da stipulare con gli italiani, in nome di un patriottismo repubblicano che può rappresentare lo scenario su cui spendere le nostre energie e la proposta politica di una destra europea, legalitaria, laica e costituzionale in grado di andare oltre l’attuale declino della Nazione.

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Patriottismo Repubblicano, oltre la destra e la sinistra

lunedì, 7 marzo 2011

Ieri a Roma sullo sfondo del palcoscenico dell’Adriano, accanto al nostro bel simbolo, si notava la riproduzione ossessiva di uno slogan, “il vero centrodestra”, diventato una sorta di “coperta di Linus” per futuristi in crisi di identità…

Con franchezza vorrei dire che sono veramente stanco, e per certi versi nauseato, da tutta una serie di “perimetri e steccati” costruiti attorno a Gianfranco Fini per limitarne lo straordinario potenziale di rappresentanza della nuova Italia e di una politica nuova.

Affermare che veniamo da Destra è scontato, ma a dare forza al nostro progetto c’è molto di più e di più complesso.

In un passaggio epocale nel quale le categorie politiche del ’900 non riescono più a spiegare il mondo, la nostra grande ambizione è quella di rappresentare e costruire il movimento del Patriottismo Repubblicano e costituzionale.

Gli strascichi di qualche piccola ambizione personale frustrata rischia invece di determinare una dinamica nella quale, dopo la zavorra rappresentata da alcuni personaggi poi regolarmente approdati alle aree di responsabilità e coesione nazionale, dovremmo adesso sorbirci quella di un diuturno richiamo alla perimetrazione rigida e inesorabile nel centrodestra.

In questa logica ci si rifugia nell’ipocrita formula del postberlusconismo, come se la “ragione sociale” della nascita del nostro progetto non fosse intimamente collegata alla deriva incarnata dal Premier e dai suoi uomini.

Fini e Futuro e Libertà hanno rappresentato una speranza per tanti italiani di destra e non di destra: per questo bisogna essere avanguardia culturale e politica ben oltre ogni posizionamento scontato.

Sui referendum, ad esempio, io rappresento un’area contraria al nucleare, favorevole alla gestione pubblica dell’acqua e contro ogni meccanismo ad personam di “legittimo impedimento”, ma non ho l’arroganza di indicare questa mia sensibilità come “linea di partito”. Quei provvedimenti furono infatti sostenuti in un altro quadro politico: ora che tutto è cambiato tutto va democraticamente ridiscusso al nostro interno.

Non dimentichiamo, infine, che Fini e alcuni di noi sono stati espulsi dal Pdl e da Berlusconi perché difendevano la legalità, l’etica pubblica e la coesione sociale e culturale della nazione in nome di una certa “idea dell’Italia”.

Il 14 dicembre la sfiducia da noi proposta e votata è stata conseguenza logica e doverosa di quel percorso: chi oggi, dall’interno di Fli e mentre si costituisce in corrente, mette in dubbio la bontà di quelle scelte, dà implicitamente ragione ai “quaquaraquà” di cui ieri parlava Gianfranco Fini. E al groviglio di interessi torbidi ai quali il nostro progetto fa paura.

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Veniamo da Destra: vogliamo una nuova Italia

lunedì, 28 febbraio 2011

In questa convulsa stagione della politica italiana, mentre con entusiasmo e buona volontà iniziamo a costruire, coordinare e radicare su tutto il territorio nazionale il progetto di Futuro e Libertà, l’accusa, o l’alibi dei pochi che ritornano sotto l’ala protettrice di Berlusconi, ricorrente nei nostri confronti è quella di aver “tradito la Destra e i suoi valori”.

Sia che provenga da Berlusconi che dalla sua corte di camerieri, questa accusa è ridicola nella forma e falsa nella sostanza.

Al di là della nostra ambizione di voler costruire il grande movimento del patriottismo repubblicano e dell’identità nazionale minacciata, è fuori discussione che le nostre radici sono “di destra”, così come lo sono le nostre storie personali.

Noi veniamo da lontano e l’anticomunismo lo abbiamo praticato in epoche diverse e ben più difficili, quando il comunismo esisteva e governava oltre la metà del pianeta e condizionava e ispirava gran parte delle aspirazioni e delle idealità dei giovani italiani.

Noi eravamo già in trincea allora, minoranza volenterosa e coraggiosa, mentre altri costruivano palazzi o pensavano ai propri affari e ai propri interessi. Per questo è semplicemente ridicolo che chi muove quotidianamente queste accuse, sostenga poi un Premier che rappresenta oramai antropologicamente la negazione dei valori e dei simboli della Destra: dalla legalità alla scuola pubblica, dall’etica repubblicana all’unità e dignità nazionale.

Noi crediamo nella bandiera e nell’Italia così come crediamo nella necessita di dare voce e rappresentanza a quella moltitudine di donne e uomini che non si riconoscono nell’attuale bipolarismo e che attendono un nuovo “racconto” e una politica nuova.

Il nostro compito, difficile e affascinante, è tutto qui: costruire un movimento di rappresentanza della nuova Italia, orgogliosa e consapevole della propria storia e della propria bandiera, della scuola pubblica voluta da Giovanni Gentile e del nostro straordinario paesaggio culturale.

Una “certa idea” dell’Italia dignitosa, fiera e innovativa. La nostra Italia.

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Aria nuova e pulita: inizia la navigazione!

lunedì, 21 febbraio 2011

La perseveranza maniacale con la quale molti seguaci di Silvio Berlusconi si accaniscono su questo e altri nostri blog con commenti ripetitivi e grotteschi, quasi sempre volgari e offensivi, racconta meglio di qualsiasi analisi sociologica l’odio che questi signori (si fa per dire…) nutrono nei nostri confronti poiché abbiamo osato “rompere” il giocattolo del Premier e rivendicato dignità e Libertà per l’Italia e per la Destra legalitaria e repubblicana.

Il triste, e per certi versi pietoso, abbandono di qualche parlamentare attratto da promesse e offerte per “tornare alla casa madre” ha acceso entusiasmi sopiti.

In molti, incuranti di ciò che nel Mediterraneo sta spazzando via tutti gli interlocutori privilegiati di Berlusconi e del suo fattorino Frattini e delle vicende giudiziarie che lo investono pesantemente oltre che da un crollo verticale di credibilità e consenso, alzano alte grida di entusiasmo per le “gesta eroiche” di un Barbareschi o di un Rosso che tornano ad accucciarsi dal padrone, ovviamente per nobili motivi ideali, e attendono trepidanti che altri perplessi in pausa di riflessione si trasformino in “disponibili” e raggiungano nuovamente il Pdl o qualche sua succursale collaterale.

Tra citazioni salesiane e lucidissime analisi tipo “grazie a me si era al 9 per cento” (sic) questi personaggi vengono oramai considerati esempi viventi del dissolvimento stesso del nostro progetto politico.

La mia sensazione, lo dico subito e con chiarezza, è la stessa di una mia cara amica ed è radicalmente altra: quella di aria nuova e ritorno a quello spirito straordinario di militanza e impegno che ha caratterizzato la prima stagione di Generazione Italia.

E mentre qualche topo scappa sulla nave che affonda, attratto dal formaggio promesso e distribuito in maniera industriale, il nostro vascello prende il largo con un equipaggio giovane e motivatissimo.

Sappiamo che la navigazione sarà lunga e difficile ma abbiamo entusiasmo, consapevolezza, volontà e coraggio.

Seneca ammoniva: “Non esiste vento favorevole per chi non sa dove vuole andare”. La nostra rotta è chiara e delineata: costruire la nuova Italia e la terza Repubblica. Oltre la cupio dissolvi di un sistema di potere che potrà disporre di enormi risorse ma che non “comprerà” mai la nostra anima e la nostra gente.

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Granata serra le file “Alcuni se ne vanno il progetto resta. I Responsabili? Direi i Disponibili.”

venerdì, 18 febbraio 2011

Riportiamo il testo dell’intervista rilasciata da Fabio Granata a La Stampa e pubblicata oggi 18 febbraio 2011.

Alcuni se ne vanno, è vero. Ma il nostro progetto resta. E` fondato su un`idea forte di destra repubblicana e costituzionale, ha un leader riconosciuto e un radicamento nella società. Abbiamo migliaia di militanti impegnati sul territorio ed entro l`anno tutta la nostra classe dirigente sarà eletta dai nostri iscritti. Siamo il primo partito della Terza Repubblica. E’ questo l`importante, non i giochi di palazzo».

Eppure, onorevole Granata, Fli non ha più un gruppo al Senato. Minardi, Pontone, Rosso ieri hanno lasciato, andando a rafforzare la maggioranza berlusconiana. Si vocifera di altre possibili defezioni. State sottovalutando la mancanza di motivazione dei vostri parlamentari?
«Senta, noi non temiamo nulla. Stiamo facendo un partito, in una situazione nella quale il livello del conflitto dal Parlamento si è spostato alla società.
In Senato la maggioranza Berlusconi ce l`aveva già, e sta rafforzandosi alla Camera grazie al gruppo “dei disponibili”, come lo chiamo io, poiché usare l`aggettivo “responsabili” è francamente fuori luogo. Certo, speriamo che nessuno vada via, ma l`importante è la motivazione di chi resta».

Appunto. I guai sono cominciati al congresso. Con la contestazione della nomina di Italo Bocchino a vicepresidente. Un`intera notte di discussione e le prime crepe. Ma i guai erano cominciati già il giorno della fiducia al governo, quando Silvano Moffa ha deciso di votarla dopo aver sentito parlare il capogruppo…
«Siamo tutti dirigenti collaudati. E siamo in una fase nella quale, fatta l`assemblea costituente, avvieremo entro l`anno tutti i congressi sul territorio.
In questa fase, gli aggiustamenti sono naturali. Quello che è accaduto a Milano è semplice. Italo Bocchino è l`uomo che più coerentemente ha interpretato la fase costituente, con Generazione Futura…»

La interrompo: è per questo che Fini lo ha nominato? Non sarà proprio questo il problema, anche in Fli decide il capo, esattamente come nel Pdl? «Proprio no. Se si fosse votato, Italo avrebbe preso i`80 per cento dei voti.
Oltretutto ha 43 anni, e questo è un segnale importante. Qualcuno ritiene che il leader debba indicare e designare questo e quello per questo o quell`incarico.
E invece non è così. Per essere chiari, non è che chi stava al governo e ne è uscito in nome di un progetto politico abbia diritto a un “risarcimento”.
Chi entra o esce, entra o esce da un progetto politico. Non lascia o prende poltrone. E` un fatto di etica interna.
E` un valore condiviso, questo».

E allora, se lei dice che siete forti e compatti, quali sono le cause delle defezioni? Attriti personali, competizioni individuali?
Siamo un gruppo dirigente affiatato.
I rapporti personali sono forti, radicati in conoscenze e amicizie antichissime e che mai nulla ha incrinato. No, il dato davanti al quale siamo è politico.
E credo che abbia ragione Fini, che a Bastia Umbra non a caso aveva proposto una metafora di Antoine de Saint-Exupéry:di fronte alla nostalgia del mare, c`è chi si occupa di trovare il legno e gli uomini per la nave, e lo fa come se non si dovesse. mai partire. Meglio stare con quelli che pensano al mare, che con chi si occupa del legno e della nave».

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