Articoli marcati con tag ‘terzo polo’

Fabio Granata:Futuro e Libertà grande forza di cambiamento”

sabato, 8 ottobre 2011

Il coordinatore nazionale delle iniziative esterne di Fli l’on .Fabio Granata, presentando il Preisdente della Camera on.Gianfranco Fini a Palermo ha detto:

“Questa grande manifestazione con migliaia di palermitani lancia il progetto vincente di una destra repubblicana e legalitaria dalla Città di Paolo Borsellino,in nome dei suoi valori. E contro il Pdl e questo centrodestra oramai al servizio della illegalità e del disgregazione etica e politica dell’Italia. Abbiamo lanciato una sfida di rinnovamento radicale in nome dei valori di unità nazionale,giustizia sociale e legalità  creando le condizioni di un laboratorio politico che da Palermo faccia di Fli il perno di una nuova epoca per la Città improntata sulla legalità ,sullo sviluppo sostenibile,sulla cultura e sulla innovazione”.

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Il Riformista intervista Fabio Granata. “Della Valle qualunquista.Non c’è solo l’economia”

martedì, 4 ottobre 2011

Il Riformista 4 ottobre, 2011

Onorevole, cosa ne pensa del j’accuse di Diego Della Valle contro la politica?

Una premessa. Ho un grande rispetto per chi ha diffuso e difeso l’ eccellenza italiana nel mondo attraverso produzioni di qualità. Il Della Valle che mi piace è questo e anche quello che fa una grande operazione di mecenatismo culturale finanziando il restauro di un opera come il Colosseo. Noi che facciamo politica, però, non ci sentiamo e non  mi sento personalmente in attesa di un Papa nero proveniente dalla grande impresa per far ripartire l’Italia. Nel manifesto che ha pubblicato a pagamento sui giornali, Della Valle ha scritto tante cose condivisibili anche a livello popolare, ma con uno stile che ricorda le precedenti simpatie politiche. Come Clemente Mastella, infatti, non si capiva mai da che parte stava, così in Della Valle non si capisce mai di chi sono le responsabilità della situazione attuale. Invece, le responsabilità ci sono eccome, vanno denunciate nome per nome.

Anche Montezemolo e altri banchieri sembrano tentati dallo scendere in campo.

Con gli imprenditori prestati alla politica abbiamo già dato con Berlusconi. In ogni caso, nell’impegno civile di personalità come Montezemolo che hanno dato lustro all’Italia promuovendo le sue eccellenze in tutto il mondo come la Ferrari, non ci vedo nulla di male né sono contrario in via pregiudiziale come di fronte a tutti coloro che intendono rimboccarsi le maniche davanti alla crisi e al degrado dell’attuale scena politica. La chiamata alla responsabilità è per tutti, imprese in testa. Se vogliono dare il loro contributo sono i benvenuti, dico no agli appelli qualunquisti e che accarezzano l’antipolitica come quello di Della Valle. E ricordo a tutti che l’essenza della politica è la partecipazione attiva al bene comune: riguarda anche gli interessi economici, ma non solo quelli. Il cuore del problema è far ripartire una grande alternativa possibile per rompere la gabbia del berlusconismo e offrire una prospettiva di governo al paese. Legalità, unità nazionale, valorizzare il merito, selezione democratica dei gruppi dirigenti, diritti civili. Questa è la proposta politica di Fli e del Terzo Polo, nonché la cifra più importante della discesa in campo di Fini quando ruppe col Pdl.

A proposito di Pdl. Gli scricchiolii aumentano.

Le defezioni dentro il Pdl né caratterizzeranno, sempre di più, in questa sua fase finale, la crisi. Avremo, presto, altre sorprese. Come Terzo Polo siamo molto attenti a quello cghe sta facendo Beppe Pisanu e la sua area e trovo vergognoso che si cerchi, da parte di esponenti dello stesso Pdl, di macchiarne l’immagine adamantina di miglior ministro dell’Interno degli ultimi decenni. Per quanto riguarda il futuro della legislatura, lo strumento referendario è una macchina messa in moto anche con il nostro contributo che non si fermerà. A quel punto, il premier vorrà andare a elezioni anticipate con questa legge elettorale perché è l’unica che gli garantisce, creando dal nulla un nuovo partito, di poter mandare in Parlamento una Guardia Repubblicana che ne difenda gli interessi e ne garantisca un minimo di rappresentanza politica. Di conseguenza, il Pdl si spaccherà in mille pezzi. Proprio come Fini aveva previsto. Voteremo nel 2012 con il Porcellum e la vera novità politica sarà il Terzo Polo, che non solo resterà unito ma si allargherà verso il Pdl e verso i settori più riformisti del Pd che non vogliono entrare nella riedizione della gioiosa macchina da guerra di Occhetto. Nascerà un’alleanza di centro inedita e attenta al merito e all’economia, come chiedono gli imprenditori, ma soprattutto attenta ai problemi della gente, ai diritti e alla cittadinanza.

Intanto, arrivano le intercettazioni, in Aula.

Berlusconi e le cricche puntano a difendere se stessi ma non vanno da nessuna parte. Forse metteranno la fiducia e passerà, ma nel Paese monteranno rabbia e indignazione. Sarà l’ultimo atto.

Si dice che lei potrebbe finire con Di Pietro…

E’ più facile che Di Pietro si iscriva a Fli….

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Granata avverte Fini: “Senza coraggio siamo finiti”

martedì, 6 settembre 2011

 

intervista da:  Il Fatto Quotidiano del 6 settembre 2011

Uno dei fedelissimi del presidente della  Camera prende le distanze da Futuro e libertà. “Manca lo spirito fondativo di un anno fa – dice – . Il partito oggi è solo al 3%”. Però conferma: “Mai con il Pdl”

La verità è che siamo a metà strada. Siamo a metà di quel deserto che Fini ci ha chiesto di attraversare”, sospira Fabio Granata. E forse, qualcuno dei finiani di ferro, inizia ad avere il fiatone. Certo non lui, non il “falco” per antonomasia, acclamato dalla base di Fli per le sue posizioni “bianche” o “nere”, mai grigie. Meno apprezzato dai compagni di viaggio, per lo stesso motivo. Dal primo settembre è tornata la Festa Tricolore di Mirabello, dove l’anno scorso il presidente della Camera aveva definitivamente sancito lo strappo da Silvio Berlusconi. Entusiasmo, gioia, orgoglio, fiducia e speranza tra i suoi. A loro aveva chiesto di essere “granitici”. Passato un anno, la roccia si è sgretolata. E chi è rimasto continua a litigare, su tutto.

Onorevole, ora vi siete divisi anche sull’appoggio al referendum contro il Porcellum.
C’è una questione aperta sul metodo. Alcuni di noi pensano che il quesito possa non risolvere il problema. Però a maggioranza abbiamo deciso l’appoggio al comitato.

Qualche divisione c’è stata.
Senta, la nostra gente chiede due cose: di scegliere la forma di governo e di eleggere il proprio deputato. Basta con le deleghe in bianco alle liste dei partiti, anche se non ci conviene.

Altra questione: il Molise. Tra voi c’è chi vuole appoggiare il presidente uscente, Iorio, del Pdl.
Qui è vero, siamo divisi sul territorio: una metà è pronta a sostenere la giunta uscente, mentre l’altra è orientata su Frattura, uomo del centrosinistra (con passato in Forza Italia). Credo che Iorio abbia promesso qualche posto in lista.

La discussione non è solo a livello locale.
Bè sì, è un fatto d’immagine. Sta di fatto che gli ultimi sondaggi ci danno al 3,3 proprio perché non siamo stati in grado di coltivare quello slancio iniziale, nato dalla rottura con Berlusconi.

Quindi?
Non possiamo appoggiare Iorio, sia perché è il candidato del Pdl, sia perché inquisito.

Chi lo sostiene a livello nazionale?
C’è stata una spaccatura.

Bocchino chi appoggia?
Iorio.

Mentre chi è d’accordo con lei?
La Perina, Raisi, Croppi, Della Vedova e altri. La maggioranza.

In questo momento politico, cosa teme?
Siamo stati determinanti per la rottura del sistema berlusconiano e non vogliamo ritrovarci sotto le macerie proprio nel momento in cui sta crollando.

Come potete evitarlo?
Dobbiamo interpretare un ruolo vicino a una certa posizione culturale. Quindi legalitaria, repubblicana e costituzionale. Più una capacità di esprimere innovazione e coerenza aggrappati al filo rosso di quella frattura politica.

Al contrario, sono più frequenti le oscillazioni…
Lo so. E le dirò di più: il problema non è Berlusconi, ma il berlusconismo. Il problema sono La Russa e Bondi. Cosentino e Dell’Utri. Il problema è la questione morale.

Alfano è un interlocutore?
No! E come? È stato il ministro portatore di tutti gli interessi, di tutte le leggi ad personam, principale esecutore degli ordini di un certo berlusconismo. Con lui non possiamo parlare. Eppoi ha anche ricandidato Berlusconi. Tolto lui, sopravviverà quello che ha costruito, e qualcuno al nostro interno deve rendersi conto di questo.

Lei sembra molto lontano dal Bocchino di questi tempi.
Ribadisco: oggi siamo al minimo storico, al 3,3%, mentre a novembre dello sorso anno eravamo all’8,5. Questo è un fatto. Come è un fatto che vinciamo dove ci presentiamo all’opposizione del Pdl. È accaduto in Sicilia e in Sardegna. Lì abbiamo intercettato anche un voto di sinistra e abbiamo sfiorato il 9%.

Lei parla a nuora-Bocchino perché intenda suocera-Fini?
Il presidente deve fare un passo avanti: ben venga il suo tour per il Paese, previsto subito dopo Mirabello. Non solo…

Cosa?
Deve arrivare un messaggio più chiaro.

Ce lo dica…
Se la scelta del Terzo polo è strategica, deve essere ovunque e al primo turno.

Rispetto a un anno fa, cosa avete perso?
Siamo nel cuore della traversata del deserto.

Siete stanchi?
No, ma non dobbiamo perdere il senso e la direzione di marcia.

E qual è?
Costruire un’Italia diversa dal berlusconismo, altrimenti ci dissolviamo.

E poi?
Tornare alla forza, all’intuizione che ha avuto Fini nel creare un soggetto identitario attraverso argomenti chiave. Senza questi, anche lui cade nel gradimento.

Quali argomenti?
Legalità, difesa dei diritti civili, cittadinanza per i figli di immigrati, contro gli sprechi della politica. E anche il voto sull’Ici alla Chiesa mi lascia perplesso. Noi dobbiamo separare ciò che è di Cesare, da ciò che è di Dio.

Sarà contenta l’Udc…
Bè, in certe cose ci possiamo anche dividere.

Ancora?
Senta, noi dobbiamo ritrovare lo spirito di un anno fa, altrimenti è finita.

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Intervista di Fabio Granata a l’Espresso.repubblica.it

martedì, 12 luglio 2011

Granata: “Fini e Di Pietro, futuri alleati”

Fabio Granata

“Gianfranco e Tonino sarebbero perfetti per costruire insieme il nuovo partito della nazione e della legalità. Non staremo mai più con il Pdl. Urso e Ronchi? Due infiltrati, meno male che se ne sono andati”. Parla Fabio Granata, ‘falco’ di Futuro e libertà

 
Granata, Gianfranco Fini deve fare un altro partito?
Dio ce ne scampi e liberi, dobbiamo ancora fare questo. A parte le battute, la provocazione di Filippo Rossi è comprensibile, ma i nodi che si sono sciolti in questi giorni con l’allontanamento di Urso, Ronchi e Scalia, le uniche tre persone che realmente non credevano a questo progetto e tra l’altro solo per motivi di organigrammi, rende più chiaro lo scenario.

Non mi dica che va tutto bene.
Non va tutto bene. Le criticità sono tantissime. Bisogna recuperare lo spirito delle origini e avere il coraggio di definirci più sull’identità culturale e politica che sulle alleanze. Del resto trasformare un grande movimento di opinione che ha in Fini un punto di riferimento in un partito organizzato è un’operazione difficilissima e che richiede tempo. Soprattutto quando costruita su una identità che vuole superare le categorie del 900.

Cosa intende per “spirito delle origini”?
Lo spirito irriverente, innovativo, riformista di Bastia Umbra. Posso dirlo? Più riformista e innovativo che moderato. Non si può giocare questa partita sul fronte del moderatismo. Se il moderato in Italia è rappresentato da La Russa e Gasparri, allora è un termine che va profondamente rivisto.

Bisogna eliminare, come scrive il Futurista, “i feudi, i padroni, i signori delle tessere”?
E’ qualcosa che si dovrà fare, ma non credo abbia la dimensione e la gravità della denuncia di Rossi, che pure ha una funzione di stimolo. Ci sono situazioni locali che ci preoccupano, come la Liguria, ma da qui a parlare di “signori delle tessere” ce ne passa. Bisogna vigilare. A Rossi chiedo ironicamente, quale tipo di investimento sarebbe quello sulle tessere di un partito come Fli? Mi sembra una cosa paradossale. Ben vengano coloro i quali fanno le tessere, l’importante è che passino il nostro codice etico.
Un mea culpa?
Abbiamo perso molti consensi votando la riforma Gelmini. In quella fase avevamo un grande consenso soprattutto tra i giovani, che non hanno apprezzato. E poi c’è stata sicuramente qualche contraddizione interna. Ronchi e Urso sono stati per mesi nel partito solo per logorarlo dall’interno, quasi avessero il mandato da Berlusconi per farlo.

Avevano o no questo mandato?
A mio avviso ce lo avevano, anche perché se ne sono andati senza portarsi dietro neppure un consigliere di quartiere. Si doveva dare l’idea, attraverso il depauperamento del numero dei parlamentari, dell’affievolirsi del progetto.

Urso e Ronchi infiltrati di Berlusconi.
Sono persone che rappresentano malamente se stessi. Persone che hanno avuto un ruolo soltanto perché concesso da Fini. La nostra opinione pubblica è disgustata da quanto hanno fatto, e c’è un generale e diffuso festeggiamento in tutti i circoli di Fli perché se ne sono andati.

Come vede il futuro del partito?
Il terreno del conflitto si è spostato dal Parlamento alla società. Sel, per esempio, è al 9% senza avere gruppi parlamentari. Noi stiamo lanciando due leggi di iniziativa popolare, con raccolta di firme, sull’abolizione delle province e sulla cittadinanza per ragazzi nati in Italia da genitori non italiani regolarmente residenti. Io sono fiducioso: il progetto di una destra legalitaria, attenta ai diritti civili e degli immigrati e che ha consentito di far crollare il moloch berlusconiano, ripagherà in maniera adeguata quando ci saranno le elezioni politiche.

Eppure i sondaggi non prevedono da tempo risultati a due cifre…
All’inizio c’era una grande suggestione legata all’atto di rivolta di Fini contro l’illegalità diffusa e contro l’appiattimento sulla Lega, i grandi temi all’ordine del giorno e su cui il Pdl è morto. Ma la possibilità di costruire il progetto di Futuro e Libertà è legato fortemente a quella di avere Fini in campo a mani libere, non più da presidente della Camera ma da leader politico.

Gli elettori sembrano non capire se stiate al centro, con Casini e Rutelli, o a destra.
Il terzo polo per noi non è un’operazione neo-centrista o democristiana. Si tratta di rompere questo bipolarismo ipocrita e rifare il partito della Nazione. Al suo interno noi giochiamo il ruolo della destra, così come Casini rappresenta il centro e Rutelli l’ala riformista.

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FLI SICILIA, GRANATA: ”La defezione di Scalia dispiace umanamente ma politicamente è ininfluente e contribuisce anzi a far chiarezza”

lunedì, 11 luglio 2011

 

 

 FLI deciderà domani a Roma in un vertice tra Bocchino, Briguglio e Granata con i parlamentari nazionali e regionali e i massimi dirigenti l’assetto commissariale per governare il partito e preparare il Congresso Regionale che si terra’ entro l’anno.

“Umanamente sono dispiaciuto della defezione di Pippo Scalia dal nostro progetto- commenta l’on.Fabio Granata- :evidentemente le marce nel deserto non gli si addicevano e le sirene del berlusconismo hanno prevalso. Ma il nostro progetto politico di costruzione di una Destra legalitaria,repubblicana, costituzionale ed europea al fianco di Gianfranco Fini va avanti, forte degli ultimi risultati siciliani e della ininfluenza politica sostanziale dell’abbandono di Scalia”.

“Infatti dai deputati regionali a quelli nazionali,dai consiglieri comunali e provinciali ai responsabili dei Circoli nessuno lo ha seguito e tutti hanno confermato fedeltà a Fini e a Fli.Si può dire anzi che e’stata fatta chiarezza”.

“Da domani- concluide Granata- con gli alleati del Terzo Polo potremo costruire la definitiva sconfitta del berlusconismo partendo proprio dalla Sicilia”.

 

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Terzo Polo e Partito della Nazione: aprire il dialogo con Idv.

venerdì, 24 giugno 2011

 

Gianfranco Fini e Antonio Di Pietro, con sfumature diverse, hanno rappresentato e rappresentano due leader in grado di costruire, insieme a altre culture politiche cattoliche e riformiste ,un area nazionale, legalitaria e costituzionale in grado di mettere definitivamente in crisi il bipolarismo grigio e fallimentare nel quale moltissimi italiani,specialmente giovani e non garantiti, non possono più identificarsi.

Per questo, dopo la straordinaria affermazione nei referendum, dei quali solo Di Pietro può realmente intestarsi politicamente la vittoria e dopo il suo recente e contestatissimo intervento in Parlamento,penso sia naturale che tutta l’area dell’opposizione al declinante e malconcio asse Pdl Lega, che non si riconoscenell’egemonia culturale e politica della sinistra italiana, debba, con lungimiranza e generosità, aprire una nuova fase e verificare la possibilita’ di un Polo che sia sempre meno “dicentro”e sempre piu’ innovativo,legalitario e patriottico.

Serve uno sforzo e una capacita’di sparigliare le carte: ma la costruzione di una alleanza ,e in prospettiva di un Partito della Nazione, che parli di legalità,dignità nazionale e giustizia sociale può rappresentare la vera novità del panorama politico italiano.

Per dare voce e rappresentanza a quel patriottismo repubblicano che vuole andare oltre Berlusconi ma anche oltre il conservatorismo retorico della sinistra.

Può essere l’inizio di una nuova storia…

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GRANATA AL RIFORMISTA: “La nomina di Alfano è solamente il maquillage della disperazione”. L’esponente di Fli esclude categoricamente qualsiasi ritorno al passato, tanto meno nella «casa dei moderati» proposta da Alfano: “Si rivolgano soprattutto all’Udc e a Casini”.

martedì, 7 giugno 2011

FABIO GRANATA intrevistato da Francesco Persili per il Riformista-

7 giugno 2011

«Siamo nati per cambiare l’Italia, non per fare alleanze retrospettive col Pdl»: Fabio Granata, tra i falchi di Futuro e Libertà, non crede alla «rifondazione pidiellina» di Scajola, né alla muova casa dei moderati» del neo segretario azzurro Angelino Alfa-no: «Si tratta di un’operazione di facciata, una mossa dettata dalla disperazione. Se Alfano gestirà il partito così come ha gestito la giustizia, agirà solo in nome e per conto di Berlusconi. Non vedo nessun elemento di novità».

Esclude, dunque, che Fli possa tornare a dialogare con il Pdl?

Non ho mai percepito nelle ultime dichiarazioni di Scajola e Alfano un riferimento a Fli, hanno parlato soprattutto di Casini e dell’Udc. Questa apertura è stata colta all’interno del nostro partito solo da chi soffre di nostalgia per il Pdl. Noi stiamo lavorando per radicare il nuovo Polo nella prospettiva di un’uscita dal bipolarismo fallimentare e per aprire la nuova fase della Terza Repubblica.

Pensa che sia stato un errore sciogliere An?

Con i se e con i ma, in politica, come nella vita, non si va lontano. Fini si rese conto che buona parte del gruppo dirigente era già berlusconizzato e ha provato a giocare la partita in campo aperto per vedere se le idee e i valori della destra europea potessero trovare spazio nel Pdl.

Nessuna nostalgia?

Non abbiamo nostalgie né verso un progetto nato morto come quello del Pdl, né per future case comuni, anche perché se, poi, l’invito viene da Scajola, è abbastanza inopportuno. A differenza sua, siamo abituati a stare all’interno di case di cui conosciamo la proprietà.

Lo sbocco per il Terzo Polo è l’alleanza con il Pd?

È troppo presto per dirlo, non è ancora il tempo delle alleanze ma di politiche di identità e radicamento sul territorio. A seconda dello scenario politico e della legge elettorale che si proporrà prima delle prossime elezioni, poi, decideremo con gli alleati del nuovo Polo. Con il centrosinistra si possono fare insieme le riforme: dalla legge elettorale alla Costituzione, che non è un tabù, e si può modificare, a partire dal superamento del bicameralismo perfetto con un Senato delle regioni.

Ritiene che l’alleanza tra moderati e progressisti sia già un fatto politico nell’elettorato?

Condivido profondamente l’analisi che fa Bersani sull’unione degli elettorati, come è stato dimostrato dai ballottaggi a Milano e Napoli, e, soprattutto, in tema referendario.

Ronchi ha detto che voterà quattro no. Teme rotture all’interno di Fli?

Sulle questioni più importanti, dai ballottaggi ai referendum, Ronchi e, in parte, Urso si trovano sempre in disaccordo, la posizione di Fli, invece, lascia libertà di coscienza ma invita a votare. Voterà quattro sì? Si, anche ai referendum sull’acqua. La liberalizzazione così come viene concepita è solo la privatizzazione di un bene pubblico, anche la Chiesa ha questa posizione. Ronchi mi ha accusato di portare indietro Fli di 20 anni e di trascinarla sulle posizioni di Di Pietro. Lui, e pochi altri, invece, vogliono portare indietro Fli di un solo anno, dentro il Pdl.Solo che nessuno di noi ci sta.

Non crede al rilancio del Pdl?

Non credo, il Pdl è fallito, è il partito del predellino, è uno strumento del berlusconismo, bisogna andare oltre. Se uno ci crede, resta con Fli oppure si può accomodare con Alfano e Scajola a cercare di ricostruire il Pdl. Un’esperienza chiusa, che non ci riguarda.

Nemmeno se Berlusconi dovesse fare un passo indietro?

Lo escludo. Il Pdl è un partito personale, il suo progetto è strettamente connesso a Berlusconi. In uno scenario di scomposizione del quadro politico, si apre una nuova fase. La Lega ha posizioni incompatibili con il processo di evoluzione della destra che si deve muovere, invece, nella prospettiva ambiziosa del partito della Nazione e del patriottismo repubblicano.

Auspica, invece, un passo avanti di Montezemolo?

Montezemolo è uomo di qualità che ha fatto cose importanti per l’Italia ma ritengo che la politica debba mantenere una sua specificità. Si apre una fase nuova, in cui credo che i gruppi dirigenti debbano dimostrare autonomia dal mondo delle imprese. Il nuovo Polo, ad esempio, ha al suo interno leader che possono dare un valido contributo per riformare l’Italia.

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FLI: GRANATA, ORA FINI SCENDA IN CAMPO A MANI LIBERE

mercoledì, 1 giugno 2011

 Fabio Granata, deputato di Fli, intervistato dal futurista (www.ilfuturista.it), webmagazine e settimanale diretto da Filippo Rossi

‘A mio avviso, e ovviamente parlo a titolo personale, quel percorso che Fini ha ben definito come ‘una lunga marcia nel deserto’, va portato avanti entrando nel vivo. La marcia va guidata da chi deve esercitare la leadership: quindi, con un Berlusconi cosi’ indebolito che delega a Napolitano la difesa degli assetti istituzionali; lo stesso Fini scenda in campo a mani libere per condurre il progetto politico’. Ad affermarlo e’ Fabio Granata, deputato di Fli, intervistato dal futurista (www.ilfuturista.it), webmagazine e settimanale diretto da Filippo Rossi.
‘Siamo nella fase della costruzione – spiega Granata – e per questo ritengo che la guida debba essere in mani solide e sicure. Con un gruppo che sino ad oggi si e’ speso e intende agire dentro questa marcia, eliminando chi non se la sente di attraversare il deserto. Si e’ aperta una fase politica del tutto nuova. La differenza con il 14 dicembre, e’ che oggi Berlusconi e’ molto piu’ debole. Adesso Fini rivendichi la propria linea sull’intera area del patriottismo repubblicano’.
‘Non ho remore nell’esprimere tutta la mia soddisfazione per il risultato dei ballottaggi: credo che l’azione di Fli sia stata determinante per il crollo di quest’area di governo fondata sull’illegalita’, sull’insulto, sul rancore e sulle paure, e credo che questo merito storico di Fini sia fuori discussione. A volte, pero’, noto un eccessivo timore nel rivendicare questo ruolo da demiurgo che il presidente della Camera ha avuto nel puntare quel dito contro il premier un anno fa. E lo dico rispetto all’intero percorso che in seguito abbiamo fatto. Davanti a noi c’e’ una fase difficile nella quale si deve costituire il grande movimento del patriottismo repubblicano che liberi l’Italia ed apra la fase costituente.
Non credo ci sia la necessita’ di una ‘coperta di Linus’ circa l’auto definizione di centrodestra o altro’, sottolinea l’esponente futurista.
Quanto al tema delle ‘alleanze’, Granata dice: ‘Bisogna creare una condizione di alleanza strategica per rifondare la patria e quindi per creare un panorama politico diverso da quello attuale. Chi ancora parla di centrodestra, finge di non rendersi conto che il centrodestra, fino a quando Berlusconi e’ in campo, semplicemente e’ il luogo di Berlusconi e basta. Noi, invece, dobbiamo dire con chiarezza che una fase va chiusa definitivamente. E per chiuderla serve coerenza anche nelle politiche delle alleanze’. Il terzo polo, secondo Granata ‘avra’ un ruolo molto importante a condizione che non diventi il centro geografico, ma luogo dove si superino le categorie di destra o sinistra, e che metta in crisi questo bipolarismo fallimentare’.

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Amministrative, Granata (FLI): “I risultati siciliani di FLI confermano il Terzo Polo alla guida della Regione, sempre più alternativo al Pdl”.

martedì, 31 maggio 2011

 “Un esordio elettorale che scandisce in maniera inequivocabile la volontà degli elettori siciliani che confermano al neonato partito di Gianfranco Fini piena e convinta adesione”.

“Dal confronto elettorale, il Terzo Polo si conferma con la certificazione del suo ruolo decisivo nel determinare la vittoria dei due schieramenti. Abbiamo dimostrato come Fli sia radicato in Sicilia e abbia la forza per confermare il Terzo Polo alla guida della Regione Sicilia”.

Granata esprime piena soddisfazione per i risultati di Fli in Sicilia.

“Il duro lavoro di riorganizzazione svolto su tutto il territorio siciliano, in particolare a Favara dove  Fli addirittura supera il 21 per cento ed e’ il primo partito, grazie al lavoro svolto da Luca Gargano e dal suo gruppo,  il 9 per cento a Terrasini (Pa), il 6 per cento a Bagheria (Pa) il 7 a Porto Empedocle sono altamente significativi”.

“Il risultato del candidato a sindaco di Noto Bonfante, il più votato tra i candidati a sindaco al ballottaggio, il 6 per cento ottenuto dalla lista,   premiano i nostri sforzi e dimostrano come si sia costruito in pochissimo tempo un partito pronto ad affrontare da protagonista sia i ballottaggi che il governo delle citta’ .

“Siamo pronti- conclude Granata -per esprimere anche a alla guida della Città di Palermo una candidatura forte e condivisa non escludendo il ricorso alle primarie , per costruire una nuova primavera, in grado di fare uscire dal declino la capitale dell’Isola. Un declino che porta la firma del PDL e della sua fallimentare gestione “.

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“Il dito alzato” un anno dopo

venerdì, 22 aprile 2011

A un anno esatto dalla famosa “direzione del dito alzato”, il 22 aprile 2010, che segnò la definitiva frattura tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi lancio un appello agli amici di Futuro e libertà.

In tanti dibattiti televisivi abbiamo risposto alla fatidica domanda sul “tradimento” dicendo: non siamo noi che abbiamo tradito, è Berlusconi che ci ha cacciato.

Dodici mesi dopo le nostre idee e la nostra stessa concezione della politica sono radicalmente incompatibili con tutto ciò che il Pdl ha scelto di rappresentare in questa sua fase terminale. Comunque, ce ne saremmo andati perché non riesco a immaginare la destra finiana al servizio del progetto che il premier sta portando allo scoperto in questi giorni: uno Stato ad personam dove tutto, dal primo articolo della Costituzione fino alla legge elettorale passando per il codice penale e il Parlamento, è al servizio del suo interesse politico ed economico.

E allora è arrivato anche il momento di uscire dal vittimismo inconsapevole che ci ha accompagnato fino a ora. Qualche tempo fa Peppino Caldarola ha scritto che la repressione del dissenso finiano “entrerà negli annali della destra italiana come l’esempio della sua irriformabilità”, assieme allo spettacolo dei “cosiddetti liberali che difendono le notti di Arcore”, ma assistono senza battere ciglio e senza verificare l’attuazione dei loro principi a una “caccia al finiano” senza esclusione di mezzi.

Tutti i sondaggi dimostrano che alle prossime elezioni politiche sarà il consenso che otterrà Fli con il Nuovo Polo a determinare la sua possibile sconfitta. E questa volta non sarà battuto (se lo sarà) dalle “estreme” che lo sconfissero nel 2006, dai giustizialisti o dai comunisti, ma da uno schieramento che lo contesta in nome del popolarismo europeo, del patriottismo, dell’interesse nazionale, dei valori del civismo e della legalità: per questo i finiani sono il suo incubo peggiore, e credo sia un titolo di merito.

Siamo orgogliosi di esserci chiamati fuori dalla macchina del potere berlusconiano con lo scopo dichiarato di aprire una nuova stagione per l’Italia, separando ciò che è nostro da ciò che è “suo”, secondo la magistrale descrizione il suo migliore amico, Fedele Confalonieri.

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