Articoli marcati con tag ‘Val di Noto’

Fermiamo la trivellazione petrolifera in Val di Noto: firma anche tu!

giovedì, 7 giugno 2007

Il Val di Noto è la zona dove sono nato e cresciuto, una delle più belle e ancora incontaminate della Sicilia, un gioiello di inestimabile valore paesaggistico, artistico e culturale.

Basti pensare ai capolavori architettonici del Barocco di Noto e di tutta la provincia di Ragusa (Modica, Ragusa Ibla…)

Per intenderci è la zona che fa da set cinematografico alla serie televisiva del Commissario Montalbano.

Adesso vogliono farci delle trivellazioni petrolifere (una società texana).
Non entro qui nel merito delle responsabilità politiche della scelta scellerata, altrimenti rischio una querela, ma pubblico solo l’articolo che appare oggi su Repubblica, ad opera dello scrittore Andrea Camilleri.

Se andate sul sito di Repubblica, c’è una pagina apposta per la raccolta delle firme per bloccare questo disastro.

Se andate in fondo alla pagina segnata sul link trovate i campi da compilare per aderire alla petizione.

Sul sito di Arcoiris TV è possibile scaricare gratuitamente un bel documentario “13 Variazioni su un tema barocco, Ballata ai petrolieri in Val di Noto” che è stato interamente autoprodotto dagli abitanti della zona.

Dal sito Arcoiris TV: “Nel marzo 2004 l’Assessore all’Industria della Regione Siciliana autorizza quattro giganti del petrolio ad effettuare ricerche di idrocarburi in quattro zone differenti della Sicilia. Una di queste è il Val di Noto, nella Sicilia sud-orientale, talmente bello e culturalmente importante da essere inserito nella World Heritage List dell’UNESCO.
Questo film-inchiesta racconta la storia della gente del Val di Noto che da due anni si oppone con determinazione a questo progetto di devastazione.
Un film-inchiesta che agli strumenti giornalistici affianca quelli sensoriali: 13 variazioni di tema su un territorio che deve rimanere Patrimonio di tutti e non bottino di alcuni.”

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Val di Noto, meglio il barocco o il metano?

giovedì, 29 dicembre 2005

«Meglio morire di fame che di inquinamento», dicono a Noto, la capitale del barocco siciliano. È l’ultimo atto della guerra scoppiata tra le associazioni ambientalistiche ed una società texana, la Panther, che da alcuni mesi sta trivellando la Sicilia orientale alla ricerca di “idrocarburi liquidi e gassosi”, come da regolare autorizzazione della giunta regionale di Totò Cuffaro.

Per scaramanzia, il progetto era stato siglato con una parola greca, “Eureka”, in onore del siracusano Archimede. Ma, per il momento, le scavatrici americane hanno fatto cilecca. «Nessuno dei due pozzi, che abbiamo trivellato nelle campagne del ragusano, produce un flusso di gas continuo. Ma noi continuiamo a credere nel potenziale produttivo del Val di Noto, nonostante i risultati non incoraggianti» promette dalla sua residenza di Houston, Jim Smitherman III, il giovane presidente della multinazionale americana. Dalle sue parole trapela una evidente delusione.

«Contiamo di poter perforare uno o due altri pozzi nel 2006. Ma non abbiamo ancora deciso dove sia meglio farlo. Qualsiasi decisione non solo comporta costosi studi geologici e d’ingegneria, ma è soggetto anche al rilascio di autorizzazioni da parte delle autorità regionali e dei Comuni interessati». Eppure, secondo insigni scienziati, nel sottosuolo della Sicilia (e nel mare antistante), esisterebbero ben 51 miliardi di metri cubi di gas da mettere a valore, a un costo di produzione che si aggirerebbe sui 10 dollari al barile equivalente di petrolio. Una fonte energetica alternativa e soprattutto meno costosa. La terra del nero d’Avola e dei pomodorini di Pachino potrebbe, in teoria, diventare la riserva energetica del Mezzogiorno, perché, in gran parte, quel gas naturale(meno costoso di quello algerino o libico) andrebbe a sostituire l’olio combustibile o il carbone nelle centrali elettriche. «La Sicilia potrebbe raggiungere un livello di autonomia energetica ed un’economia più robusta se le compagnie petrolifere fossero incoraggiate a lavorare e ad usare nuove tecnologie per lo sviluppo delle esplorazioni e della produzione» sostiene lo stesso Smitherman. Secondo l’analisi dei petrolieri americani, la Sicilia avrebbe tutto da guadagnarci: potrebbero arrivare investimenti, posti di lavoro, sviluppo.

Ma, naturalmente, non tutti la pensano così nel Val di Noto. Lo spauracchio è che il sud-est della Sicilia, veda deturpato il proprio territorio e demolita la notorietà internazionale dal business delle trivellazioni. Il gas infatti, si troverebbe nell’entroterra vicino ad alcuni antichi centri abitati, da Noto a Ragusa Ibla, da Modica a Caltagirone, da Palazzolo Acreide a Militello in Val di Catania, che l’Unesco ha inserito tra i siti da considerare “patrimonio dell’umanità”.

«E poi la storia del metano è un’assoluta presa in giro. È il cavallo di Troia per arrivare al petrolio, ben più remunerato e prezioso» gridano in coro i capi delle varie associazioni ambientaliste, sostenute in questa partita anche dai sindacati. «Gli americani vogliono entrare liberamente nei nostri terreni, trivellare, costruire serbatoi e condotte, come è accaduto tragicamente a Priolo o Gela». Stranamente, in questa crociata antiamericana, gli ecologisti hanno trovano un alleato trasversale nell’assessore regionale al turismo, Fabio Granata.

«È un fatto gravissimo. Una perdita di sovranità politica sul territorio da parte della Regione. La Sicilia non è in vendita agli americani», ha più volte tuonato l’esponente di Alleanza nazionale. Ma dalla giunta Cuffaro ci si può aspettare di tutto. Era stato l’ex assessore all’industria della Regione siciliana, Marina Noè, dell’Udc, ad avviare la contestata trattativa con la ditta americana. Il sigillo finale all’operazione era stato impresso nell’ottobre del 2004 da un assessore di Forza Italia, Antonio D’Aquino, uomo vicino a Gianfranco Miccicchè e Marcello dell’Utri. Poi, sull’onda delle manifestazioni di piazza, il presidente Totò Cuffaro aveva cercato di correre ai ripari. «Nei siti dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco, la ricerca e le coltivazioni petrolifere sono vietate. In altre zone, si può continuare, se si tratta di ricerche di metano». Un modo “gattopardesco” per cercare di stemperare le polemiche. «Sanno fare solo propaganda», taglia corto Sergio D’Antoni, l’ex leader della Cisl, oggi esponente della Margherita siciliana. «È un gioco delle parti tra una pseudo ala ambientalista della giunta Cuffaro e l’ala affarista.

A parole solidarizzano con le associazioni ambientaliste, ma nei fatti non hanno sospeso alcuna concessione.
Anzi, hanno approvato una legge sul turismo, eliminando proprio l’emendamento che revocava le trivellazioni nei siti Unesco». Come andrà a finire questa “petrolgas-novella”, insomma, è difficile dirlo. Gli americani continuano a ribattere che non c’è alcun rischio per i beni culturali ed i siti dell’Unesco. «Il nostro investimento, circa 350 milioni di euro, riguarda solo la ricerca di gas metano. Il petrolio non ci interessa. Perforiamo solo in campagna, nei terreni adibiti a pascolo, in piena armonia con il paesaggio. E poi i comuni avranno dei benefici finanziari: il cinque per cento del ricavato delle royalties, circa 100 mila euro all’anno per ogni pozzo. Ed altri 100 mila euro all’anno saranno destinati ad iniziative culturali».

Questo spiegherebbe la solerzia con la quale il comune di Ragusa, sia stato il primo (e l’unico) a rilasciare la concessione edilizia in caso di nuovi pozzi. I soldi sono soldi, e fanno comodo a tutti, soprattutto in tempi di tagli agli enti locali. «Magari ci fosse davvero tanto gas nel territorio del Val di Noto», sospira sotto le spesse lenti, Raffaele Leone, ex sindaco di Noto della Margherita. «Sarebbe una ricchezza per tutti. E poi, la cattedrale di Noto non è crollata né per l’inquinamento, né per il terremoto. Ma per l’incuria ed i mancati interventi di restauro ».

di SALVO GUGLIELMINO

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Un viaggio nel cuore del sudest

lunedì, 21 marzo 2005

Quando inizia un viaggio per ognuno di noi, inizia una storia. Uomini in cerca di arte, esperienza, paesaggi, avventura, radici, hanno scelto la nostra terra in passato e continuano a sceglierla oggi.

La Sicilia nel 2005 accoglierà non solo turisti ma Viaggiatori attratti da eventi, musica, cinema, teatro, arte, letteratura o semplicemente da paesaggi, qualità, dolcezza del vivere. Aprirà le porte dei suoi castelli, dei suoi teatri, dei suoi musei. Delle sue città e dei piccoli centri. Dei suoi parchi archeologici e naturali, del suo mare e delle montagne. Parlerà con i sapori, i colori ed i profumi intensi. Ci sono diversi modi di viaggiare: è possibile farlo fisicamente o con la fantasia. Ma si può anche partire sempre e non viaggiare mai. Noi proponiamo un viaggio caratterizzato dagli stimoli che spinsero i protagonisti del Gran Tour seguendo un’intuizione, un paesaggio, un segno del passato, un indizio, un riferimento letterario. Non sarà la moda, la velocità, il consumo o la massa che caratterizzerà questa esperienza ma la curiosità intellettuale, la ricerca della qualità, il gusto dell’indugio. E dello stupore.

Vi aspetta, quindi, una Sicilia da percorrere con la predisposizione del Viaggiatore colto e curioso che sappia cogliere la varietà del paesaggio e la ricchezza dell’arte di un luogo aperto alla modernità e all’innovazione ma legato alle proprie tradizioni e alla propria Identità. La Sicilia nel 2005 racconta come all’epoca del Gran Tour, una storia unica e complessa, sintesi mirabile di civiltà, religioni, consapevolezza culturale.

Per questo la Sicilia sarà la meta preferita del Viaggiatore che predilige percorsi originali, coltiva il gusto delle scoperte individuali, si spinge oltre i circuiti turistici più noti. Un Viaggiatore che cerca la varietà, le differenze, le specificità, le armonie e le contraddizioni. La Sicilia, agli occhi di questo Viaggiatore sarà anche un grande palcoscenico dove i centri storici, i teatri antichi, le piazze, i borghi marinari, i paesaggi interni, le spiagge saranno scenario di eventi che nella loro qualità e diversità incontreranno i gusti più raffinati, specifici e differenziati: il teatro antico e quello contemporaneo, le feste tradizionali e quelle religiose, i teatri lirici e la tragedia greca, gli eventi sportivi e quelli musicali, la moda, la grande letteratura e il mare caratterizzeranno e racconteranno il 2005.

Una magnifica polveriera di fantasia e genio, razionalità e spirito dionisiaco, sapienza greca e follia barocca. Un susseguirsi di itinerari della bellezza, dell’antichità, del sole e del sale, dei monti, dei sentieri sconosciuti e dei palazzi di tenera pietra dorata, della lava nera, della neve e del mare.

La Sicilia. Con i suoi paesaggi variegati, la sua bellezza, i suoi colori: il verde delle vigne e il bianco delle saline, il giallo dello zolfo e il nero dei vulcani. L’azzurro del mare e del cielo. La Sicilia non è solo un’isola ma il più originale dei continenti dove storia e mito, ragioni e visioni, razionalismo europeo e pensiero dionisiaco, sogni e paesaggi si inseguono come templi greci e mosaici bizantini e romani, castelli normanni e giardini arabi, Chiese barocche e Ville liberty.

Suggerire o proporre solo uno di questi itinerari significherebbe mettere ordine, contraddicendo lo spirito dionisiaco dell’Isola, trama fitta e misteriosa di emozioni. Spostarsi senza meta, perdersi, indugiare: sono questi i modi per coglierne l’essenza più vera, come un’iniziazione.

A tutti i Viaggiatori che approderanno in Sicilia proponiamo questo spirito e questo atteggiamento per coglierne senso e grandezza. La Sicilia nel 2005 vi condurrà nei luoghi che hanno ispirato i Grandi Viaggiatori. E’ l’anno del Gran Tour. Ognuno troverà qui la sua storia.

On. Fabio Granata
Assessore Regionale al Turismo

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L’Unesco incorona il Val di Noto patrimonio dell’umanità

sabato, 25 gennaio 2003

Noto, capitale del barocco siciliano, è stata scelta sabato come sede per la cerimonia di consegna dell’iscrizione ufficiale dell’Unesco nella «Lista del patrimonio mondiale dell’umanità». Sono 8 i comuni facenti parte del Val di Noto: Noto, Palazzolo Acreide, Scicli, Modica, Ragusa, Militello Val Di Catania, Caltagirone, Catania.

Il riconoscimento è giunto dopo sette anni dalla richiesta. Un’occasione di rilancio per le cittadine barocche siciliane risorte da una grande sventura: il terremoto del 1693 che portò alla realizzazione di monumenti, chiese e palazzi che sono grandi opere d’arte.

«Qui c’è un tesoro – afferma il rappresentante dell’Unesco, Francesco Bandarin – noto agli studiosi ma non ancora al grosso pubblico. Per fortuna abbiamo scoperto questo patrimonio prima dell’arrivo del grande turismo di massa. Ora, bisogna evitare, grazie ad una seria pianificazione, che accada ciò che è avvenuto a Venezia, distrutta dal turismo».

A rappresentare il capo dello Stato è stato il prof. Louis Godart, che ha portato il saluto di Ciampi, «felice di vedere aperta questa straordinaria pagina della storia del tardo barocco che unisce idealmente luoghi geograficamente lontani da Ragusa a San Pietroburgo». Godart ha ricordato pure il primo viaggio di Ciampi a Noto con la moglie Franca: «Una Noto straordinariamente bella, illuminata dal tramonto del sole».

Tra le autorità presenti il ministro delle pari opportunità, Stefania Prestigiacomo e il sottosegretario, Nicola Bono. «Questo riconoscimento – ha detto il ministro – attribuisce grande responsabilità alle istituzioni competenti che devono sapere tradurre il risultato raggiunto in valori di crescita».

Per il vice presidente della Regione siciliana, Giuseppe Castiglione, il conferimento dell’Unesco «è un punto di partenza del rilancio economico della Sicilia orientale». E’ una grande giornata di festa che rappresenta il traguardo dopo tanti sforzi – ha affermato l’assessore regionale dei beni culturali, Fabio Granata, che ha aggiunto:«il distretto del barocco è un modo per dare sviluppo al dipartimento del sud est siciliano che dall’Etna sino a Portopalo offre spettacolari luoghi ed edifici di grande pregio».

Un richiamo a operare nel segno della concretezza è arrivato dal mondo della chiesa con l’intervento del vescovo di Noto, Giuseppe Malandrino. «Ora bisogna seminare – ha affermato – non fare solo immagine. Speriamo che lo spettacolo che stiamo vivendo sia costruttivo».

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