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L’onore e la bandiera

martedì, 6 luglio 2010

E’ inutile negarlo: la passione civile che in questi giorni attraversa prepotentemente la nostra comunità umana e politica su questioni e valori fondamentali e non negoziabili, ha determinato in noi il fermo convincimento e la volontà lucida di dover giocare la partita fino in fondo.

Le stragi del 92, per molti della mia generazione, hanno segnato uno spartiacque troppo forte nelle ragioni di fondo della militanza politica per potere comprendere le retoriche garantiste e le argomentazioni ipocrite di chi ne parla con fastidio e preoccupazione e vorrebbe seppellirne la memoria senza avvertire il dovere morale di rendere giustizia ai martiri e dare verità agli italiani.

Fu la nostra Comunità, 18 anni fa, a riempire i muri di Palermo con migliaia di manifesti e striscioni: “Meglio un giorno da Borsellino che cento da Ciancimino”. E poi ancora nella mente le urla di rabbia ai funerali contro un potere politico percepito come vigliacco e colluso. Il grido di rabbia che saliva prepotente dai nostri cuori.

Fummo noi a giurare su quei corpi che non erano caduti invano. Quei semi sono gli stessi che oggi fioriscono nell’indignazione dei nostri giovani dirigenti palermitani nei confronti di chi continua a chiamare eroe un comune e volgare mafioso e di chi, ogni giorno, attacca e cerca di delegittimare il movimento antimafia e la magistratura.

Questi sentimenti sono gli stessi che animano oggi molti italiani, sempre più consapevoli di avere classi dirigenti non sempre orientate al bene comune e davanti ai quali si delinea uno scenario politico di degrado e di delegittimazione di fondamentali valori di legalità.

Per questo le nostre rigorose posizioni a difesa e salvaguardia di strumenti indispensabili al contrasto alle mafie non sono, né possono essere, “oggetto di trattativa”.

Lo diciamo con fermezza a coloro i quali, da destra, avendo rimosso questi valori e ammainato queste bandiere, fanno a gara con i Capezzone e i Quagliarello a chi è più garantista e a coloro i quali, da sinistra, credono di poterci utilizzare o ci trattano, nella migliore delle ipotesi, da poveri illusi che saranno spazzati via o che saranno zittiti per qualche posto in più in qualche vuoto organigramma.

Saranno le cronache politiche e parlamentari di questi giorni a dare risposte definitive agli uni e agli altri e a tutti coloro i quali hanno definitivamente perduto il diritto di parola su questi temi.

Il patrimonio politico, morale e culturale della destra italiana non può che essere speso in difesa di questi valori. Per l’onore della nostra comunità politica, per la bandiera della legalità repubblicana.

E per una “certa idea dell’Italia” che portava nel cuore Paolo Borsellino.

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